dario scannapieco cdp cassa depositi e prestiti

CDP, ZAVORRA IN CASSA - TRA I DOSSIER CALDI IN MANO A

SCANNAPIECO C’È ANCHE QUELLO SUGLI INVESTIMENTI NEL CAPITALE DELLE AZIENDE. "CDP EQUITY", GUIDATO DA MAURIZIO TAMAGNINI, DAL 2016 HA CUMULATO LA BELLEZZA DI OLTRE MEZZO MILIARDO DI PERDITE. UN BAGNO DI SANGUE C HE SI CHIAMA SAIPEM E ANSALDO ENERGIA, WEBUILD E ROCCO FORTE, CREMONINI E TREVI, MARCUCCI E TRUSSARDI, ...

Fabio Pavesi per www.ilfattoquotidiano.it

 

DARIO SCANNAPIECO

Tra i dossier finiti sul tavolo del nuovo amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti (Cdp), Dario Scannapieco, ce n’è uno piccolo, ma dal grande contenuto simbolico. È quello del ruolo della Cassa sugli investimenti nel capitale delle aziende.

 

Ruolo che in passato ha avuto contorni non sempre definiti e coerenti e che di sicuro il nuovo capo-azienda del braccio finanziario del Tesoro vorrà risistemare.

 

Il piccolo ma significativo dossier è quello di Cdp Equity, l’ex Fondo strategico italiano che nel 2016 ha cambiato denominazione in quella attuale e che non ha certo brillato quanto a risultati. O meglio, l’investimento pubblico nelle cosiddette aziende strategiche è stato finora un sonoro flop per Cdp.

 

Solo l’anno scorso Cdp equity ha riagguantato un piccolo utile di 40 milioni di euro, interrompendo per ora una striscia negativa pesante. Dal 2016, infatti, la società di Cdp che investe in capitale delle imprese ha collezionato la bellezza di oltre mezzo miliardo di perdite cumulate. Un bagno di sangue, figlio soprattutto delle svalutazioni a più riprese di due grandi asset; Saipem e Ansaldo Energia.

CDP EQUITY

 

La prima Saipem suscita tuttora molte perplessità. Cdp equity acquistò nel 2016 il 12,5% del capitale della società del gruppo Eni, pagandola oltre 900 milioni. E lo fece poco prima che Saipem crollasse in Borsa sullo scandalo delle mancate svalutazioni, effettuate solo dopo l’intervento di Cdp. Da allora è stato un calvario con la società dell’esplorazione petrolifera che ha continuato a inanellare perdite per le continue rettifiche dei bilanci.

 

SAIPEM

Di fatto l’operazione ha permesso a Eni (partecipata a sua volta dalla stessa Cdp) di deconsolidare l’alto debito di Saipem dai suoi bilanci, girando la patata bollente a Cdp equity. Una partita di giro tra due partecipate dello Stato che hanno salvato Eni, a discapito però dei conti di Cdp equity.

 

L’altro grande passo falso è stato l’investimento in Ansaldo Energia. La società è andata in crisi con la crisi del mercato qualche anno fa e ha cominciato a perdere ricavi e a cumulare perdite. Solo tra il 2018 e il 2020 le perdite del gruppo sono state di oltre 600 milioni con il debito finanziario a sfiorare il miliardo di euro.

 

 

pietro salini a restart

Certo crisi del mercato, ma anche qui si è verificato il passaggio discutibile da una partecipata del Tesoro a un’altra. Finmeccanica (oggi Leonardo, ndr) che vendette la sua quota al vecchio Fondo strategico italiano, incassando una lauta plusvalenza, deconsolidando debito e girando le sorti di Ansaldo alla società controllata da Cdp.

