andrea orcel unicredit russia

ECCO PERCHE' ORCEL NON SE NE VA DALLA RUSSIA NONOSTANTE ANCHE LA BCE SI SIA INCAZZATA PER IL MANCATO RITIRO DI UNICREDIT –  LA CONTROLLATA RUSSA DELL'ISTITUTO GUIDATO DA ORCEL NEGLI ULTIMI 9 MESI HA SFORNATO UTILI PER 700 MILIONI - LE RAGIONI DEL BUSINESS PREVALGONO SULLE SCELTE POLITICHE IN UNA STAGIONE IN CUI SI STA AVVERANDO IL SOGNO DEL CEO DI RIPORTARE UNICREDIT IN SCIA ALLA RIVALE DI SEMPRE INTESA…

 

Fabio Pavesi per Verità e Affari

 

andrea orcel

Ci sono le ragioni della politica e della solidarietà internazionale e c’è la “realpolitik” delle ragioni del business. Che spesso finisce per prendere il sopravvento. Pare sia il caso di UniCredit e della sua posizione in Russia su cui nei giorni scorsi, come ha riferito il Financial Times, si sarebbero acuite le tensioni con la Bce sul mancato ritiro della banca di Piazza Gae Aulenti dalle sue attività nel paese di Putin, colpito dalle sanzioni dei Paesi occidentali da quando è stata invasa l’Ucraina.

 

Non si sa quanto siano fondate accuse e attriti tra la Banca Centrale e l’istituto guidato da Andrea Orcel. Di certo però resta il fatto che UniCredit ha solo marginalmente ridotto le sue attività, tramite la controllata Ao UniCredit Bank, che da anni opera nella Federazione Russa. Lo mostrano una serie di dati allegati anche all’ultima trimestrale del gruppo.

unicredit in russia

 

RESTA ELEVATA L’ESPOSIZIONE

Il volume dei crediti netti alla clientela di UniCredit Bank in Russia erano a fine settembre del 2022 di 9,6 miliardi di euro. Scesi sì, ma di una percentuale irrisoria: a giugno il volume era di 10,8 miliardi e a fine del 2021 poco prima dello scoppio della guerra si attestavano a 11 miliardi. Come si vede in 9 mesi il calo è stato “soli” 1,4 miliardi, poco più del 12% del portafoglio crediti. E tutto sommato l’esposizione di UniCredit verso la Russia non è tale da pregiudicare l’intero assetto di capitale della banca dato che vale poco meno del 2% del totale del portafoglio creditizio del gruppo.

 

unicredit

Ma evidentemente deve pesare più di quel che statisticamente rappresenta, dato che da una iniziale posizione del suo ad Andrea Orcel, aperto alla richiesta di lasciare il Paese in accordo con il pacchetto sanzionatorio europeo, quella posizione si è via via stemperata. A metà marzo di quest’anno, a poche settimane dall’invasione, UniCredit aveva dichiarato di stare valutando l’uscita dalla Russia, anche se con qualche distinguo: “Ovviamente abbiamo bisogno di considerare seriamente l'impatto e le conseguenze e la complessità del distacco di una banca completa dal paese", aveva spiegato il ceo Andrea Orcel in una conferenza organizzata da Morgan Stanley.

 

E in quell’occasione, l'istituto aveva dettagliato i numeri di un’eventuale exit strategy. La banca aveva calcolato allora che “nello scenario estremo, ossia nel caso in cui l'esposizione non possa essere recuperata e venga azzerata, l'impatto sui coefficienti di capitale sarebbe di 200 punti base. La svalutazione completa, compresa l'esposizione transfrontaliera, costerebbe circa 7,5 miliardi. La massima perdita potenziale nel caso in cui il valore del rublo si approssimi allo zero è di circa 1 miliardo di euro”. Poi lentamente piccoli passi indietro. Già a giugno Orcel dichiarava “Dobbiamo guardare alla sostanza e non alle parole.

