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COME DICEVA QUELLA BARZELLETTA? ''ITALIA, MAGNA TRANQUILLA'' - IL GOVERNO STA PER VARARE LO SCUDO ANTI-SCALATA CON IL NUOVO DECRETO SUL GOLDEN POWER. IL CROLLO DEI VALORI DI BORSA RENDE PIÙ APPETIBILI MOLTE AZIENDE. MA AL MOMENTO NON CI SONO COMPRATORI: ANCHE ALL'ESTERO È UN BAGNO DI SANGUE E LE DUE TEDESCHE DEUTSCHE E COMMERZBANK INSIEME VALGONO QUANTO LA SOLA UNICREDIT. QUINDI PER ORA NESSUNO SCALA NESSUNO…

 

Fabio Pavesi per www.affaritaliani.it

 

Il Governo è in procinto di varare lo scudo anti-scalata con il nuovo decreto sul Golden Power. Il crollo dei valori di Borsa rende (in teoria) più appetibili molte aziende italiane. E politicamente il Governo non vuole trovarsi impreparato a shopping a sorpresa da parte di mani stranieri dei gioielli del made in Italy. Il tema esiste certo, ma rischia di essere enfatizzato oltremisura.

BORSA MILANO

 

Cosa è strategico e cosa no è la prima questione da porsi. Si rischia di blindare in nome di una presunta italianità anche aziende che strategiche sul piano politico-economico non sono. Va bene la difesa, l’energia, le reti di trasmissioni, le banche e le assicurazioni, ma si comprende meno l’inclusione nell’elenco di alimentare e farmaceutica che il Governo nelle intenzioni vorrebbe coprire. Inoltre tanta foga non mette in conto che il tema più che la debolezza attuale dei prezzi di mercato delle aziende bersaglio, è l’eventuale compratore.

 

La crisi pandemica ha colpito l’intero pianeta. Non c’è quasi settore che non sia a rischio di caduta di ricavi e utili, e i valori sono crollati anche per gli eventuali acquirenti. Se le banche italiane hanno subito cali di mercato del 30-40%, non è che le banche francesi, spagnole o tedesche stiano molto meglio. Il tema diventa quindi, più che l’appetibilità delle aziende italiane strategiche, le munizioni che scarseggiano anche nelle mani di possibili compratori. Tutti sono più o meno intenti a leccarsi le ferite in casa più che a pensare a chissà quali mosse di espansione. 

Posto così il problema dell’italianità passerebbe in secondo piano. Ma proviamo comunque a capire chi oggi potrebbe essere più a rischio di essere comprato. 

 

MEDIOBANCA E GENERALI

 

giuseppe conte roberto gualtieri 8

Il caso per eccellenza è Mediobanca. E’ storicamente il perno della finanza italiana. Chi compra l’unica banca d’affari del Paese mette le mani indirettamente sulle Generali di cui Mediobanca ha il 12,9%, il forziere assicurativo che ha in pancia 60 miliardi di debito pubblico italiano. Non solo Mediobanca è un boccone interessante di suo. Ha un business solido, tripartito ben equilibrato. Fa credito al consumo; fa attività di merchant e ha in pancia la prima assicurazione italiana. 

 

Non stupisce che Leonardo Del Vecchio un uomo tra i più liquidi d’Italia abbia, prima della crisi, puntato parte delle sue cartucce proprio su Piazzetta Cuccia arrivando a detenere il 9,9% che ne fa il primo socio, dopo l’abbandono totale di UniCredit che ha venduto l’anno scorso tutto il suo pacchetto azionario. 

 

leonardo del vecchio

E in questa terribile crisi, Mediobanca è stata ipervenduta a dispetto della sua solidità. Nel mese intercorso tra il 19 febbraio e il 19 marzo il titolo era arrivato a più che dimezzare le sue quotazioni: da 9,75 euro al minimo di 4,17. Poi il rimbalzo. Oggi Mediobanca vale 5,08 euro per un valore di mercato dell’intera banca di soli 4,5 miliardi. Il che significa essere valutata dal mercato meno della metà del suo patrimonio netto. Un valore molto al di sotto della sua redditività sul capitale. Mediobanca vanta infatti un Rote (un ritorno sul capitale netto tangibile) superiore al 10%; è tra le banche quella con il più basso livello di crediti malati sugli impieghi e vanta livelli di adeguatezza patrimoniale più che soddisfacenti. 

 

Il blocco dell’economia porterà anche Mediobanca a frenare ma i fondamentali sono tali da poter assorbire gli inevitabili contraccolpi. A queste valutazioni, il 45% del suo capitale, Mediobanca appare a sconto. Senza contare la presa su Generali. 

 

E in questa terribile crisi, Mediobanca è stata ipervenduta a dispetto della sua solidità. Nel mese intercorso tra il 19 febbraio e il 19 marzo il titolo era arrivato a più che dimezzare le sue quotazioni: da 9,75 euro al minimo di 4,17. Poi il rimbalzo. 

 

mediobanca nagel

Oggi Mediobanca vale 5,08 euro per un valore di mercato dell’intera banca di soli 4,5 miliardi. Il che significa essere valutata dal mercato meno della metà del suo patrimonio netto. Un valore molto al di sotto della sua redditività sul capitale. Mediobanca vanta infatti un Rote (un ritorno sul capitale netto tangibile) superiore al 10%; è tra le banche quella con il più basso livello di crediti malati sugli impieghi e vanta livelli di adeguatezza patrimoniale più che soddisfacenti. 

 

Il blocco dell’economia porterà anche Mediobanca a frenare ma i fondamentali sono tali da poter assorbire gli inevitabili contraccolpi. A queste valutazioni, il 45% del suo capitale, Mediobanca appare a sconto. Senza contare la presa su Generali. 

 

mustier

LEONARDO E L’ENERGIA

Poi c’è il capitolo difesa. Leonardo con i suoi elicotteri ha bruciato in Borsa oltre 3 miliardi e oggi ne vale solo 3,6. Eni ed Enel sono dimagrite in borsa di un 20-30%, ma sono bocconi troppo grandi per pensare ad assalti di competitor stranieri. L’Edf francese tanto per citare un omologo ha perso più del 40% del suo valore nel frattempo. Terna e Snam si difendono da sole in Borsa dato che sono business regolati e che possono resistere più di altri alle intemperie. 

 

 

QUEI 180 MILIARDI PERSI DA PIAZZA AFFARI

buffagni alessandro profumo

Tanto per dare un’idea complessiva dello sboom collettivo il mercato di Piazza Affari ha lasciato sul campo 180 miliardi di capitalizzazione dalla fine del 2019 al 30 marzo 2020. Un sonoro taglio di valore del 30% distribuiti più o meno su tutti i titoli quotati sul listino. E il Governo parte da qui per rafforzare il suo potere di interdizione. Ma forse le preoccupazioni sono eccessive e rispondono più a una retorica tutta politica. 

 

ANCHE I POSSIBILI COMPRATORI STRANIERI SONO CROLLATI

Se i titoli italiani sono oggi debilitati non che altrove si stia meglio. La Borsa francese, quella tedesca e in genere i mercati azionari internazionali hanno lasciato sul campo perdite analoghe. Se UniCredit tanto per esemplificare oggi vale solo 14,7 miliardi, la francese Societe Generale non supera gli 11 miliardi; le due tedesche insieme Deutsche e Commerzbank valgono quanto la sola UniCredit. Di fronte a questi numeri la domanda da porsi è: chi scala chi? E soprattutto che senso avrebbe, dato che le ferite sono distribuite su tutti?

SEDE SOCIETE GENERALE A PARIGI

 

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