vincenzo de bustis

CI RISIAMO! QUELLO DELLA POPOLARE DI BARI È IL SOLITO COPIONE: CREDITI ALLEGRI AGLI AMICI DEGLI AMICI O COMUNQUE A SOGGETTI CON GRANDI RISCHI. QUEI PRESTITI NON RIENTRANO, DIVENTANO SOFFERENZE MA MOLTA POLVERE RESTA SOTTO IL TAPPETO – LA SLAVINA DEVE ANCORA ARRIVARE: IL BUCO NASCOSTO È DI ALMENO 200 MILIONI E BANKITALIA È PRONTA AL COMMISSARIAMENTO – L’OPERAZIONE MALTESE CHE DE BUSTIS MAGNIFICAVA IN CONSIGLIO

 

1 – POPOLARE DI BARI, LA SLAVINA DEVE ARRIVARE:BUCO NASCOSTO DA ALMENO 200 MILIONI

banca popolare di bari 6

Fabio Pavesi per www.affaritaliani.it

 

OLTRE 2 MILIARDI DI CREDITI MALATI, BEN OLTRE IL 20% DEL PORTAFOGLIO

Ora toccherà alla Popolare di Bari venire salvata. E così si ripropone inalterato il consueto film delle crisi bancarie italiane che finisce per recitare sempre lo stesso copione: crediti allegri agli amici degli amici o comunque a soggetti, spesso immobiliaristi d’assalto, senza capitali propri e con grandi rischi operativi; quei prestiti con il tempo non rientrano, diventano sofferenze, cominciano le svalutazioni ma molta polvere resta sotto il tappeto perché se si svalutasse correttamente emergerebbero gravi perdite che è meglio occultare.

 

jacobini e de bustis pop bari

Poi la slavina diventa non più contenibile dai semplici magheggi di bilancio. Il bubbone esplode, ma il fuoco divampava da tempo. Con un patrimonio sceso sotto i limiti regolamentari ecco la richiesta di soccorso esterno. Con azionisti e obbligazionisti subordinati che finiscono di fatto azzerati.

 

Un copione che si perpetua e che è andato in scena a Genova alla Carige; a Siena con Mps, in Veneto con le due Popolari. Ora è la volta della Popolare gestita per oltre mezzo secolo dalla famiglia Jacobini. Il canovaccio non si discosta per nulla dalle altre crisi. Crediti facili a chi non sarà in grado di onorarli; sofferenze che superano il livello di guardia;  aumenti di capitale, pagati dai soci, a prezzi che valevano due tre volte il vero valore della banca.

 

banca popolare di bari 7

E la pioggia di svalutazioni sui crediti malati che crea i primi maxi buchi nei conti. Ora senza il solito soccorso esterno la Popolare di Bari è spacciata. I requisiti patrimoniali con il Cet 1 sceso al 6% dopo la maxi-perdita da oltre 400 milioni del 2018 non rispettano più i criteri della Vigilanza. Occorre una nuova iniezione di denaro fresco che non si può chiedere ai martoriati vecchi soci, ma si implora il Cavaliere bianco. Che non può che essere il Fondo interbancario una volta di più e perché no il Tesoro.

 

marco jacobini 3

L’attuale ad della banca quel De Bustis che oggi la guida, dopo esserci già stato come direttore generale dal 2011 al 2014 e indagato in questi giorni a Bari per una vicenda legata a un fondo maltese che avrebbe dovuto immettere denaro nella banca, ha chiamato soccorso a voce alta accusando inoltre di gestione allegra i suoi predecessori. Servono capitali per un miliardo, c’era un comitato d’affari che gestiva in modo opaco la banca ha dichiarato a gran voce Vincenzo De Bustis chiedendo e ottenendo dal Cda l’azione di responsabilità contro la gestione passata.

VINCENZO DE BUSTIS

 

Che la Popolare barese nonostante le continue cessione di sofferenze negli ultimi due tre anni, navighi in acque turbolente non dovrebbe essere un mistero.

