capannoni inutilizzati in veneto

DUE CUORI E UN CAPANNONE - IN VENETO SU 92 MILA EDIFICI INDUSTRIALI 11 MILA SONO VUOTI E INUTILIZZATI (A CAUSA DELLA CRISI) E HANNO UN VALORE COMMERCIALE CHE SFIORA I QUATTRO MILIARDI DI EURO - SONO SPARSI IN UN'INFINITÀ DI AREE CHE OCCUPANO IN TOTALE 41.300 ETTARI DI TERRENO, IL 18,4% DEL TERRITORIO - ASSINDUSTRIA: "CENSIRLI È IL PRIMO PASSO PER ATTIRARE NUOVI INVESTIMENTI"

Danilo Guerretta per “la Stampa”

 

CAPANNONI INUTILIZZATI IN VENETO

Una fila interminabile, lunga 250 chilometri. È quella che formerebbero, uno dopo l' altro, i capannoni dismessi e inutilizzati del Veneto. Sono oltre 11 mila su 92 mila, più di uno su dieci, e hanno un valore commerciale che sfiora i quattro miliardi di euro. È nel cuore del Nord-Est che c' è la più alta concentrazione di capannoni, uno ogni 54 abitanti, sono sparsi in un' infinità di aree industriali e artigianali che occupano in totale 41.300 ettari di terreno, il 18,4% del territorio.

 

La maggior parte delle strutture si trova nelle province di Padova e Treviso, quelle dove la crisi ne ha fatti chiudere di più e dove i cartelli attaccati alle recinzioni con scritto "vendesi" sono ormai sbiaditi.

 

Per Assindustria Venetocentro, che riunisce gli imprenditori delle due province, rappresentano un' emergenza la cui soluzione non può più essere rinviata. È per questo che assieme ai presidenti delle Province e alle Camere di Commercio hanno siglato un accordo con lo scopo di dare una nuova vita a quelli che erano il simbolo della locomotiva dell' Italia.

 

CAPANNONI INUTILIZZATI IN VENETO

La nuova vita dei capannoni non passa necessariamente per il loro abbattimento. Possono essere messi a disposizioni di enti e amministrazioni pubbliche, delle piccole e medie imprese che cercano spazi per ampliarsi o di multinazionali alle ricerca di un' area dove insediarsi. Prima però serve una grande opera di ricognizione e mappatura per capire dimensioni, esatta posizione, stato di abbandono, l' eventuale presenza di infrastrutture e sottoservizi.

 

Piccole imprese e ricerca Si tratta di censire circa 32 mila capannoni, raccogliendo in un' unica grande banca dati le informazioni attualmente disperse tra enti locali (comuni e province), catasto ma anche fornitori di servizi come aziende telefoniche, gestori di gas ed elettricità o Google Maps. «È il primo progetto in Italia che mappa aree ed edifici produttivi, tanto più in un territorio così esteso - spiega Massimo Finco, presidente degli industriali di Padova e Treviso -. L' obbiettivo è molteplice: supportare le pubbliche amministrazioni nelle loro politiche urbanistiche, favorire le scelte di possibili investitori e promuovere un modello urbanistico meno rigido nelle destinazioni d' uso».

CAPANNONI INUTILIZZATI IN VENETO

 

Un progetto che entrerà a regime entro il 2020 e che sarà attuato in tre fasi: la ricognizione delle aree produttive, l' individuazione dei singoli edifici e dei lotti liberi con costruzione della banca dati e l' elaborazione di un atlante telematico in costante aggiornamento. Solo dopo queste tre fasi è previsto l' abbattimento dei capannoni non più idonei. Tra gli obiettivi anche quello di mettere meglio in rete gli imprenditori che operano nella stessa area e che potrebbero avere la necessità di progetti e servizi comuni come una mensa aziendale o un asilo per i figli dei dipendenti.

 

CAPANNONI INUTILIZZATI IN VENETO

«Crediamo che aree produttive di qualità siano attrattive anche di nuovi investimenti e di conseguenza nuovi posti di lavoro - spiega Maria Cristina Piovesana, presidente vicario di Assindustria Venetocentro -. E anche questo verrà favorito dal nuovo atlante telematico che andremo a elaborare». Il Veneto, secondo gli imprenditori, ha tutte le caratteristiche per ambire a essere un modello di rigenerazione, recupero e riuso del territorio. Ma gli industriali da soli non possono vincere la scommessa: «Servono leggi e regolamenti meno rigidi in materia urbanistica, forti investimenti pubblici - continua Massimo Finco -. Meccanismi come crediti edilizi, sgravi fiscali o contributi pubblici da parte della Regione o dei Comuni».

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