leonardo del vecchio

COME SI DICE GENERALI IN FRANCESE? - L'IDEA A LUNGO TERMINE DI DEL VECCHIO È FONDERE IL LEONE CON QUALCHE CUGINA FRANCESE, TIPO AXA (DA DOVE VIENE DONNET) E CREARE UN GIGANTE COME HA FATTO CON ESSILOR-LUXOTTICA. PER LUI, IL FUTURO È DI GRUPPI SEMPRE PIÙ GRANDI E GLOBALI - L'ASSE CON MUSTIER CONTRO NAGEL, DIFESO PERÒ DAL FRONTE DORIS-BERLUSCONI - GENERALI HA 500 MLD DI ASSET, 60 MLD DI BTP

 

Marcello Zacché per ''il Giornale''

 

Domani, nell' assemblea di Mediobanca, tornerà nell' aria la storia più avvincente del capitalismo nostrano: il futuro delle Generali. Non che lo preveda l' ordine del giorno. Ma è nell' ordine delle cose: l' assemblea dei soci arriva a poche settimane dall' ingresso della Delfin di Leonardo Del Vecchio nel capitale di Mediobanca con una quota del 7%, già salita al 7,5% (e in attesa di autorizzazione Bce per superare il 10). Che poi Del Vecchio, tramite l' ad di Delfin, Romolo Bardin, intervenga in assemblea non è certo. Ma quello che conta, in questa partita, sono i segnali.

LEONARDO DEL VECCHIO NAGEL

 

E l' ingresso del patron di Luxottica in Mediobanca è di quelli forti: è già il terzo azionista delle Generali, con il 4,9% dietro a Caltagirone (5,1%) e, soprattutto, dietro alla stessa Mediobanca (13%). Il che fa di Del Vecchio l' unico socio ad avere un peso nella compagnia triestina sia direttamente, sia indirettamente. Cosa avrebbe in mente?

 

Un' operazione come quella che ha portato a termine in Francia con il gruppo Essilor: una fusione che dà vita a un gigante del settore. E la Francia non è un caso: da anni si parla di un' operazione con Axa. Mai nata per motivi a volte tecnici, a volte finanziari, ma soprattutto politici, perché significherebbe passare allo straniero non un big della moda o delle merendine, ma il campione finanziario nazionale, con i suoi 500 miliardi di attività investite, di cui 60 in Btp.

 

MUSTIER ELKETTE

Chiariamo però che non c' è un piano di Delfin su Generali. O almeno non è stato ancora trovato. Ma esistono fatti e indizi che, messi in fila, portano verso questo scenario. I cui contorni, finanziari e personali, dipenderanno da molti elementi. In questa chiave è centrale il ruolo di Unicredit, la banca guidata dal francese Jean Pierre Mustier, che di Mediobanca è primo socio, con l' 8,8%. E che con Del Vecchio è in ottimi rapporti (l' imprenditore ha una quota di circa l' 1%).

 

leonardo del vecchio

 I due sono stati dalla stessa parte, e contro Mediobanca, nella disputa per il futuro dello Ieo, (Istituto Europeo di Oncologia). In quel caso Unicredit vendette dei terreni vicini allo Ieo alla Fondazione Del Vecchio che propose poi di conferirli allo Ieo. Ciò avrebbe comportato un cambio nel controllo dello Ieo e Alberto Nagel, ad di Mediobanca (primo socio con il 25%) si oppose, avendo la meglio. Ma tra Mustier e Nagel non corre più buon sangue proprio per divergenze di vedute su Mediobanca. Mustier ha da tempo dichiarato che la quota nell' istituto è di natura finanziaria, non strategica: si può vendere. Ma nonostante il titolo abbia guadagnato il 40% in 12 mesi a 10,8 euro, Unicredit avrebbe un prezzo di carico storico sui 13 euro.

 

NAGEL MUSTIER1

In questa logica, Mustier vorrebbe un patto tra grandi soci più stringente e, inoltre, vorrebbe cambiare lo statuto là dove prevede che ad e dg di Mediobanca debbano essere scelti tra dipendenti della banca da almeno tre anni. Ebbene, su queste istanze né Nagel, né altri soci hanno seguito Unicredit. Così, quando Del Vecchio, dopo aver comprato il 7%, ha criticato la strategia di Mediobanca chiedendo discontinuità, a molti è parsa chiara la vicinanza con Unicredit. Anche se la banca non ha commentato la strategia di Nagel né in pubblico né, a quanto risulta, in cda. Preferendo dare il chiaro segnale di un osservatore che si tiene a distanza, concentrato sul proprio piano industriale, in agenda il 3 dicembre.

 

Fin qui gli elementi per tenere vicini Del Vecchio e Unicredit. In una filiera dove, oltretutto, si parla già il francese: quello di Essilor, di Mustier e pure di Philippe Donnet, ad delle stesse Generali e amico personale di Mustier.

 

philippe donnet gabriele galateri di genola alberto minali

Francese è anche la banca, Natixis, che lavora con Del Vecchio alla «scalata» a Mediobanca. E francese è pure Vincent Bolloré, l' altro socio forte di Mediobanca (con il 7,8%) che sta fuori dal patto. E che alle Generali deve il suo ventennale interesse per l' Italia.

 

Lo stesso Bolloré che, spregiudicatamente, con il gruppo Vivendi che controlla, si è già preso Telecom, provando poi a scalare anche Mediaset.

 

Per quanto riguarda gli altri attori, nelle Generali vanno capite le intenzioni di Francesco Gaetano Caltagirone, non tenero nei confronti delle scelte per il rinnovo del cda del 2018; e dei Benetton (4%), il cui manager di riferimento, Gianni Mion, siede nel cda di Essilor-Luxottica. Riguardo a Mediobanca, va registrata la recente uscita del patron di Mediolanum, Ennio Doris, a favore di Nagel. Una posizione, in rappresentanza del mondo Fininvest-Mediolanum, di gran peso all' interno del patto.

philippe donnet

Ultimi Dagoreport

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…