CHI ACCHIAPPA LA RETE? - PER L'INFRASTRUTTURA TELECOM SI FA AVANTI IL FONDO KKR, MA VIVENDI ESCLUDE DI VENDERE. PER DE PUYFONTAINE ''GUBITOSI È SULLA STRADA GIUSTA'' - LA RETE VALUTATA 7-7,5 MILIARDI - RESTA IL PROBLEMA DI COSA FARE CON L'EVENTUALE FUSIONE CON OPEN FIBER: LE DUE RETI NON "SI PARLANO", PERCHÉ LE ARCHITETTURE SONO DIFFERENTI. E  MAN MANO CHE AVANZANO SEPARATAMENTE, DIVERGONO, ED ELIMINARE UNA DELLE DIVENTA UN COSTO ANZICHÉ UN'OPPORTUNITÀ

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Antonella Olivieri per “il Sole 24 Ore”

 

LUIGI GUBITOSI FRANCO BASSANINI LUIGI GUBITOSI FRANCO BASSANINI

La notizia è che c' è qualcuno che è disposto a valutare la rete secondaria di Telecom (quella, quasi tutta in rame, che va dal cabinet all' utente finale) quanto l' intera capitalizzazione delle azioni ordinarie in Borsa. Non c' è da stupirsi, dunque, se il titolo ha guadagnato il 3,65%, salendo a 0,525 euro, sulla scia di quanto riferito da Bloomberg e cioè che Kkr valuta tra i 7 e i 7,5 miliardi il tratto finale della rete dell' incumbent. Kkr sarebbe disponibile a rilevare una quota di minoranza di un' ipotetica società della rete secondaria (società che al momento non esiste), nell' ambito di un progetto del quale non si conoscono ancora i contorni.

 

Ma - a quanto risulta a «Il Sole-24Ore» - questo al momento non ha a che fare con le trattative per Open Fiber, che non registrano progressi. Anzi, il ceo di Enel, Francesco Starace, in un' intervista al quotidiano tedesco «Börsen Zeitung», datata 7 febbraio, ha dichiarato testualmente: «Non ci sentiamo pressati da Roma a vendere. Siamo molto soddisfatti della nostra partecipazione in Open Fiber e vogliamo investire in reti in fibra anche in altri Paesi, in particolare in Sudamerica.

LOGO KKR LOGO KKR

 

Vediamo sinergie in questo impegno e non abbiamo nessuna intenzione di separarci dalla nostra partecipazione in Open Fiber, il cui valore è chiaramente cresciuto». Per inciso, ancora nessuna offerta è arrivata sul tavolo per il 50% di Open Fiber detenuto dall' Enel, nè risulta che Cdp abbia intenzione di cedere il suo 50%, sebbene l' obiettivo di promuovere l' unificazione delle reti sembri farsi più lontano.

 

Sotto il profilo tecnico - spiegano gli ingegneri - le due reti, quella di Telecom e quella di Open Fiber - non "si parlano", perchè le architetture sono differenti. Cosicchè le massime sinergie (e i minimi sprechi) si avrebbero costruendo fin dall' origine un' unica infrastruttura. Man mano che le due reti avanzano separatamente, divergono, e eliminare una delle due reti diventa un costo anzichè un' opportunità. Altro problema è la costruzione della rete nelle aree a fallimento di mercato, aree nelle quali i bandi sono stati vinti da Open Fiber anche sulla premessa che si tratta di un operatore non "verticalmente integrato", ostacolo difficilmente superabile che porterebbe alla necessità di mantenere comunque una rete separata nelle zone non concorrenziali.

GIUSEPPE CONTE ARNAUD DE PUYFONTAINE GIUSEPPE CONTE ARNAUD DE PUYFONTAINE

 

Nell' azionariato di Telecom c' è chi pensa (le tracce portano a Elliott) che si sia aspettato ormai già troppo tempo per inseguire un progetto che non si riesce a concretizzare e che a questo punto valga la pena di sviluppare la rete in modo autonomo, per non rischiare di restare indietro.

 

Vivendi, il primo azionista scalzato nel board da Elliott, per il momento non interferisce, anzi sostiene l' operato dell' ad Gubitosi. «Abbiamo instaurato relazioni più costruttive nel cda e siamo dei veri sostenitori degli sviluppi positivi sotto la guida di Luigi Gubitosi. Siamo contenti di essere percepiti oggi da tutti come impegnati investitori industriali di lungo periodo», ha sottolineato il ceo Arnaud de Puyfontaine, in conference call sui conti del 2019, chiuso per il gruppo con ricavi in aumento del 14,1% a 15,989 miliardi e utili netti balzati a 1,583 miliardi da 128 milioni.

bollore de puyfontaine bollore de puyfontaine

 

«Riteniamo che Telecom sia sulla strada giusta e possa essere un player nella convergenza tlc-media. Noi ci aspettiamo che la nostra posizione di azionisti industriali aggiungerà valore ai risultati di Telecom Italia.

Siamo convinti che ci sia una forte validità nell' avere forti relazioni nei media tra Francia e Italia, un prerequisto che resta valido oggi, anzi forse più di quattro anni fa. Quindi lasciare Telecom Italia è ben lontano dalla nostra agenda, anche nel lungo periodo», ha concluso.

 

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