tim open fiber

DIETA A BASE DI FIBRA – IL CORONAVIRUS PORTERÀ ALLA FUSIONE TRA TIM E OPEN FIBER? CI SONO TUTTI I PRESUPPOSTI, GUBITOSI LO AUSPICA CHIARAMENTE, MA C’È DA CONVINCERE ENEL – CHE IL MOVIMENTO 5 STELLE ABBIA VOLUTO CRISOSTOMO A PRESIDENTE DEL GRUPPO ENERGETICO PER FAR CEDERE STARACE?

 

 

Carlotta Scozzari per www.businessinsider.com

 

open fiber fibra ottica

Con la crisi economica conseguente al Covid-19 da Sars-Cov-2 sembra farsi più urgente un’operazione nell’aria ormai da tempo: la fusione tra Open Fiber e Tim per dare vita al campione italiano della fibra ottica. Su Affari&Finanza del 25 maggio, del resto, l’economista Alessandro Penati lo ha scritto senza tanti giri di parole: per le due società, ognuna con i propri problemi da risolvere, il matrimonio sembra proprio essere diventato una tappa obbligata.

 

luigi gubitosi foto di bacco

La volontà di unire le forze emerge abbastanza chiaramente dalle parole pronunciate qualche giorno fa dall’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, durante la conference call per la presentazione dei conti. In Italia, ha detto Gubitosi, si registra da qualche tempo “un contesto politico sempre più favorevole alla rete unica” che potrebbe appunto nascere dall’unione di intenti delle infrastrutture di Tim e di Open Fiber. “In passato abbiamo discusso a lungo della questione Open Fiber, ma penso che ora sia tempo di passare ai fatti: speriamo che il governo ci possa aiutare a districare questo puzzle”. Anche perché, ha aggiunto il numero uno del gruppo telefonico, l’attuale modello potrebbe non reggere ancora a lungo (e qui si torna al ragionamento di Penati): “Open Fiber compete contro di noi e tende ad avere prezzi inferiori e costi più alti, non so quanto sarà sostenibile nel lungo termine”.

 

open fiber

Proprio Open Fiber, nei giorni scorsi, ha aggiornato il suo piano industriale ampliando gli obiettivi di copertura per realizzare la rete in fibra. Per finanziare il piano, oltre a 550 milioni di nuovo debito bancario (come scritto da Repubblica), è necessario anche un aumento di capitale da 450 milioni (anticipato dall’agenzia Bloomberg) per il quale i due soci paritetici di Open Fiber, Cdp ed Enel si sono già detti disponibili, per un esborso che dunque dovrebbe essere sui 225 milioni a testa. “L’aggiornamento del piano – ha detto l’ad di Open Fiber, Elisabetta Ripa, in una intervista ad A&F – si muoverà lungo tre direttrici: l’ampliamento delle coperture alle aree grigie e distretti industriali, l’accelerazione nelle aree oggetto di intervento e infine i nuovi servizi legati alla connettività”.

francesco starace

 

Tuttavia, se Cassa depositi e prestiti appare favorevole a una fusione di Open Fiber con Tim, di cui tra l’altro è anche azionista di peso al 9,9% dietro ai francesi di Vivendi che hanno in mano quasi il 24%, lo stesso al momento non sembra si possa dire per Enel.

 

TIM VODAFONE INWIT LUIGI GUBITOSI GIOVANNI FERIGO ALDO BISIO

Come sottolineato da Startmag.it, infatti, nella nota in cui spiega che parteciperà all’aumento di capitale, il gruppo dell’energia guidato dall’amministratore delegato, Francesco Starace, tiene a precisare che la cosa “è del tutto indipendente e del tutto scollegato rispetto ad ipotesi di convergenza in una rete unica, ma risponde alla necessità molto evidente come visto in queste settimane di perseguire con decisione e velocità l’opera di cablaggio in fibra dell’Italia che abbiamo iniziato con Cdp attraverso Open Fiber”.

 

ENEL STARACE

“A nostro avviso – scrivono non a caso gli analisti di Equita sim nella nota del 25 maggio – il rischio competitivo portato da Open Fiber, per quanto a oggi ancora poco visibile sui numeri di Tim e in ritardo rispetto alle iniziali aspettative, è credibile e sostenuto dalla capacità di finanziamento dei soci. Per questo motivo, riteniamo che l’aggregazione possa essere lo scenario preferibile per Tim e che possa servire anche ad accelerare la copertura a banda ultralarga nelle aree grigie e bianche, un tema divenuto più importante socialmente con l’emergenza Covid”.

Michele Crisostomo

 

Sì, ma pare ci sia da convincere Enel. Che per Starace sia fondamentalmente una questione di prezzo? È possibile. Nel frattempo, è utile notare che in una recente intervista doppia al Sole 24 ore, in cui Starace è stato affiancato dal neo presidente Michele Crisostomo, quest’ultimo – come messo in evidenza dalla nota di Equita del 25 maggio – ha concesso che il modello possa essere quello della rete unica, ma che consenta la competizione rispetto all’infrastruttura. Da qui l’ipotesi degli analisti di Equita di una separazione tra rete e clienti. A ogni modo, che, voluto dal Movimento 5 stelle, Crisostomo possa essere approdato in Enel per convincere Starace a cedere sulla fusione tra Tim e Open Fiber non sembra proprio si possa escludere.

 

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