silvio berlusconi anni ottanta 80

COSA RESTERÀ DI QUESTI ANNI '80? SOLO BERLUSCONI - È L'UNICO NELLA SUA GENERAZIONE A NON AVER VENDUTO L'AZIENDA CHE HA FONDATO. TUTTI GLI ALTRI, VEDI PESENTI, PIRELLI, LUCCHINI, MERLONI, ORLANDO, MARZOTTO, LIGRESTI, DEL VECCHIO, HANNO DOVUTO VENDERE O FONDERE. E ORA È ARRIVATO ALLA BATTAGLIA FINALE, QUELLA CHE INCROCIA. BOLLORÉ, TIM E PERSINO BEPPE GRILLO, RIVELATA DA DAGOSPIA E TUTTORA IN CORSO

 

LA DAGO-ESCLUSIVA: BERLUSCONI, GRILLO E IL PIANO DI CHIUDERE LE PARTITE DI BOLLORÉ CON UNO SCAMBIO TIM-MEDIASET - PARTE I

 

https://m.dagospia.com/grillo-berlusconi-e-il-piano-segreto-per-chiudere-la-partita-della-rete-unica-240304

 

 

PARTE II

 

https://m.dagospia.com/grillo-berlusconi-e-il-piano-per-la-rete-unica-in-mano-italiana-via-cdp-dagoesclusiva-240463

 

 

 

Estratto dall'articolo di Stefano Cingolani per ''Il Foglio''

 

(…)

 

Berlusconi è rimasto l' ultimo tra i "condottieri" degli anni Ottanta, l' unico nella sua generazione a non aver venduto l' azienda che ha fondato. Anzi, sta provando a rilanciarla addirittura su scala europea. L' arcinemico Carlo De Benedetti che allora sfidava il Gotha del capitalismo europeo ha ridotto la sua Cir a poca cosa e ha ceduto persino Repubblica, ultimo vero gioiello al quale sembrava più attaccato che alla stessa famiglia. Ci riprova con un nuovo giornale, chiamato Domani, una scommessa sul futuro, per ora su scala ridotta.

 

silvio berlusconi con veronica lario la ex moglie di putin e i figli

Leonardo Del Vecchio ha piazzato la sua Luxottica a Parigi; non è chiaro se sarà al sicuro nelle mani della Essilor, e forse non ne è certo nemmeno lui; intanto prova a scalare Mediobanca anche se la creatura di Enrico Cuccia non tiene più in mano le sorti del capitalismo italiano, quella dei Pesenti, dei Pirelli, Lucchini, Merloni, Orlando, Marzotto, Ligresti, per non parlare della Montedison nella quale tanto denaro privato e pubblico è stato bruciato.

 

Problemi di eredità, intrighi familiari e spirito imprenditoriale, quella sindrome dei Buddenbrooks che ha colpito le grandi famiglie, l' apertura dei mercati, la globalizzazione, la scarsità di capitali, insomma chi più ne ha più ne metta, i fattori del declino sono davvero molti.

 

Berlusconi ha risolto la successione con un equilibrio tra le sue due famiglie, che si rispecchia anche nel consiglio di amministrazione della Fininvest. L' ultima assemblea ha confermato Marina Berlusconi (presidente), Danilo Pellegrino (amministratore delegato), Barbara Berlusconi, Luigi Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi e Salvatore Sciascia, consiglieri. Assieme a loro, ha nominato Adriano Galliani e Niccolò Ghedini. L' azionariato di Fininvest vede le holding personali di Silvio Berlusconi detenere il 63 per cento circa del capitale, i primi due figli (Marina e Pier Silvio) con oltre il 7 per cento ciascuno, mentre la società comune di Barbara, Eleonora e Luigi ha poco più del 21 per cento.