 

TANTE CESSIONI MA TUTTORA I CREDITI MALATI SONO A QUOTA 2 MILIARDI DI EURO

Tuttora secondo l’ultimo bilancio di giugno 2019 ha in pancia ben 2 miliardi di crediti deteriorati lordi, oltre il 20% degli impieghi, un livello più che doppio della media del sistema bancario italiano. L’ultima svalutazione importante dei crediti ammalorati è del 2018 ed è pesata per 245 milioni. È stato l’anno della perdita per oltre 400 milioni della banca. Quella che di fatto ha scoperchiato la pentola. Ma tardi troppo tardi, dato che la crisi viaggiava in realtà da tempo.

gianluca jacobini pop bari

 

Pur cumulando sofferenze e incagli a velocità e intensità del tutto fuori controllo, la Popolare di Bari guidata da sempre dalla famiglia Iacobini, effettuava rettifiche sui crediti ammalorati troppo basse per essere realistiche.

 

NEL PASSATO SOFFERENZE MAI SVALUTATE DEL TUTTO

Tra il 2016 e il 2017, in interi 2 anni, pur con un quarto del portafoglio crediti di difficile rientro, le rettifiche sono state di meno di 150 milioni cumulati. Per trovare una pulizia più fattiva di oltre 200 milioni occorre risalire al 2015 quando ci fu l’impatto dei crediti marci dell’acquisita Tercas. Molta polvere (leggi sofferenze non adeguatamente rettificate) è stata lasciata sotto il tappeto. Si evitava di far vedere le perdite reali, nel mentre si chiedevano soldi al mercato. Un film che ricorda il disastro delle Venete, di Carige e di Mps.

BANCA POPOLARE DI BARI

 

 

IL VALORE DELLE AZIONI PROPOSTO ERA PIU DEL DOPPIO DELLE BANCHE QUOTATE IN MIGLIORE SALUTE

L’ultimo aumento di capitale del 2015 vide i soci comprare le azioni a 8,95 euro, con una valorizzazione della banca barese che superava e di molto il patrimonio netto. Questo quando l’universo delle banche quotate italiane valeva meno della metà del suo patrimonio netto.

 

 GLI ACCANTONAMENTI SUI CREDITI DETERIORATI 10 PUNTI SOTTO LA MEDIA DEL SISTEMA BANCARIO ITALIANO

banca popolare di bari 3

Ora però il maquillage contabile, quello di sottostimare le rettifiche sui crediti malati, mostra la corda. La Popolare ha tuttora, e ormai non è più credibile, un tasso di copertura dei crediti deteriorati di solo il 39%. Di quei 2 miliardi di sofferenze e incagli lorde sono state svalutati solo 800 milioni, tanto che i crediti malati netti sono di 1,2 miliardi e pesano tuttora per il 15% del portafoglio impieghi: un livello oltre ogni allarme rosso.

 

DOPO GLI OLTRE 400 MILIONI DI BUCO DEL 2018 ARRIVERA’ UNA NUOVA GRANDE PERDITA

VINCENZO DE BUSTIS

Tutto ciò significa che la grande pulizia deve ancora arrivare. Non si spiegherebbe la richiesta accorata di De Bustis per coprire urgentemente un deficit di capitale vicino al miliardo.

 

Se solo la Bari si uniformasse alla media del tasso di accantonamento del sistema bancario italiano che è al 49% dieci punti sopra la Bari, si aprirebbe una voragine di almeno altri 200 milioni di perdite.

 

E questo quasi sicuramente avverrà. Il cambio della guardia nel controllo della banca che necessariamente dovrà arrivare non potrà permettersi di non pulire radicalmente l’istituto dalla zavorra delle sofferenze.

 

E allora la maxi-perdita del 2018 sarà di fatto solo l’antipasto di un nuovo grande buco nei conti del 2019.

