michael corbat ceo uscente di citigroup

UNA CAZZATA DA 900 MILIONI DI DOLLARI - L'INCREDIBILE STORIA DELL'ERRORE DI CITIBANK CHE AD AGOSTO 2020 HA TRASFERITO PER SBAGLIO QUELLA CIFRA MONSTRE ALL'AZIENDA DI COSMESI REVLON - UNO DEI PIÙ CLAMOROSI PASSI FALSI NELLA STORIA DEL BANKING E CHE (PER ADESSO) SI È RISOLTO CON UN FINALE A SORPRESA: UN GIUDICE DI MANHATTAN HA STABILITO CHE LE SOCIETÀ DI GESTIONE PATRIMONIALE DEI CREDITORI POSSONO TENERE I SOLDI...

Yoonji Han e Dakin Campbell per www.businessinsider.com

 

uffici citibank

Erano più o meno le 9 di mattina del 12 agosto 2020 quando Arokia Raj si è reso conto per la prima volta che qualcosa era andato terribilmente storto.

 

Raj, che fa parte di un team di Citigroup che elabora i pagamenti relativi ai crediti garantiti e ne gestisce il servicing, stava rivedendo le transazioni del giorno precedente quando ha notato un grosso scarto nelle cifre — una differenza di poco meno di 900 milioni di dollari.

 

Ci ha messo poco a fare due più due. La cifra era identica, decimali compresi, al saldo di un debito che l’azienda di cosmesi Revlon aveva contratto quasi cinque anni fa.

 

michael corbat ceo uscente di citigroup

In pochi click fatali, Raj aveva trasferito erroneamente ai creditori di Revlon non solo gli interessi maturati — meno di 8 milioni di dollari – come avrebbe voluto fare, ma anche il saldo totale.

 

Quei click hanno messo in moto una serie di eventi a catena: dall’invio per errore di quei 900 milioni di dollari a un gruppo di asset manager che avevano concesso quei crediti a Revlon si è passati a diverse battaglie in tribunale quando Citigroup ha cercato di recuperare i soldi, fino alla conclusione di martedì 23 febbraio scorso, segnata da una decisione che ha scosso Wall Street dalle fondamenta.

 

sede di citigroup

Il giudice Jesse Furman di New York ha stabilito che i creditori possono tenersi i 500 milioni di dollari che non sono stati ancora restituiti a Citibank. La banca infatti è riuscita a recuperare gli altri 400 milioni.

 

Insider ha esaminato le 101 pagine di motivazione della sentenza per capire esattamente come sia avvenuto, per citare le parole del giudice Furman, uno dei “più grandi passi falsi nella storia del banking”, che è costato alla banca 500 milioni di dollari.

 

azienda di cosmesi revlon

Il credito concesso a Revlon

Citigroup lotta da tempo contro la tecnologia. I suoi sistemi sono un patchwork di pezzi derivanti da oltre una dozzina di fusioni aziendali e mai cuciti insieme.

 

Uno dei più grandi bailout pubblici della crisi finanziaria andò proprio a questo gruppo bancario, che era entrato con forza nel settore dei titoli ipotecari nel momento sbagliato e non era stato in grado di avere un quadro complessivo di tutte le proprie esposizioni. La tecnologia ha dimostrato di aver avuto un ruolo cruciale anche ai fini della decisione di Michael Corbat di abbandonare l’anno scorso la carica di Ceo di Citigroup, dopo che gli enti di controllo si erano stancati della sua incapacità di rimettere in sesto la gestione dei rischi e della compliance e i sistemi informatici, come Insider ha riportato qualche tempo fa.

 

michael corbat

Il caso di cui stiamo parlando ha avuto inizio nel 2016, quando Revlon, sempre in primo piano sugli scaffali del reparto di cosmetica dei grandi negozi, ha ottenuto da un gruppo di creditori 1,8 miliardi di dollari da ripagare in otto anni, qualche mese dopo aver comprato l’azienda di bellezza Elizabeth Arden al prezzo di 870 milioni di dollari. Revlon ha scelto Citibank come agente amministrativo, incaricandola di versare gli interessi dovuti e di svolgere servizi di back office per suo conto.

 

citybank

Revlon, alle prese con una carenza di liquidità, nella primavera del 2020 ha cercato di procedere a una ristrutturazione del debito, in modo da ottenere altri 800 milioni di dollari e passa di debt financing.

 

Ma i suoi creditori hanno interpretato la mossa come un tentativo di riappropriarsi della garanzia che aveva fornito a copertura dei soldi ottenuti. Hanno fatto causa all’azienda di cosmesi e hanno chiesto a Citibank di rinunciare al proprio incarico, sostenendo che stesse aiutando Revlon a portare a termine una ristrutturazione del debito opinabile.

