erdogan putin zelensky

COSE TURCHE! – PER INGOLOSIRE GLI OLIGARCHI RUSSI IN FUGA DALLE SANZIONI OCCIDENTALI A RESTARE IN TURCHIA ERDOGAN HA MESSO A PUNTO LA SUA RICETTA: CHIUNQUE INVESTA ALMENO 250MILA DOLLARI IN IMMOBILI NEL PAESE, OPPURE 500MILA DOLLARI IN TITOLI DI STATO DOPO 4 MESI SI RITROVA UN PASSAPORTO TURCO IN MANO - IL DOPPIO GIOCO DI ERDOGAN: PUR ESSENDO LA TURCHIA IL SECONDO ESERCITO DELLA NATO, IL SULTANO DI ANKARA NON HA MAI ADERITO ALLE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA. ANZI HA CAPITO CHE...

Roberto Bongiorni per “il Sole 24 Ore”

 

ERDOGAN PUTIN

Non era un caso fortuito. Né una coincidenza. I turchi hanno capito presto la ragione dell'insolito traffico di lussuosi yacht che in febbraio agitava le acque dei loro porti. La guerra ucraina sarebbe scoppiata da lì a pochi giorni. Ma è stato nelle settimane successive che il numero delle imbarcazioni è andato aumentando. D'altronde, quando le sanzioni occidentali hanno preso come bersaglio anche il patrimonio degli oligarchi russi, in molti casi congelando i loro beni, chi ha potuto ha portato in salvo quanto poteva. 

 

erdogan con putin lukashenko e altri sinceri democratici al tavolo a samarcanda

Per evitare che fossero sequestrati, i loro yacht hanno così lasciato le acque territoriali dell'Unione Europea e del Regno Unito. Qualcuno è finito a Dubai, pochi altri alle isole Maldive. Ma la destinazione di gran lunga più popolare è stata proprio la Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan. Già a fine maggio, si poteva riconoscere la miniflotta del più famoso tra gli oligarchi russi, Roman Abramovich. D'altronde la famosa Eclipse, una nave di 162 metri costata oltre 470 milioni di dollari, non poteva passare inosservata. 

 

Così come la My Solaris, 139 metri di lusso sull'acqua per un valore di 505 milioni di dollari. Anche la Garcon, 66,7 metri, e la Halo, 55 metri non facevano comunque cattiva figura. Quattro imbarcazioni hanno un valore superiore al miliardo di dollari.

 

recep tayyip erdogan volodymyr zelensky antonio guterres

Perché proprio la Turchia? Non è un segreto che in questo conflitto Erdogan abbia giocato su due tavoli. Pur essendo la Turchia il secondo esercito della Nato, che Mosca accusa di essere parte attiva in questa guerra al fianco dell'Ucraina, il presidente turco non ha mai aderito alle sanzioni contro la Russia. Anzi. Ha compreso che si presentava un'occasione forse irripetibile. 

 

Per un Paese in crisi economica, e soprattutto a corto di valuta pregiata, non bisognava farsi sfuggire quel ristretto gruppo di oligarchi, con i loro immensi patrimoni al seguito, ma anche tutti quei milionari che dalla Russia facevano spola con Londra.

 

recep tayyip erdogan volodymyr zelensky

La relazione tra Turchia e Russia affonda la radici nella storia. È molto complessa. A tratti incestuosa. Come spiegare altrimenti gli affari prosperosi tra due Paesi che si trovano sui fronti opposti, direttamente o per procura, in diverse guerre, tra cui Libia, Nagorno Karabakh e Siria?

 

La ricetta di Erdogan per invogliare i miliardari russi a restare nel Paese, con la speranza di vederli investire, è semplice: chiunque investe almeno 250mila $ in immobili, oppure 500mila $ in titoli di Stato, società, fondi di investimento o un conto bancario locale, si ritrova al più tardi dopo quattro mesi un passaporto turco.

 

Per gli oligarchi russi non poteva esserci opzione migliore: un Paese che li accoglieva, disposto ad agevolarli, con un mercato finanziario comunque maturo, e con una posizione di neutralità nel conflitto tra Russia e Ucraina. 

 

recep tayyip erdogan vladimir putin vertice di sochi

E dunque, ancora una volta, non è una coincidenza se proprio lo scorso febbraio il mercato immobiliare turco si è quasi surriscaldato. Secondo l'istituto statistico turco le vendite di case ad acquirenti stranieri a febbraio sono cresciute del 55% su base annua. Le vendite di immobili a cittadini russi sono aumentate del 96%, e quelle agli ucraini dell'85 per cento.

 

Una corsa agli acquisti (stranieri) continuata anche in marzo, con una crescita ulteriore del 21 per cento. Così mentre in Ucraina si combatteva, sulle coste turche nascevano nuove società, soprattutto nel settore alberghiero, ma non solo. In marzo i russi avrebbero aperto 64 società in Turchia, quattro volte di più rispetto a febbraio. Un numero cresciuto ancora ad aprile. 

 

recep tayyip erdogan vladimir putin vertice di sochi

Il contesto è favorevole: per aprire una società bastano cinque giorni e 3.400 dollari. Agli occhi dei Governi occidentali, la Turchia è divenuta per i russi la "porta sul retro" per evadere le sanzioni. Il ministro turco delle Finanze Nureddin Nebati ha subito rispedito al mittente le critiche, definendo i rapporti commerciali con la Russia come «relazioni di buon vicinato». 

 

erdogan 2

Poco importa che i flussi netti classificati dalla banca centrale turca come "errori netti e omissioni", denaro la cui origine non è chiara, hanno raggiunto il record di 28 miliardi $ nei primi otto mesi del 2022. E che tali flussi abbiano finanziato circa il 70% del disavanzo delle partite correnti, pari a 40 miliardi di dollari. L'Occidente dovrà farsene una ragione. La nuova casa degli oligarchi russi è quella Turchia di Erdogan sempre più lontana dall'Europa.

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)