 

CRISI SOTTOSTIMATA ANCHE DALLE AUTORITA’: DAI BILANCI SI VEDEVA CHE GLI ACCANTONAMENTI ERANO TROPPO BASSI

marco jacobini 1

Resta sullo sfondo la pantomima di una crisi visibile da tempo già dai bilanci pubblici che vedevano sofferenze fuori controllo e rettifiche del tutto inadeguate, e su cui molti, a partire dagli organi di Vigilanza hanno preferito soprassedere nell’attesa che qualcosa cambiasse.

 

de bustis ai tempi di Mps

Ma come si è visto in tutte le crisi lasciar correre il tempo senza intervenire non fa che acuire l’agonia. E come nelle sceneggiature delle crisi ecco andare in onda tutti i capitoli.

 

Clienti in uscita con la raccolta diretta che flette, ricavi in forte calo; impieghi che dimagriscono. E azionisti e obbligazionisti imbrigliati nell’impossibilità di vendere i titoli della banca comprati a caro prezzo.

 

IL MERCATINO DELLE AZIONI CONGELATO FIN DALL’INIZIO

Il mercatino messo in pista per scambiare i titoli della Popolare di Bari non quotata si è di fatto congelato da solo. Dal 2017 sono state scambiate azioni per solo 800mila euro, un’inezia. Con i prezzi di negoziazione da sempre deserti che giravano prima della sospensione dei giorni scorsi a poco più di 2 euro, contro i 9 euro dei prezzi di carico di molti azionisti. Che in questo tragico film come negli altri saranno quelli che con i dipendenti pagheranno il conto più alto.      

 

banca popolare di bari 5

2 – L'AFFARE "CON I GENTILUOMINI" CHE COSTA IL POSTO A DE BUSTIS

Giorgio Meletti per “il Fatto Quotidiano”

 

Il commissariamento della Banca Popolare di Bari è ormai inevitabile e imminente. Il governatore della Banca d' Italia Ignazio Visco ha deciso che non si può salvare l' istituto pugliese senza togliere di mezzo l' amministratore delegato Vincenzo De Bustis . Solo dopo il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt) darà il miliardo di euro di capitale necessario a salvare la banca.

IGNAZIO VISCO

 

La posizione di De Bustis si è fatta più critica dopo che, un mese fa, è stato destinato ad altro incarico Lanfranco Suardo , l' uomo della vigilanza che aveva seguito con apparente benevolenza le evoluzioni di De Bustis. E dopo le novità nell' inchiesta della procura di Bari sulla banca.

Viene proprio da Bankitalia la segnalazione che ha fatto aprire un nuovo filone d' indagine sul tentativo (fallito) di De Bustis di acquisire nuovo capitale da una sconosciuta società maltese.

 

banca popolare di bari 2

Vigilanza e magistratura vogliono vederci più chiaro dopo aver letto il verbale del cda del 2 gennaio 2019, quando De Bustis spiegò ai consiglieri la brillante soluzione trovata per evitare il commissariamento o, peggio, la risoluzione, volgarmente nota come bail in. Per magnificare la propria abilità, De Bustis arringa i consiglieri: "Delle banche non si fida più nessuno e quindi c' è bisogno di fare ricorso alle migliori capacità relazionali. Capacità relazionali significa investire in conoscenze, coltivarle, sedersi al tavolo e discutere, perché sia ben chiaro che in una operazione commerciale o finanziaria nessuno ti usa una cortesia senza pretendere in contropartita una pari opportunità". Per cui, spiega dando l' operazione per fatta, "ho dovuto chiedere a degli investitori personalmente conosciuti la disponibilità a sottoscrivere questo strumento ibrido di patrimonializzazione".

IGNAZIO VISCO

 

De Bustis è amministratore delegato dal 12 dicembre 2018, e ha dunque cucinato l' operazione in un paio di settimane, Natale compreso, ma probabilmente si era portato avanti con il lavoro: una settimana prima della nomina si era fatto pagare una consulenza da 127 mila euro.