 

mike corbat

L’errore di Citibank nel processo di revisione “a sei occhi”

Citibank l’11 agosto scorso si stava preparando a versare gli interessi dovuti ai creditori di Revlon. Questi non si aspettavano di ricevere i pagamenti, che esulavano dalle normali rate programmate e il cui invio si era reso necessario a seguito delle modifiche fatte da alcuni creditori alle proprie posizioni rispetto al 2016.

 

Più o meno alle 4 del pomeriggio, il team Asset-Based Transitional Finance (Abtf) di Citibank ha ricevuto l’ordine di “versare il saldo sul wash account quando verranno elaborati gli interessi maturati”. I wash account, noti anche come clearing account (conti di transito), sono i conti in cui la banca tiene temporaneamente i soldi mentre li trasferisce, per assicurarsi che non escano dalle sue casse.

 

All’incirca un’ora dopo il team Abtf, che elabora i pagamenti relativi ai crediti garantiti di Citibank e ne gestisce il servicing, ha ricevuto il via libera al versamento degli interessi ai creditori.

 

CITIGROUP

In base a una testimonianza fornita da Raj, il dipendente che avrebbe poi scoperto lo scarto esistente fra le cifre, il team ogni volta che elabora questo tipo di transazioni deve generare un programma di maturazione degli interessi, compilare le fatture per i creditori e inserire le istruzioni sui pagamenti in Flexcube, il software usato da Citibank per inviare i bonifici.

 

Le transazioni sono inoltre soggette alla procedura di approvazione “a sei occhi” seguita in Citibank: ogni operazione deve essere rivista e approvata da tre persone prima di essere eseguita.

 

La prima persona quel giorno — cioè il maker, come viene chiamato in azienda — è stato Santhosh Kuppusamy Ravi, che ha inserito in Flexcube le informazioni sui pagamenti. Ravi ha selezionato la casella Principal (saldo) nel software, pensando di ordinare in questo modo il trasferimento del saldo sul wash account.

 

mike corbat brian moynihan donald trump

Raj ha prestato il secondo paio di occhi svolgendo il ruolo del checker, rivedendo e verificando l’informazione prima dell’ultimo controllo da parte dell’approver, che in questo caso è stato Vincent Fratta, detto Vinny, responsabile del team Abtf.

 

Ma quello di cui nessuno dei tre si è reso conto è che avrebbero dovuto selezionare altre due caselle in Flexcube, quelle con le voci Front e Fund, come spiegato nel manuale di Citibank. Altrimenti tutti i soldi — compreso il saldo — sarebbero stati trasferiti automaticamente sotto forma di bonifici.

 

Entro le sei di quel pomeriggio i soldi hanno lasciato le casse della banca.

 

citigroup

La scoperta dell’errore

Il mattino dopo, il 12 agosto, Raj stava rivedendo le transazioni del giorno prima quando ha scoperto che erano stati inviati ai creditori più di 900 milioni di dollari invece degli 8 milioni circa dovuti, corrispondenti agli interessi maturati.

 

Il team leader Fratta, dopo essere stato avvisato da Raj, ha aperto Skype e ha dato la notizia al proprio superiore, Vincent Farrell, responsabile della divisione crediti di Citi per il Nord America.

 

“Brutta notizia” ha scritto Fratta. “Saldo nel wash, sembra che i bonifici siano partiti.” Ha aggiunto qualcosa pochi minuti dopo. “Sì, confermato. Il saldo è stato inviato invece di essere trasferito sul wash per la ristrutturazione di Revlon.”

 

citibank

Fratta, non ancora consapevole che la causa era stata un errore umano, ha pensato che ci fosse un bug nel software. Ha mandato un’email al team di supporto tecnico di Citibank: “Flexcube non sta funzionando bene e invia bonifici ai creditori/debitori.”

 

Nel corso di quella giornata le persone coinvolte hanno finalmente capito ciò che era accaduto in realtà. Citibank alle 14:25 ha cominciato a inviare avvisi ai creditori chiedendo di restituire i soldi. Ne ha mandata una seconda serie alle 18, una terza il giorno dopo e vari avvisi sparsi in seguito.

 

revlon

"Si tratterà di un errore?"

