giuseppe guzzetti

CARIPLO SALTO MORTALE – IL PESSIMO STATO DI SALUTE DELLE FONDAZIONI BANCARIE NON PUÒ CHE ESSERE IL FRUTTO DELL’AZIONE CONDOTTA DA GUZZETTI DI METTERE IL PATRIMONIO, ATTRAVERSO L’ACRI, AL SERVIZIO DEGLI AUMENTI DI CAPITALE SOCIALE DELLE BANCHE PARTECIPATE – IN QUESTI TRE MESI DI AUTOCELEBRAZIONI, IL GRANDE VECCHIO BEN SI È GUARDATO DAL DIRE CHE TRE DEGLI ESERCIZI DEL SUO MANDATO SI SONO CHIUSI IN PERDITA

DAGOREPORT

 

FONDAZIONE CARIPLO

Nelle Fondazioni bancarie non è tutto oro quel che luccica, si sa. Molte sono scomparse sotto il peso delle crisi bancarie, altre per investimenti sbagliati, altre sono state assorbite da Fondazioni più grandi. Ma anche queste – a 20 anni dalla riforma - non navigano in buone acque. Prendiamo il caso della Cariplo di Giuseppe Guzzetti, che poco più di un mese fa ha lasciato le presidenze dell’ACRI e della Fondazione Cariplo celebrato per quanto fatto a difesa a difesa del sistema delle Fondazioni di origine bancaria.

 

ANTONIO PATUELLI GIOVANNI TRIA GIUSEPPE GUZZETTI IGNAZIO VISCO

Anche qui, pur nel silenzio collettivo, c’è veramente poco a brillare. Vale la pena approfondire la questione e scoprire l’altra faccia della medaglia. Già “Affari & Finanza” di “La Repubblica” del 4 giugno 2018 evidenziava che “… oggi due terzi delle fondazioni riunite in ACRI sono talmente piccole o malmesse, nel rapporto tra patrimonio e costi di struttura, da imporre una aggregazione a pena di sparire. Sia perché tanti miliardi profusi nel ricapitalizzare le banche si sono spesso consumati sull’altare borsistico.”

 

GIOVANNI FOSTI GIUSEPPE GUZZETTI

Il pessimo stato di salute nel quale versano le Fondazioni bancarie non può che essere il frutto dell’azione sempre condotta da Guzzetti di mettere il patrimonio delle Fondazioni, attraverso l’ACRI, al servizio degli aumenti di capitale sociale delle banche partecipate, in ossequio al Ministro del Tesoro e al Governatore di turno. Interventi che si sono ben presto dimostrati pessimi, mentre rischiano di essere assolutamente tardivi ed inutili i progetti di fusione in corso tra Fondazioni, soprattutto se realizzati tra Fondazioni piccole e senza adeguate risorse.

 

La sua decisione di condurre la quasi maggioranza delle Fondazioni in CDP, cedendo al “diktat” dell’allora ministro del Tesoro Tremonti, è una testimonianza della palese soggiacenza al politico di turno. Altre Fondazioni non aderenti all’ACRI invece in perfetta autonomia scelsero presentare ricorso alla Corte Costituzionale e vinsero rimanendo così estranee al progetto Guzzetti-Tremonti.

GIUSEPPE GUZZETTI

 

In linea con il personaggio, in questi quasi tre mesi di autocelebrazioni per la sua dipartita dall’ACRI e dalla Fondazione Cariplo, Guzzetti non soltanto non ha resocontato la crisi delle Fondazioni dentro la CDP e fuori ma si è ben guardato di parlare della sua Fondazione preferendo ricordare la sua povera infanzia contadina, il suo impegno politico nella DC alla Regione Lombardia ed in Senato nonché la sua attività da filantropo.

GUZZETTI

 

E ovviamente non ha fatto alcuna menzione ai risultati raggiunti dalla Fondazione Cariplo sul piano strettamente economico-finanziario, e neanche sul fatto che tre degli esercizi del suo mandato si sono chiusi in perdita. Il 2015 per 38,7 milioni di Euro, il 2016 per 30,9 milioni ed il 2018, ultimo esercizio del mandato, per ben 114,9 milioni, per un importo complessivo di perdite di 184,5 milioni nel triennio.

 

GUZZETTI

Dalla lettura dell’ultimo Bilancio della Fondazione Cariplo, sembra di capire che la perdita subita sia fortemente influenzata dal risultato finanziario negativo (-6,8%) di 348 milioni del SIF Quesito Alternative Fund – Fund One, in cui è investito il 66% circa del totale degli attivi. La scelta di valutare il SIF a mercato comporta che il risultato degli esercizi sia fortemente influenzato da componenti di ricavo meramente contabili, cui non corrisponde un flusso in entrata di liquidità, che finisce per determinare delle tensioni sulla cassa che costringono la Fondazione ad effettuare prelievi anche in presenza dell’andamento negativo del Fondo con conseguente emersione di minusvalenze da negoziazione.

giuseppe guzzetti

 

Questo modo di operare può incidere sulla capacità della Fondazione Cariplo di far fronte agli impegni istituzionali, in quanto la potenziale volatilità dei proventi da valutazione e non da negoziazione potrebbe costringere la Fondazione Cariplo ad attingere al Fondo di stabilizzazione delle erogazioni, che è a presidio della continuità dell’attività istituzionale per gli anni a venire. Questo in effetti è avvenuto considerato che tale Fondo si è ridotto da 390 milioni al 31 dicembre 2014 ad 82 milione al 31 dicembre 2018 per effetto, evidentemente, delle perdite subite. Nelle Fondazioni bancarie non è tutto oro quel che luccica, ma nel caso di Guzzetti a luccicare resta ben poco.

PADOAN GUZZETTI VISCOPATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCOBAZOLI GUZZETTIignazio visco piercarlo padoan guzzetti patuelli

 

SACCOMANNI GUZZETTI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…