 

ansaldo energia

Poi la vendita del 40% ai cinesi di Shangai Electric che non hanno dato seguito all’aumento di capitale da 400 milioni tutto sul gobbo di Cdp Equity. Ora con il primo semestre del 2021 le cose sembrano migliorare. I ricavi sono saliti fortemente a 678 milioni nel semestre e il margine operativo lordo si è attestato a 56 milioni. Ma di certo i bilanci di Cdp equity hanno dovuto, fino a tutto il 2020, assorbire tutti i contraccolpi della crisi del settore delle turbine e di scelte manageriali non sempre felici.

 

Maurizio Tamagnini

Ma se i due più grandi asset hanno contribuito pesantemente al mezzo miliardo di perdite della società, molti altri investimenti non hanno brillato. Da Valvitalia, dove Cdp equity ha investito nella holding della famiglia Ruggeri, e non nella società operativa, che stenta parecchio con tre anni, dal 2017 al 2019, in continua perdita. Valvitalia tra l’altro lavora in un settore di nicchia nelle valvole antiincendio, un settore piccolo e frammentato e in crisi.

 

E poi ancora il flop finanziario di Trevi, la compagnia che opera nelle strutture di sottosuolo dell’industria petrolifera, finita prima in concordato e poi salvata da una ristrutturazione pesante del debito. Senza contare gli ultimi screzi con Salini in Webuild dove Cdp equity, con Intesa Sanpaolo e Unicredit, è entrata nel capitale a supporto del Progetto Italia e che di recente ha votato contro alla ricca remunerazione di Pietro Salini del 2021.

Rocco Forte

 

 

Risultati quindi deludenti quanto a performance, ma anche una certa discrezionalità nelle scelte delle aziende davvero strategiche in cui ha un senso che il capitale pubblico intervenga. Perché investire nella holding (Inalca) della famiglia Cremonini?

 

Perché investire negli alberghi di Rocco Forte, anziché in altre strutture? E perché scegliere la holding della famiglia Ruggeri per investire nel settore piccolo e frammentato delle valvole anti-incendio? Tutte domande che probabilmente il nuovo ad di Cdp si porrà nei prossimi mesi.

 

Verso la rottura con Tamagnini – Così come andrà chiarito il ruolo che Cdp equity ha, come azionista di minoranza, del fondo Fsi, guidato da Maurizio Tamagnini. È molto probabile, secondo fonti interpellate da il Fattoquotidiano.it, che nei prossimi mesi si vada a un chiarimento dei rapporti che legano Cdp equity al fondo Fsi.

 

fabrizio palermo giovanni gorno tempini dario scannapieco

Rapporti che vedono Cdp soggetto passivo nelle scelte d’investimento. L’ex banchiere di Merrill Lynch ha con i suoi soci la maggioranza del capitale di Fsi Sgr con Cdp equity al 39% e Poste Italiane con il 9%. Soci che apportano capitale pubblico senza avere voce in capitolo nelle scelte di investimento del fondo di Tamagnini.

 

Una situazione quanto meno ambigua. Tamagnini, ad esempio nel 2019, comprò quote di capitale di Kedrion, comprando azioni da Sestant, la holding della famiglia Marcucci. Una boccata d’ossigeno per i Marcucci che erano indebitati con le banche. Soldi quindi non entrati nelle casse della società operativa, ma finiti nelle tasche della famiglia Marcucci.

 

andrea marcucci redditometro dei politici le iene

Tamagnini ha anche investito in Missoni e anche qui Cdp equity si ritrova in qualche modo compartecipe della scelta. Perché Missoni e non un altro brand della moda?Stessa situazione vede coinvolta Cdp equity nelle scelte del fondo Quattro R.

dario scannapieco 1

 

Cdp equity partecipa a Quattro R con una quota di capitale del 40% e Quattro R ha investito in Trussardi, in chiara difficoltà economica. Scelta coerente con la politica di investimento strategico del forziere del Tesoro italiano? Tutte domande che il nuovo ad di Cdp, Scannapieco, si dovrà porre in quel riassetto complessivo del braccio finanziario dello Stato che con il Recovery Fund imporrà scelte strategiche chiare ed efficaci.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…