benzina benzinaio coronavirus

IL DURO LAVORO DELLA POMPA – TRA I SETTORI PIÙ PENALIZZATI DAL LOCKDOWN C’È STATO QUELLO DELLA DISTRIBUZIONE DEL CARBURANTE: INDICATO DAL GOVERNO TRA LE ATTIVITÀ ESSENZIALI, LE STAZIONI DI SERVIZIO SONO DOVUTE RESTARE APERTE NONOSTANTE QUASI NESSUNO ANDASSE A FARE RIFORNIMENTO -  I DISTRIBUTORI SONO ANDATI AVANTI CON INCASSI MEDI NELL’ORDINE DEI 10 EURO AL GIORNO, MA I COSTI DI GESTIONE…

Pietro Saccò per "www.avvenire.it"

 

benzina benzinaio coronavirus

Pochissime aziende sono state davvero avvantaggiate dalle regole del lockdown. Pochi settori industriali però sono stati penalizzati più di quello della distribuzione di carburante. Indicate dal governo tra le attività «essenziali» da garantire anche in tempi di pandemia, le stazioni di servizio sono dovute restare aperte nonostante quasi nessuno andasse a fare rifornimento. Quindi i costi di gestione sono rimasti mentre gli incassi sono precipitati.

 

pompe di benzina

Nel confronto con un anno fa, a marzo i consumi di benzina sono crollati del 52%, quelli di gasolio del 41% secondo i calcoli dell’Unione petrolifera. Il bilancio di aprile sarà anche peggiore, con una caduta del 60% per il gasolio e del 75% per la benzina. I distributori vanno avanti con incassi medi nell’ordine dei 10 euro al giorno, ha fatto notare qualche settimana fa la Faib, che associa i gestori che aderiscono a Confesercenti.

 

Dopo che a fine marzo le associazioni dei benzinai avevano spiegato che senza un aiuto dallo Stato non avrebbero potuto garantire il servizio, il governo li ha incontrati in due tavoli tecnici e ha promesso una serie di misure per sostenere la loro attività. Poi il nulla.

tanica di benzina

Faib, Fegica e Figisc Confcommercio sono tornate a chiedere al governo di concretizzare gli impegni presi.

 

Hanno allegato alla lettera inviata all’esecutivo il 22 aprile la lista di 200 micro-imprese autostradali che hanno cessato il rifornimento per mancanza di liquidità e hanno posto il problema in maniera molto chiara: chi può costringere un gestore a tenere aperto l’impianto quando non ha più i soldi per farlo?

 

La settimana scorsa le quotazioni del petrolio americano Wti sono crollate in negativo per la prima volta nella storia: i trader che comprano i derivati basati sul petrolio per speculare si sono alla fine scontrati con la realtà. Ogni mese arriva il momento in cui quei “derivati” scadono e chi ha in mano il contratto deve provvedere a ritirare i barili di petrolio dall’enorme centro di stoccaggio di Cushing, in Oklahoma.

 

benzinaio chiuso

Di solito non ci sono problemi: il trader vende il contratto a un compratore reale e la questione è chiusa. Stavolta però i compratori reali non c’erano, il centro di stoccaggio era intasato e chi speculava è stato costretto a pagare qualcuno perché accettasse di sollevarlo dall’onere di trovare un posto dove mettere il petrolio acquistato.

 

Sui contratti di giugno si rischia il bis. Ora le quotazioni del Wti sono sui 15 dollari. È comunque troppo poco per i piccoli produttori di shale oil americano, che hanno bisogno di prezzi superiori ad almeno i 45 dollari al barile. «Parliamo di 6mila imprese indipendenti già molto indebitate. Questa crisi le investe in pieno, mentre le major come Exxon o Chevron hanno le spalle larghe. Così come Eni in Italia» spiega l’economista Alberto Clò, direttore di Rivista Energia.

pompe di benzina

 

La tensione sulle quotazioni, aggiunge Clò, è destinata a durare: «C’è un vuoto di domanda ampiamente superiore alla capacità dei produttori di compensarla. L’accordo “storico” all’Opec+ per il taglio di 9,7 milioni di barili non è storico per niente, quando il calo della domanda è tre volte tanto. Gli Stati produttori riducono le estrazioni perché non riescono a vendere, non perché lo abbiano deciso loro. Da questa situazione, però, non ci guadagna nessuno».

 

Non è un problema solo degli sceicchi o dei petrolieri del Texas. Anche in Italia tutto il downstream – cioè l’attività di raffinazione, trasporto, stoccaggio e distribuzione di prodotti petroliferi – attraversa una situazione drammatica. Le 13 raffinerie rimaste nel nostro Paese dopo la profonda crisi degli anni passati avevano comprato petrolio a prezzi superiori di circa il 60% rispetto alle quotazioni attuali e il crollo dei prezzi ha generato un ammanco di cassa di oltre 4 miliardi di euro nel giro di pochi giorni. Gli impianti lavorano al “minimo tecnico”. Per un settore che occupa direttamente 21mila persone che diventano 130mila con l’indotto servono «interventi straordinari di sostegno» ha chiesto Claudio Spinaci, presidente dell’Unione Petrolifera.

crollo del prezzo del petrolio

 

Lo scorso anno, quando ha annunciato il piano di divestment dalle fonti fossili, l’enorme fondo sovrano norvegese ha chiarito che continuerà a investire su diverse aziende petrolifere perché, come ha spiegato il ministro delle Finanze, «si prevede che quasi tutta la crescita dell’energia rinnovabile nella prossima decade sarà guidata da aziende che non hanno l’energia rinnovabile come loro principale business ».

 

treni pieni di petrolio parcheggiati nelle stazioni

In Italia, l’Unione Petrolifera ricorda che in uno scenario di taglio delle emissioni di CO2 «la raffinazione dovrà investire per rispondere alla de– carbonizzazione, i depositi per accogliere i nuovi prodotti, la distribuzione per soddisfare la nuova domanda di mobilità». Per questo, in vista della Fase 2 e più in generale di una ripresa dell’economia europea in chiave ecologica, i petrolieri italiani chiedono di «porre ancora maggiore attenzione nella valutazione degli interventi più efficaci, in termini di costi per gr di CO2 evitata, cogliendo appieno tutte le potenzialità delle filiere esistenti».

 

stoccaggio del petrolioil tracollo del prezzo del petrolio illustrazione axiosvagoni pieni di petrolio parcheggiati nelle stazioniPREZZI BENZINA IN AUTOSTRADA

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”