I creditori di Revlon avevano ceduto in outsourcing il compito di gestire i fondi e il portafoglio complessivo a varie società di gestione patrimoniale. Queste ultime, che comprendono fra le altre Allstate, HPS Investment Partners e Symphony Asset Management, non si aspettavano quei pagamenti, e sono rimaste perplesse quando hanno visto per la prima volta di aver ricevuto quegli inaspettati — ed enormi — bonifici da Citibank la mattina del 12 e del 13 agosto.

 

“Che strano — si tratterà di un errore?” ha chiesto un portfolio manager a una collega che aveva ricevuto l’avviso di pagamento. “Non so se sia un errore, sembra molto improbabile.”

 

Un partner e portfolio manager di Bardin Hill ha testimoniato che l’idea che un istituto consolidato come Citibank avesse commesso un passo falso di tale enormità “non mi è letteralmente passata per la testa. Lo trovo tuttora piuttosto strabiliante, nel complesso.”

 

citigroup sbaglio

La notizia si è diffusa rapidamente fra i dipendenti delle società di asset management. “Com’è andata oggi al lavoro, amore? È andata bene, tranne per il fatto che ho inviato accidentalmente 900 milioni di dollari a persone che non avrebbero dovuto riceverli” ha scritto con una battuta un dipendente di Hps a un collega in una chat su Bloomberg. “Gli inconvenienti del lavoro da casa. Magari il cane avrà battuto le zampe sulla tastiera.”

 

“Mentre suonava in sottofondo il brano Had a Bad Day [‘Ho avuto una giornata no’]” ha risposto il collega.

 

Sembrava che tutti quanti si stessero chiedendo la stessa cosa: come era potuto succedere che Citybank avesse commesso un errore così enorme e “strabiliante”?

 

"Non restituite neanche una parte di quei fondi"

Malgrado gli avvisi inviati dalla banca, i gestori patrimoniali dei creditori hanno detto ai clienti di tenersi i fondi che avevano ricevuto.

 

“Revlon ha ripagato tutto!?” ha scritto un bank debt manager di Brigade Capital al responsabile del suo ufficio legale.

 

citigroup foto

Nei casi in cui una parte dei soldi era già stata restituita, gli asset manager hanno ordinato in breve tempo agli analisti di “sfoderare gli artigli e recuperare i fondi”.

 

“NON RESTITUITE NEANCHE UNA PARTE DEI FONDI LEGATI A REVLON” ha scritto con enfasi un analista di Greywolf Loan Management in un’email.

 

Questo atteggiamento ha scatenato un’intensa battaglia legale, abbinata a un’altra che si è svolta nel caotico mondo del trading a Wall Street. Alcuni manager della banca nel settembre scorso hanno ordinato agli addetti alle vendite e al trading di escludere i fondi interessati dai servizi sui quali fanno affidamento per prendere le decisioni di investimento e creare nuovi bundle obbligazionari, come Insider ha riportato qualche mese fa.

 

È stato detto ai dipendenti di smettere di inviare informazioni di pricing sui titoli obbligazionari — informazioni che a Wall Street vengono chiamate runs — e di eliminare quei clienti da ogni eventuale mailing list di cui facessero parte. Agenti e trader in alcuni casi hanno ignorato messaggi inviati tramite le chat di Bloomberg, o si sono rifiutati di richiamare i clienti che li hanno cercati. Le ricerche documentali, i dati sul pricing e altre informazioni basate sull’andamento del mercato possono spesso tradursi nel vantaggio che i fondi devono ottenere per vincere il combattimento corpo a corpo che caratterizza un’attività stressante come il debt trading.

 

citigroup errore

I gestori patrimoniali però avevano dei motivi per credere che l’intero saldo fosse stato ripagato volutamente ai loro clienti, seppure in modo inaspettato. Dopotutto avevano ricevuto l’esatta quantità che spettava loro.

 

Inoltre non potevano immaginarsi che Citibank, una vera e propria istituzione a Wall Street, avesse potuto commettere una gaffe così enorme.

 

È stato su queste basi che diversi mesi dopo, durante un bench trial condotto via Zoom, gli avvocati difensori delle società di gestione patrimoniale hanno sostenuto che non fossero obbligate a restituire i soldi.

 

“In tali circostanze [i creditori] hanno pensato, e hanno avuto motivo di pensare, che quei pagamenti fossero voluti” ha scritto il giudice Furman nelle motivazioni della sentenza. “Di fatto, pensare il contrario — cioè che Citibank, uno degli istituti finanziari più sofisticati del mondo, avesse commesso un errore mai avvenuto prima, un errore da quasi un miliardo di dollari — sarebbe stato quasi irrazionale.”

 

Citigroup prevede di ricorrere contro la decisione della corte, in base a quanto ha dichiarato una portavoce della banca.

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