COME DAGO-ANTICIPATO, LA BCE STOPPA DEL VECCHIO SU MEDIOBANCA: IL PAPERONE DI AGORDO NON POTRÀ SALIRE SOPRA IL 20% DI PIAZZETTA CUCCIA SENZA ESSERE SOTTOPOSTO ALLA VIGILANZA DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA. TRADOTTO: L’ARZILLO VECCHIETTO DI LUXOTTICA DOVRÀ COALIZZARSI CON INTESA, A CUI DA FRANCOFORTE NON POSSONO DIRE DI NO. E CALTAGIRONE CHE FARÀ? DOPO LA TRANVATA DI GENERALI, È MOLTO DIFFIDENTE E HA PAURA DI FINIRE SCHIACCIATO TRA MESSINA E DEL VECCHIO

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Claudio Antonelli per “La Verità”

 

Leonardo Del Vecchio Leonardo Del Vecchio

Giornata di scoop e dichiarazioni attorno a Mediobanca. Con tanto di storno del prestito titoli usato in occasione dell'assemblea Generali. A muovere i fari su Piazzetta Cuccia è il titolo di prima pagina del quotidiano finanziario Mf che anticipa le decisioni della Bce in relazione alle mosse del gruppo di Leonardo Del Vecchio.

 

Ricopiando quanto accaduto due anni fa l'azienda dell'occhialeria si sarebbe rivolta alla banca centrale per chiedere l'autorizzazione per portare le proprie quote dall'attuale 19% abbondante ad almeno il 25.

 

Stando a quanto scritto da Mf e poi parzialmente confermato ieri pomeriggio da Andrea Enria in qualità di presidente del consiglio di sorveglianza della Bce, in sostanza, appare chiaro - miscelando le parole di Enria con le anticipazioni - che la luce verde per salire sopra il 20% sarebbe collegata a una serie di interventi sulla holding Delfin.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

«La normativa bancaria europea prevede che, qualora una società superi il 20% del capitale di una banca, acquisendone il controllo di fatto, la stessa si sottoponga alla vigilanza della Bce, con tutto quello che ne consegue in termini di requisiti, limitazioni, obblighi», fa sapere l'economista italiano.

 

Se dunque Delfin, che oltre al 19,4% di Mediobanca detiene anche la quota di controllo di Essilux, salisse - previa autorizzazione Bce - oltre il 20% di Piazzetta Cuccia, dovrebbe assoggettarsi alle regole della Vigilanza bancaria. Tradotto: adeguarsi alle policy e ai regolamenti bancari.

 

mediobanca nagel mediobanca nagel

Non a caso nelle scorse settimane Romolo Bardin, ad di Delfin, avrebbe ricevuto un articolato feedback dalla società di consulenza Oliver Wyman, tra l'altro esperta di compliance e attività d'Opa. La richiesta sarebbe stata quella di verificare le modifiche da apportare alla holding in caso di salita sopra il 20 e il 25%. Ne conseguirebbe una riorganizzazione drastica con effetti a cascata sul gruppo. Certo questo in caso d'Opa.

 

Donnet Caltagirone Del Vecchio Donnet Caltagirone Del Vecchio

Il futuro su Mediobanca resta però complesso. A dare l'assalto ad Alberto Nagel c'è anche la compagine guidata dal gruppo Caltagirone che potrebbe muoversi in parallelo con l'obiettivo di portare a casa una assemblea straordinaria prima dell'autunno. Se invece l'investitore romano volesse andare per le vie ordinarie, dovrebbe accettare di diluire nel tempo l'operazione.

 

Andrea Enria AB Andrea Enria AB

Non prima dell'ottobre 2023. Nel frattempo ieri si è tenuto il cda di Generali. All'ordine del giorno i conti mentre sui comitati di governance si sarebbe deciso un rinvio, anche se nel momento in cui andiamo in stampa nulla è stato comunicato da Trieste. Per ora i cinque comitati individuati dal board dello scorso 12 maggio resteranno quindi privi della minoranza dopo che i tre esponenti della lista dell'imprenditore capitolino (oltre allo stesso Caltagirone, Flavio Cattaneo e Marina Brogi) hanno deciso in cda di fare un passo indietro. Motivo di rottura, come noto, è stata la decisione del consiglio di non nominare un comitato per le operazioni strategiche considerato di fondamentale importanza da Caltagirone tanto da arrivare al gesto clamoroso di ritirare la minoranza da tutti gli organismi interni.

 

Leonardo Del Vecchio Leonardo Del Vecchio

A tentare di ricucire lo strappo dovrà essere ora il Comitato per le nomine e la Corporate governance, coordinato dal presidente di Generali, Andrea Sironi, e composto da Clara Furse, Diva Moriani e Luisa Torchia, organismo che è stato incaricato dal cda di predisporre una proposta in merito guardando ai benchmark di mercato e che dovrà essere appositamente convocato. Da completare c'è infine il Comitato investimenti e determinanti saranno di certo le abilità di mediatore di Sironi che pure, già prima del board del 12 maggio, aveva incontrato Caltagirone a Roma.

 

Di certo invece la chiusura del prestito titoli ha mosso le azioni in Borsa e dato nuovo lustro alla posizione di Crt. Mediobanca, nel rispetto del termine di otto mesi del contratto sottoscritto con Bnp Paribas, è tornata a essere azionista del Leone con il 12,77% dopo aver votato col 17,22% il nuovo cda della compagnia all'assemblea del 29 aprile. Crt, alle prese con posizioni minoritarie al suo interno, segnala che le Generali «sono e continueranno a essere un investimento strategico»: «pertanto, l'ipotesi di dismettere, anche solo parzialmente, l'attuale quota di partecipazione pari all'1,72% è, allo stato, priva di ogni fondamento».

 

francesco gaetano caltagirone francesco gaetano caltagirone

I malumori sono nati dall'appoggio dato dalla Fondazione torinese alla lista presentata da Francesco Gaetano Caltagirone e sostenuta oltre che dalla famiglia Benetton, soprattutto da Leonardo Del Vecchio.

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