carlo bonomi giuseppe pasini

I COLOSSI DELLO STATO SI SPACCANO SUL CANDIDATO PER CONFINDUSTRIA - LE GRANDI AZIENDE A CONTROLLO PUBBLICO NUMERICAMENTE NON MUOVONO MOLTI VOTI NEL CONSIGLIO GENERALE, I 178 CHE VOTERANNO IL NUOVO CORSO DENTRO L'ASSOCIAZIONE. MA SONO AZIONI CHE ''SI PESANO'', COME DICEVA CUCCIA - AL MOMENTO BONOMI È QUELLO CHE HA RACCOLTO PIÙ FIRME A FAVORE, OLTRE LE 50, GIUSEPPE PASINI È CIRCA A 30 E LICIA MATTIOLI A 20 - COME SONO SCHIERATI ENI, ENEL, POSTE

Claudio Antonelli e Alessandro Da Rold per ''la Verità''

 

carlo bonomi beppe sala

Da anni, i veri «azionisti» di Confindustria sono le grandi partecipate di Stato, che condizionano il posizionamento dell' associazione datoriale e, come ovvio, le campagne elettorali come quella in corso. Ma la novità è che le big pubbliche sono spaccate sui candidati. La presidente Eni, Emma Marcegaglia, è schierata con Carlo Bonomi, mentre Francesco Starace (ad di Enel) appoggerebbe Giuseppe Pasini, che allo stesso Bonomi contende i voti del Nord. Alla fine di gennaio, quando il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, si presentò in Unilazio, la territoriale che raggruppa partecipate importanti come Enel e Poste, a fare scalpore furono le assenze di Francesco Starace e Matteo Del Fante.

 

Al di là delle singole motivazioni, si trattò allora di un gesto significativo. Nonostante l' entusiasmo dei giovani confindustriali per l' imprenditore lombardo, le due assenze hanno fatto rumore tra gli addetti ai lavori, che da settimane assistono alla battaglia per la futura presidenza di Confindustria. Vincenzo Boccia è ormai nel semestre bianco, e la scorsa settimana si sono schierati per la campagna elettorale, oltre a Bonomi di Assolombarda, anche Giuseppe Pasini, imprenditore bresciano di Feralpi, e Licia Mattioli, piemontese ma molto vicina all' establishment di viale dell' Astronomia.

 

LUIGI ABETE EMMA MARCEGAGLIA

Le grandi aziende statali numericamente non muovono molti voti nel consiglio generale - i mitici 178 che voteranno il nuovo corso dentro l' associazione - ma, come diceva Enrico Cuccia sono titolari di «azioni che pesano e non si contano».

 

Al momento Bonomi è quello che ha raccolto più firme a favore, oltre le 50, mentre Giuseppe Pasini e Licia Mattioli sono più distaccati. Il bresciano attorno alle 30 lettere, mentre la Mattioli poco sopra le 20. Del resto, i due non hanno l' appoggio completo delle proprie territoriale di riferimento, però sono riusciti a muoversi in modo trasversale, sia a livello geografico sia merceologico.

EMMA MARCEGAGLIA CLAUDIO DESCALZI

 

I voti in consiglio sono pro capite. Diverso è il discorso dell' assemblea, dove si guarda nello specifico il numero di voti. Qui è Enel a fare la parte del leone, con Simone Mori, responsabile dell' azienda guidata da Francesco Starace per il mediterraneo, ma soprattutto presidente di Elettricità Futura, associazione di categoria dei produttori di energia elettrica.

 

Nel caso dell' Eni il bilancino va ritarato. L' amministratore delegato Claudio Descalzi e il presidente Emma Marcegaglia siedono in consiglio generale e rappresentano due voti. La loro scelta, dunque, pesa. Idem per Pietro Guindani che siede nel consiglio di amministrazione del cane a sei zampe e in quello di Vodafone, ma soprattutto è presidente di Assotelecomunicazione. Il manager vale tre voti in assemblea e uno in consiglio.

francesco starace

 

Pesa anche Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, presidente di Federturismo. Non indifferente sarà poi la scelta di Giuseppe Bono di Fincantieri. Il capo del colosso della cantieristica è anche presidente della Confindustria del Friuli Venezia Giulia e gode di fitte relazioni in Liguria e anche in Veneto. Bono non si sarebbe ancora schierato.

