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CONFINDUSTRIA SHOW – IL DOPO BOCCIA SI FA INCANDESCENTE. FUORI ANDREA ILLY, SECONDO I BOOKMAKER LA KING MAKER SARÀ LICIA MATTIOLI. LA GIOIELLIERA TORINESE SA CHE NON HA I NUMERI PER VINCERE: A SECONDA DI DOVE LEI SPOSTERÀ I SUOI CONSENSI FRA CARLO BONOMI E GIUSEPPE PASINI, SI INDIRIZZERÀ LA PARTITA. L’UNICO RISULTATO CERTO, DUNQUE, SEMBRA ESSERE CHE IL PROSSIMO PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SARÀ LOMBARDO

DAGONEWS

 

andrea illy

A poche ore dalla nomina dei tre saggi che dovranno vagliare le autocandidature per la presidenza di Confindustria, Andrea Illy ha tolto il piede dall’acceleratore e si è chiamato fuori dalla corsa, almeno per questa prima fase. Il leader del gruppo triestino ha provato in questi mesi a portare un messaggio di rinnovamento all’interno dell’Aquilotto, ma ha capito in breve che l’ambiente era ben diverso da quello sofisticato di Altagamma a cui era abituato.

 

Non appena sono uscite indiscrezioni di un suo appoggio alla candidatura dell’outsider Giuseppe Pasini, un’asse che avrebbe messo in grande difficoltà la corsa che in Assolombarda speravano senza avversari di Carlo Bonomi, la comparsa di articoli che mettevano in dubbio la tenuta del patto di famiglia con il fratello Francesco per il controllo del gruppo Illy gli ha fatto subito capire che non era benvoluto.

LICIA MATTIOLI 1

 

Capito il messaggio mentre era al forum di Davos, Andrea ha deciso di chiamarsi fuori dalla corsa, lasciando una partita che ormai sembra destinata a vedere solo tre contendenti. Bonomi è partito Papa e ora spera di non trovarsi cardinale, perché gli altri due possibili avversari, quella di “regime” Licia Mattioli e soprattutto il bresciano Pasini, uscito a rompere le uova nel paniere ad Assolombarda, non sembrano demordere.

 

Giuseppe Pasini

Il quinto sfidante, il modenese presidente di Federlegno Emanuele Orsini, sembra invece intenzionato, secondo Radio Confindustria, a portare le proprie truppe a rinfoltire quelle di Pasini, che così anche senza Illy non dovrebbe aver problemi a presentare l’autocandidatura.

Il meccanismo di scelta di chi correrà imposto dalla riforma Pesenti, che Illy nel suo comunicato in cui annunciava il ritiro ha molto attaccato, sembra infatti fatto apposta per controllare il più possibile la successione.

 

Dal momento dell’insediamento dei tre saggi, i veneti Andrea Tomat e Andrea Bolla e la Toscana Carmela Colaiacono, entro il 6 febbraio chi vorrà autocandidarsi dovrà esibire almeno 19 lettere di membri di giunta o il 10% dei voti assembleari. Se Bonomi, partito da due anni e forte di promesse in gran parte del territorio, supererà la soglia solo grazie ad Assolombarda, gli altri due dovranno invece sudarsi le lettere una a una.

carlo bonomi vincenzo boccia

 

Licia Mattioli, come attuale vice presidente,  può contare sull’appoggio, i più dicono dovuto più che sincero, dell’attuale struttura, da Vincenzo Boccia a Marcella Panucci passando per Antonella Mansi. Pasini, invece, come unico vero grande industriale rimasto in campo dopo il ritiro di Illy, può contare su tutta quella imprenditoria manifatturiera scontenta dalla gestione Boccia e che non vedrebbe con favore l’ascesa al trono di Bonomi, in parte perché con i suoi 2 milioni di fatturato il manager milanese è considerato debole, dall’altra perché Assolombarda è così potente che nel momento che avesse anche il presidente governerebbe da sola.

 

silvio berlusconi carlo bonomi

Così, mentre da Roma continuano a partire lettere che impediscono qualsiasi tipo di comunicazione, fra sorrisi di circostanza i cavalli pronti a correre se le danno peggio che al Palio di Siena. Il 6 di febbraio i saggi sapranno in quanti hanno superato il numero legale per gareggiare, e da lì partirà il mercato delle vacche, con dietro le quinte i soliti grandi manovratori di Confindustria, Emma Marcegaglia, Luigi Abete e Antonio D’Amato.

 

CARLO BONOMI

Secondo i bookmaker la king maker sarà Licia Mattioli. La gioielliera torinese sa che non ha i numeri per vincere: a seconda di dove lei sposterà i suoi consensi fra Carlo Bonomi e Giuseppe Pasini, si indirizzerà la partita. L’unico risultato certo, dunque, sembra essere che il prossimo presidente di Confindustria sarà lombardo.

 

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