bollore berlusconi

CARO BISCIONE TI SCRIVO - NUOVA LETTERA DI VIVENDI A MEDIASET, IN CUI SI CHIEDE UN INCONTRO AL MASSIMO LIVELLO, ''IN PERSON'', PER TAGLIARE FUORI LE ''INTERFERENZE''. OVVERO SILVIO O PIER SILVIO CON VINCENT O YANNICK BOLLORÉ - LE SENTENZE, I RISARCIMENTI, L'OLANDA: TRE VARIABILI PER CAPIRE COSA SUCCEDERÀ DELLA PIÙ GRANDE AZIENDA DI TELECOMUNICAZIONI PRIVATA ANCORA IN MANO ITALIANA

 

1. MEDIASET: VIVENDI ATTENDE INCONTRO PER CERCARE PACE

Alfonso Neri per l'ANSA

 

Un incontro al massimo livello, "in person". E' infatti in inglese la nuova lettera che Vivendi ha inviato a Mediaset e,, per iniziare a trattare la pace, i francesi suggeriscono che parlino tra loro solo gli esponenti più alti dei rispettivi Consigli di amministrazione, per tagliare fuori quelle che vengono definite "interferenze". Insomma ci si incontri di persona, anche in questo agosto quando in genere le attività si fermano e i manager sono in vacanza.

BOLLORE BERLUSCONI

 

Il Biscione in prima lettura non ci vede molto di nuovo e prima di tutto vuole un congruo risarcimento per i danni causati dal mancato rispetto dei patti, ma più di qualcosa ormai si muove. E, se sarà trattativa vera, prima toccherà agli amministratori delegati gettare le basi della tregua, poi agli azionisti di riferimento, cioè Silvio Berlusconi e Vincent Bolloré, sancire la possibile nuova alleanza.

 

I tempi per questo tentativo di accordo non sono lunghissimi: il primo settembre è attesa la decisione del Tribunale di Amsterdam sulla causa di Vivendi contro MediaforEurope, due giorni dopo la decisione della Corte di Giustizia europea sull'altro ricorso di Vivendi, quello contro il 'Tusmar' collegato alla legge Gasparri sul quale l'Agcom ha intentato ai francesi di scegliere tra la partecipazione fortemente influente in Tim o appunto in Mediaset.

 

Poi, l'8 settembre, toccherà al già convocato Cda del Biscione, che dovrà deliberare sulla semestrale del gruppo televisivo italiano ma potrebbe già esaminare nuove proposte per una Mfe sulla quale possano salire anche i francesi. Per ora i componenti del Cda guarderanno la nuova lettera di Vivendi, esaminata dall'ANSA, nella quale Frédéric Crépin, una sorta di direttore generale di Vivendi con forti competenze legali, scrive che il precedente scambio di lettere "ci fa domandare se da parte di Mediaset ci sia un reale intento per raggiungere una soluzione positiva", con il Biscione che "sembra far trapelare sistematicamente e selettivamente la nostra corrispondenza alla stampa, il che non è il modo più appropriato per gestire le nostre discussioni".

bollore de puyfontaine assemblea vivendi

 

Poi sostiene che il progetto di fusione con Mediaset Espana dal quale nasce Mfe non sarebbe stato sospeso dal Tribunale di un singolo Paese, ma da quelli di tre nazioni, inclusa l'Italia. Affermazioni anche tattiche, a partire dal fatto che è la sola Spagna per ora a bloccare la fusione, ma per arrivare a una richiesta precisa. "Mentre accogliamo con favore la volontà dichiarata" del Cda di Mediaset "di perseguire ogni opportunità di sviluppo internazionale" e che "abbiamo già delineato il nostro approccio per raggiungere un accordo industriale tra i due gruppi", scrive Vivendi, dovremmo organizzare "le nostre discussioni al più alto livello dei Consigli delle due società, in modo da evitare le interferenze che hanno fatto deragliare tutti i precedenti tentativi, dall'estate 2016". "Attendiamo quindi l'opportunità di discutere queste cose di persona", concludono i francesi. E la riposta potrebbe non essere per lettera.

 

 

2. LE SENTENZE, I RISARCIMENTI, L'OLANDA: TRE VARIABILI PER IL CANTIERE MEDIASET

Andrea Biondi e Lara Galvagni per ''Il Sole 24 Ore''

 

 

«I rapporti con la Vostra società saranno nuovamente esaminati nel loro complesso in sede plenaria dal prossimo Consiglio d' amministrazione a settembre (l' 8, ndr.) quando, tra l' altro, sarà disponibile un orizzonte più definito». E comunque «la valutazione di qualunque proposta di carattere industriale è in ogni caso condizionata alla chiusura dei contenziosi in atto, con il riconoscimento da parte Vostra di un congruo risarcimento dei danni».

 

cyrill vincent e yannick bollore

In tutto questo «è ferma intenzione mia, dell' amministratore delegato e di tutti gli amministratori perseguire ogni opportunità che risulti nell' interesse di Mediaset e sia funzionale al necessario, e non procrastinabile, sviluppo industriale». In questi tre passaggi della lettera inviata in casa Vivendi il 12 agosto, a firma del presidente Mediaset Fedele Confalonieri, c' è la summa dei fattori sui quali si giocherà la partita Mediaset-Vivendi che ha ripreso slancio paradossalmente dopo lo stop deciso dal Tribunale di Madrid al progetto Mfe.