 

berlusconi bollore vivendi mediaset

Ai soci andrà l' intero utile 2019 della capogruppo pari a un ammontare complessivo di 84,2 milioni di euro. La Fininvest ha registrato l' anno scorso un utile consolidato di 220,3 milioni di euro, in crescita rispetto ai 203 milioni di euro di un anno prima. Tutto a gonfie vele? Non proprio: i ricavi si sono ridotti del 12,3 per cento e ammontano a 3.886 miliardi di euro, colpa della flessione della pubblicità Mediaset. Gli investimenti strategici effettuati, in particolare da Mediaset in Prosiebensat, hanno determinato un peggioramento della posizione finanziaria netta: l' indebitamento a fine 2019 è di 1,3 miliardi da 878,8 milioni di fine 2018. E qui veniamo alla scommessa sul futuro.

 

Un anno fa nasce ad Amsterdam una holding chiamata Mfe, Media for Europe, che fonde la società italiana e quella spagnola e controlla il 20 per cento della tedesca ProsiebenSat. L' obiettivo è creare il nocciolo di una televisione davvero europea. Un progetto che Silvio Berlusconi aveva coltivato fin dagli anni Ottanta, quando entrò in Spagna grazie ai buoni uffici di Felipe Gonzalez, primo ministro socialista, e cercò di stabilire un presidio in Francia con il sostegno dell' allora presidente, anche lui socialista, François Mitterrand che aveva deciso di privatizzare parte della televisione di stato.

 

mediaset prosiebensat

Come lo stesso Berlusconi ha più volte raccontato, l' amicizia con Bettino Craxi lo ha aiutato a far breccia tra i socialisti. Ma se a Madrid le cose sono filate lisce, a Parigi s' è messo di mezzo l' allora sindaco Jacques Chirac, gaullista, che poi diventerà presidente delle Repubblica. Con una ordinanza, la mairie, il municipio, proibisce a La Cinq (così si chiamava la rete di Berlusconi alla cui guida era stato nominato Carlo Freccero) di collocare un' antenna sulla torre Eiffel. Un duro colpo che limitò moltissimo la capacità di trasmissione mentre cominciava una martellante campagna contro "la télé Coca Cola". L' avventura durò sei anni e si concluse nel 1992 mentre in Italia scoppiava Tangentopoli.

 

Adesso ci riprovano i figli Marina e Piersilvio, ancora una volta gli avversari parlano francese con l' aggravante che oggi sono nemici interni guidati da Vincent Bolloré il quale, attraverso Vivendi, detiene il 28,8 per cento di Mediaset. Una volta fuse le attività italiane e spagnole in Media for Europe e dopo che saranno state assegnate le azioni a voto speciale A, Fininvest deterrà il 47,88 per cento dei diritti di voto della nuova holding, Vivendi il 10,42 per cento, mentre Simon Fiduciaria (dove il gruppo francese ha parcheggiato la sua quota principale per non incappare nella legge Gasparri visto che è anche il maggior azionista di Tim) ne avrà il 20,81 per cento.

 

silvio berlusconi con marina e pier silvio

Il calcolo fatto da Mediaset si basa sui proposti rapporti di cambio e assume che gli azionisti mantengano inalterata la propria partecipazione nel capitale sociale, che attualmente vede Fininvest al 44,18 per cento (con il 45,89 per cento dei diritti di voto) e Vivendi al 28,80 per cento, con diritti di voto che le spettano direttamente per il 9,98 per cento, mentre Simon Fiduciaria può esercitarne il 19,94 per cento. L' operazione Mfe viene vissuta da Bolloré come un tentativo di aggirarlo mettendolo con le spalle al muro. Di qui le denunce e i ricorsi giudiziari.