 

O almeno, chi ha avuto modo di parlargli non è riuscito a estorcere alcuno nome. In molti però scommettono che il manager della Difesa potrebbe scegliere come successore di Boccia il nome di Bonomi del quale apprezza i progetti e anche l' area di riferimento.

 

 

CARLO BONOMI

Per il resto, numeri a parte, le grandi aziende sono al momento spaccate e soprattutto molte di loro sono in attesa dei rinnovi dei consigli di amministrazione. Leonardo, per esempio, non ha ancora scelto, ma è evidente che una possibile indicazione di Alessandro Profumo potrebbe influenzare la filiera metalmeccanica che a sua volta vede diversi esponenti nel consiglio generale, tra cui Alberto Dal Poz, Alberto Baban, Antonio Alunni, Pierpaolo Antonioli, Walter Bonometti e Antonella Candiotto. Di sicuro Eni invece potrebbe influenzare la filiera petrolifera. Marcegaglia ha ricevuto a Gazoldo degli Ippoliti tutti e tre i candidati.

 

Vanta ottimi rapporti con Pasini (fu lei a indicarlo come presidente di Federacciai ai tempi della sua presidenza in Confindustria), ma già oggi avrebbe scelto di appoggiare Bonomi. Dopo essere stata per un po' propensa per la Mattioli, avrebbe sterzato negli ultimi giorni. Indeciso è invece Battisti, il capo di Fs.

Al momento più vicino alla candidata degli industriali torinesi, il manager delle rotaie sta valutando con interesse il programma di Pasini.

matteo del fante poste italiane 2

 

Se così fosse, l'«uomo del tondino» si troverebbe con uno sponsor di peso che a sorpresa si sommerebbe a quello di un altro elettore di rilievo. Starace sarebbe infatti pronto a sostenere proprio Pasini e la filiera dell' industria pesante che egli rappresenta. Per finire, il resto delle partecipate pubbliche dovrebbe optare per la Mattioli. Almeno per il ruolo che riveste di continuità all' interno della macchina dell' associazione confindustriale.

Di buono c' è che un panorama pubblico così spaccato nel sostegno del dopo Boccia renderà la campagna per la presidenza un po' più brillante e accesa della tornata precedente.

LICIA MATTIOLI 1

Ultimi Dagoreport

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…

giuseppe conte pd nazareno

DAGOREPORT – TRA UNA "SORA GIORGIA" DIVENTATA DI COLPO "SÒLA GIORGIA" PER UN ELETTORATO CON LE TASCHE SEMPRE PIÙ VUOTE E UNA "SINISTR-ELLY" SEMPRE PIÙ IN MODALITA' SFOLLA-CONSENSO, IL CIUFFO DI GIUSEPPE CONTE NON RISCHIA PIÙ DI AMMOSCIARSI - ANZI, C'E' CHI SCOMMETTE CHE L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' PUNTI A UN IMMAGINIFICO COLPO GROSSO: IN CASO DI VITTORIA  ALLE PRIMARIE APERTE DEL CAMPOLARGO PER SFIDARE NEL 2027 LA MELONA AZZOPPATA, SI VOCIFERA CHE PEPPINIELLO SAREBBE PRONTO A PROPORRE UNA FUSIONE TRA PD E M5S PER DAR VITA A UN "PARTITO PROGRESSISTA" - UNA SORTA DI RIEDIZIONE, MA DA SINISTRA, DELL'ACCOPPIATA DS-MARGHERITA (2007) - UN FANTASCENARIO CHE NON DISPIACEREBBE ALLA FRONDA ANTI-ELLY DEL PD (IDEOLOGO BETTINI) NE' AGLI EX GRILLINI ORMAI "CONTIZZATI" CON POCHETTE...