 

I punti fermi di questa interminabile saga (in cui ieri si è aggiunta una risposta di Vivendi) al momento sono questi: Cda Mediaset dell' 8 settembre (convocato per la semestrale) come deadline per capire il da farsi; progetto internazionale non procrastinabile; risarcimento del danno come conditio sine qua non. Nella lettera di risposta inviata ieri da Vivendi, a quanto ricostruito, c' è un rilancio per trattative al massimo livello dei Cda, per evitare quelle che sono definite interferenze. Tutto questo con il consueto scambio di punzecchiature che in questo caso portano Vivendi a chiedersi quanto sia reale la volontà di Mediaset di arrivare alla pace subordinandola a una questione, ritenuta aleatoria, come quella dei risarcimenti.

silvio berlusconi con pier silvio

 

I possibili approdi - è inutile girarci intorno - sono due: accordo o, ancora, altri scontri. Sul piano della volontà, quella prevalente in Mediaset, a quanto risulta al Sole 24 Ore, sarebbe quella di cercare un' intesa. Ma i paletti - in primis il "nodo" risarcimenti - e la ruggine sono fortissimi ostacoli sulla strada della pace. Che potrà essere solo "industriale", hanno ribadito dal Biscione nello scambio di lettere iniziato (come anticipato dal Sole 24 Ore del 4 agosto) lo scorso 21 luglio per iniziativa francese.

 

La via per l' Europa Insomma, tutto deve passare da un progetto di espansione internazionale. Come? A settembre Cologno potrebbe ripresentare da zero un progetto analogo - che parte dalla fusione tra Mediaset Italia e Mediaset España - ma con uno statuto e una governance diversi, inattaccabili dal punto di vista legale. Oppure, altra ipotesi, trasferire in Olanda la sede legale solo della capogruppo italiana con le sue partecipazioni, compresa la quota di Prosiebensat1 (24,9%). E in un secondo momento, costituita la nuova Mfe, l' assemblea di Mediaset España potrebbe votare l' integrazione nella holding olandese.

 

Un nuovo piano, però, senza un' intesa significherebbe aprire un altro fronte di scontro con il socio francese. E per ora in Mediaset si preferisce pensare a come evitare tutto questo. Il Biscione però non è disposto a transigere su quella che valuta come una giusta compensazione (in Vivendi la valutazione è diametralmente opposta). In che termini?

Molto dipenderà dal ruolo che eventualmente la società transalpina vorrà avere nella partita. Se decidesse di far parte, come ipotizzato in una delle ultime missive inviate, di un nuovo piano con regole di governance differenti e un diverso meccanismo delle azioni speciali, allora la permanenza nell' azionariato dovrebbe essere accompagnata, secondo Mediaset, da una sorta di riconoscimento economico dei danni che il Biscione ritiene di aver subito sia per la mancata partnership del 2016, sulla quale pende una causa civile e una causa penale, sia per il fallimento del progetto internazionale. Diversamente la stessa somma, tutta da definire, potrebbe venir scontata dall' indennizzo se Vivendi volesse uscire dal capitale di Mediaset.

mediaset espana

 

Sul punto, ossia la compensazione, le parti non sembrano pensarla allo stesso modo. Eppure va trovato un escamotage utile a far superare l' impasse. Prima però di poter mettere tutte le carte sul tavolo sarà necessario attendere due appuntamenti cruciali, sul piano legale. Il prossimo 1 settembre la giustizia olandese sarà chiamata a esprimersi sulla liceità di MediaForEurope (e il punto di particolare attenzione è sull' utilizzo del voto speciale). Allo stesso tempo, il 3 settembre la Corte di giustizia europea dovrà sciogliere il nodo della conformità al diritto europeo della normativa italiana sul sistema radiotelevisivo. Questa normativa ha costituito la base per la delibera Agcom che, nel 2017, ha portato Vivendi, azionista rilevante anche di Tim, a congelare sotto il 10% le quote in Mediaset innescando ulteriori azioni legali e ricorsi al Tar.

 

Due tappe fondamentali dunque.

Tanto più se inserite nella plausibile pausa agostana. Tempo che i due fronti intendono utilizzare al meglio per affinare le rispettive proposte e posizioni.

I rapporti con Vivendi Sulla strada dell' accordo oltre all' ostacolo risarcimenti c' è, come detto, il nodo della diffidenza. Amplificato anche dai rumors. Fonti di mercato, come citato dall' agenzia Ansa, vedrebbero un ruolo, in questa nuova strategia di Vivendi imperniata sulla trattativa, della nomina quale presidente del collegio sindacale del Biscione di un professionista indicato da Vivendi.

 

singer fondatore fondo elliott

La nomina è avvenuta in giugno e per i francesi sarebbe un uomo di spessore in grado di interagire con componenti del Cda di Mediaset nel quale Vivendi non siede. E c' è chi riporta alla memoria quando anche in Tim, nello scontro tra Vivendi e Elliott della primavera 2019, il Collegio sindacale sia stato per i francesi un' arma affilata.

 

Apprensione potrebbe discendere anche da una possibile strategia francese della mossa dello scorpione: scenario che circola fra fonti di mercato che prendono spunto da quanto accaduto in Francia con Lagardère dove Bolloré va in soccorso dell' amico messo sotto pressione dal potente fondo Amber, acquista una quota apparentemente a suo sostegno ma poi sigla un accordo con gli avversari. Sono solo ipotesi, ovviamente, cui si aggiunge anche quella secondo cui le lettere di Vivendi punterebbero a esercitare pressione sui membri del board con ipotesi di azioni di responsabilità qualora i consiglieri non considerassero, con la dovuta attenzione, le proposte di pace spedite a ripetizione dai francesi.

La diffidenza la fa da padrona.

L' idea, però, è che il tempo di sotterrare l' ascia di guerra sarebbe ampiamente arrivato.

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