 

 La vicenda è degna dei migliori azzeccagarbugli, infatti spopolano nei tribunali di Amsterdam e di Milano che hanno dato ragione a Mediaset, come in quello di Madrid la cui decisione è attesa forse la prossima settimana. La fiduciaria Simon, sotto la pressione delle autorità italiane, ha immobilizzato il più importante pacchetto di Vivendi che potrebbe essere scongelato solo se cambiassero gli equilibri in Tim dove i francesi, un tempo dominanti, sono ridotti a socio finanziario che deve contrattare ogni mossa con il fondo Elliott e la Cassa depositi e prestiti.

 

MARINA E SILVIO BERLUSCONI

Una doppia gabbia dalla quale Vivendi non riesce a uscire, tuttavia lo scenario è più che mai in movimento. In ProsiebenSat è entrato (con il 12 per cento) il miliardario della Repubblica ceca Daniel Ketínský, che a Parigi possiede il settimanale Marianne e una quota rilevante del Monde. Il sospetto francese che possa agire di concerto con Mediaset non è stato fugato nemmeno dalle smentite ufficiali. Si è rafforzato nel capitale del gruppo tedesco anche il fondo KKR il quale spunta nella vicenda parallela che riguarda Tim e la sorte della rete fissa. (…)

 

Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano finanziario francese Les Echos, Bolloré sarebbe pronto a vendere almeno il 20 per cento del Biscione, sopportando una perdita di 200 milioni, ormai prevista da tempo.

Se i lettori sono riusciti a seguirci in queste intricate battaglie giuridico-finanziarie a cavallo delle Alpi, possiamo introdurre quella che molti considerano la partita decisiva, per la quale è sceso in campo anche Beppe Grillo.

 

Nel suo blog ha prefigurato un aumento della presa su Tim da parte della Cassa depositi e prestiti più qualche azionista privato italiano, in modo da liquidare Vivendi e sbarrare la strada all' espansionismo di fondi internazionali: KKR disponibile a intervenire in una società nella quale Tim collochi la sua rete insieme a quella di Open Fiber; Macquerie pronto a rilevare la quota dell' Enel in Open Fiber ed Elliott azionista di Tim che attende il momento buono per incassare e intanto si libera del Milan vendendolo ad Arnault. Chi paga? E quanto costa? Ci vuole un bel pacco di euro per "liquidare" tutti questi soggetti, soprattutto Vivendi.

beppe grillo davide casaleggio giuseppe conte 2

 

A questo punto voci dal sen fuggite suggeriscono di riaprire un dossier che non era stato mai distrutto, ma soltanto riposto in un cassetto: il matrimonio tra Tim e Mediaset, realizzando quella convergenza tra contenitore e contenuti, araba fenice dell' era digitale. Se ne era parlato nel 2006, poi nel 2014, nel 2016 e ancora nel 2018. Ogni volta la politica si era messa di traverso, però i tempi cambiano.

 

Un Berlusconi europeista che può votare sì al Mes, ammiratore di Angela Merkel un tempo chiamata (secondo la leggenda) "culona inchiavabile", garante del Partito popolare, desideroso di raddrizzare lo squilibrio con Salvini, pronto a entrare a governo "con una nuova maggioranza" (parole sue), insomma il Berlusconi che potrebbe farsi chiamare di nuovo Cavaliere, diventa tutta un' altra cosa.

 

luigi gubitosi foto di bacco

Sul versante degli affari potrebbe significare un accordo con Vivendi, sistemando nel reciproco interesse le partecipazioni che finora hanno prodotto perdite e grattacapi. Come? Trovando un compromesso. Vivendi può restare come azionista di minoranza, in Tim, in Mediaset e in Mfe, aspettando il decollo della tv europea che valorizzerebbe anche la sua quota. La grande tregua giuridico-finanziaria farebbe da pendant alla grande tregua politica: un' ampia maggioranza per affrontare la crisi, una coalizione all' italiana nelle forme che la fantasia tricolore consentiranno.

 

kretinsky

Troppe cose sono incagliate, troppi quattrini congelati, troppi destini politici in bilico. Scenari da solleone, sogni di una notte di mezza estate. O no?

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…