 

A usare a De Bustis la cortesia di mollargli 30 milioni al volo e sull' unghia sarebbe stata, se ci fosse riuscita, la società maltese Muse Ventures Ltd, facente capo a Gianluigi Torzi , intraprendente finanziere italiano residente a Londra.

 

Muse Ventures era stata costituita un anno prima con un capitale non precisamente debordante: 1.200 (milleduecento) euro. Come ha ricostruito il 19 luglio scorso sul Fatto Gianni Barbacetto, "l' istituto di credito coinvolto nell' emissione dei titoli, Bnp Paribas, rileva problemi di compliance, cioè di trasparenza e rispetto delle regole" e blocca l' operazione. Diventa evidente, anche dentro la banca, "la sproporzione tra i mezzi propri del sottoscrittore" (la Muse) e il valore dell' operazione. Non solo. Siccome De Bustis propone anche di investire 51 milioni nel fondo lussemburghese Naxos Sif Capital Plus, nasce il sospetto (respinto seccamente dalla stessa Naxos) che si tratti di un' operazione circolare, cioè che i soldi siano sempre gli stessi che escono dalla banca e ci rientrano da Malta.

ignazio visco

 

Ma la sensazione di un collegamento tra le due operazioni nasce in alcuni consiglieri della banca proprio per la presentazione che ne ha fatto De Bustis. Quando il presidente Marco Jacobini gli chiede informazioni "sulla qualità degli investitori", l' ad sfodera il tono della televendita: "Si tratta di galantuomini, gente per bene (), hanno chiesto semplicemente di non dare molto risalto pubblicitario all' operazione, perché le condizioni della stessa sono palesemente favorevoli per la banca".

 

banca popolare di bari 1

Il consigliere Francesco Venturelli chiede quale sia allora l' utilità economica per l' investitore. Mister Banca 121 ripete: "Le intese sono state sviluppate e definite sulla base di modalità relazionali, le stesse che hanno consentito di ottenere un saggio di interesse del 13 per cento (alla faccia della cortesia, ndr) quando operazioni di questo tipo, normalmente, scontano tassi attorno al 19-20 per cento. Inoltre - prosegue il verbale - considerato che la banca dispone di un' ampia base di liquidità, si è condiviso con il management di realizzare un inverstimento di 50 milioni in un fondo lussemburghese per aumentare la redditività della banca".

 

banca popolare di bari 4

Pochi giorni dopo si è scoperto che Torzi, pur galantuomo e persona per bene, figura insieme al padre Enrico Torzi "nelle liste mondiali di bad press (WorldCheck) per diverse indagini a suo carico avviate dalle Procure di Roma e Larino per reati di falsa fatturazione e truffa". Inoltre è salito recentemente agli onori delle cronache per la partecipazione, insieme al finanziere Raffaele Mincione , alla "vicenda opaca" (parola del segretario di Stato Pietro Parolin ) del palazzo londinese di Sloane Avenue su cui il Vaticano ha perso un bel po' di soldi e su cui la magistratura di Oltretevere ha aperto un' inchiesta per corruzione, peculato e truffa". Collegato a Mincione è anche Giulio Gallazzi , l' uomo a cui De Bustis da mesi sta cercando di cedere la Cassa di risparmio di Orvieto, piccola controllata della Bpb.

 

BANCA POPOLARE DI BARI

E a proposito di "modalità relazionali", ha destato la curiosità degli ispettori il contratto di consulenza per la cessione dei crediti deteriorati e per il necessario aumento di capitale stipulato da De Bustis l' 8 aprile 2019 non con una primaria banca internazionale ma con la Tundafin di Valerio Veltroni , fratello del più noto scrittore e regista Walter. Lo stesso 8 aprile la Tundafin si è fatta liquidare 10 mila euro come anticipo per le spese.

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