orcel daniele franco

CHI SE LO SCIROPPA IL CATORCIO MPS? - IL MEF STUDIA UN AUMENTO DI CAPITALE DA 5 MILIARDI MA PER UNICREDIT POTREBBERO NON BASTARE - L’AD ORCEL HA STIMATO UN FABBISOGNO SUPERIORE AI 7 MILIARDI DI EURO PER IL RAFFORZAMENTO DEL PATRIMONIO E POI VUOLE IL “MONTE” SENZA RISCHI LEGALI, SENZA NPL, LE SOCIETA’ PRODOTTO E IL CONSORZIO CHE CURA LA PARTE INFORMATICA DEL GRUPPO - E POI CI SONO GLI ESUBERI CHE POTREBBERO ESSERE 6-7 MILA PERSONE…

Gianluca Paolucci per “la Stampa”

 

Andrea Orcel

Come andrà a finire lo si saprà con i conti di Unicredit, il prossimo 28 ottobre. Due settimane per chiudere l'accordo o dirsi addio. Le posizioni tra Tesoro e Unicredit per la cessione di Mps sono ancora lontane: dal Mef - riferisce Bloomberg - sarebbe arrivata la disponibilità a valutare un aumento di capitale Mps pre-cessione di oltre 5 miliardi, più del doppio della cifra stimata appena qualche settimana fa.

 

Dall'altra, al temine della due diligence Unicredit avrebbe stimato, per soddisfare le condizioni fissate da Andrea Orcel all'avvio della trattativa - la neutralità sul capitale e un significativo miglioramento dell'utile per azione - un fabbisogno superiore ai 7 miliardi di euro. In gran parte il tira e molla rientra nelle strategie negoziali di un negoziato complesso come quello per Montepaschi.

monte dei paschi di siena

 

Se dovesse arrivare un accordo, Orcel potrebbe annunciare con i conti del primo trimestre completo della sua gestione un'operazione in grado di dare grandi soddisfazioni già nel breve termine agli azionisti di Gae Aulenti, per il vincolo del miglioramento dell'utile per azione e preparare un piano industriale - previsto a novembre - per un istituto che aumenterebbe sensibilmente in suo peso in Italia.

 

DANIELE FRANCO

La richiesta di Orcel è di prendere Mps ripulita dai rischi legali, senza npl (da cedere ad Amco), senza le società prodotto (Mps leasing & Factoring, Mps fiduciaria, Mps Capital services) e senza il consorzio operativo che cura la parte informatica del gruppo. Tra i nodi da definire c'è anche quello degli esuberi, che potrebbero ammontare a 6-7 mila persone, con un costo stimato fino a 1,4 miliardi. Mentre altri oneri potrebbero derivare dalla «adeguata copertura» degli «ulteriori rischi di credito», chiesta da Unicredit, come i crediti in bonis a rischio deterioramento.

 

MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Ora si tratterà di vedere se queste richieste riusciranno a comporsi con i paletti posti dal Mef: il ministro dell'Economia, Daniele Franco, ha detto in Parlamento che Mps non sarà svenduta né smembrata e che avrebbe fatto tutto il possibile per salvaguardare l'occupazione e il territorio. Ieri alcune fonti facevano notare come un «esito positivo della trattativa» non fosse «da dare per scontato»: senza il rispetto di «tutte le condizioni pre-concordate» con Unicredit «il gruppo potrebbe prendere in considerazione la possibilità di ritirarsi».

 

DANIELE FRANCO E MARIO DRAGHI

Dal Tesoro arriva anche - riferisce Reuters - l'indiscrezione di una proroga di sei mesi degli incentivi alle fusioni grazie alla conversione degli asset fiscali differiti. A Piazza Affari i titoli bancari hanno festeggiato. E se Unicredit dovesse ritirarsi, il Tesoro comprerebbe tempo in più per vendere Mps.

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