ANDREA ORCEL

 

L’uscita dalla Russia è complicata. Ad oggi abbiamo accantonamenti che ci consentono di considerare tutte le opzioni senza altri impatti sul capitale. Su questa base, possiamo considerare le migliori opzioni senza pressioni sul capitale o stress da non essere in grado di assorbire. Abbiamo chiaro cosa gli stakeholder vogliono che facciamo e stiamo andando in quella direzione, e lo comunicheremo quando le cose sono eseguite”. E ancora “Abbiamo chiara la nostra posizione e siccome siamo una banca occidentale abbiamo chiaro cosa gli stakeholder vogliono. Valutiamo le nostre possibilità con razionalità", disse l’estate scorsa.

 

ORCEL SEMPRE PIU TIEPIDO

Poi a settembre, meno di 2 mesi fa, la posizione si fa ancora più cauta. In merito alla Russia Orcel confermava che la banca stava cercando di uscire ma che non aveva nessuna fretta di disimpegnarsi. “Un'uscita immediata dalla Russia sarebbe stata una reazione emotiva e anche immorale perchè sarebbe stato un regalo alle persone a cui stai cercando di opporti", disse il ceo ribadendo che la banca sta lavorando all'uscita, tenendo anche conto dei circa 4 mila dipendenti che "sono stati con noi per oltre 15 anni".

Come si vede più il tempo passava, più il potente Ceo di UniCredit ammorbidiva la posizione iniziale di abbandono.

LA CONTROLLATA RUSSA FA PROFITTI ELEVATI

andrea orcel intervistato da laura chimenti

E di fatto come mostrano i numeri del bilancio di fine settembre, UniCredit è ancora ampiamente in Russia. Non deve essere facile lasciare di punto in bianco un paese che ha sempre portato negli anni lauti profitti a UniCredit. Già perché la Russia, contrariamente ad altri Paesi dell’Est dove UniCredit ha preso negli anni parecchie batoste, è sempre stata molto profittevole. Nel 2020 ad esempio UniCredit bank con le sue 70 filiali e i 4mila dipendenti ha portato a casa 145 milioni di euro di utili netti su poco più di 500 milioni di euro di ricavi. Ma nell’intero ultimo decennio era arrivata a produrre utili medi annui tra i 250 e i 300 milioni di euro. Non male per una banca che viaggiava a ricavi nell’ordine dei 500-600 milioni di euro ogni anno almeno dal 2011. Una profittabilità elevatissima che ovviamente si riversava nel gruppo con copiosi dividendi ogni anno. Poi certo con l’invasione le cose sono cambiate. Quest’anno niente utili perché UniCredit ha provveduto a svalutare crediti della sua controllata moscovita per 985 milioni nel corso dei 9 mesi, portando UniCredit Bank in perdita per 283 milioni. Il grosso della svalutazione prudenziale è stata fatta già a fine marzo, un mese dopo l’avvio della guerra, per 1,2 miliardi. Ma già nel secondo e terzo trimestre Orcel ha già rivalutato crediti per oltre 250 milioni, segno che in UniCredit si pensa di poter recuperare buona parte dell’iniziale writedown.

CHRISTINE LAGARDE ANNUNCIA IL RIALZO DEI TASSI

 

Del resto sui ricavi e sugli utili operativi la controllata russa si è messa a risplendere con un incremento dei ricavi di oltre il 100% in 12 mesi portando il tetto delle entrate a 905 milioni dai poco più di 420 milioni di un anno prima. E con un utile operativo pre-svalutazioni salito a ben 700 milioni da 248 di 12 mesi addietro. Vista così ben si capisce la ragione del business che travalica ogni altra considerazione geo-politica. La Russia può tornare a sfornare utili stellari per UniCredit e allora andarsene significherebbe una perdita secca.

Andrea Orcel

 

Tra l’altro in una stagione in cui si sta avverando il sogno, neanche tanto recondito, di Orcel, da quando è diventato ad di UniCredit nell’aprile del 2021. Riportare UniCredit in scia alla rivale di sempre Intesa, facendo dimenticare gli anni bui della banca di Piazza Gae Aulenti. Ci sta riuscendo. In poco meno di un anno mezzo ha rivoltato la banca come un calzino facendola tornare a fare ricavi. Ha tenuto bassi i costi operativi e ha accantonato il meno possibile, grazie all’ottima asset quality della banca ereditata dal poderoso lavoro di pulizia (e perdite conseguenti) dei suoi predecessori Ghizzoni e Mustier che hanno badato più a pulire la banca che a sviluppare i ricavi. Un mix di misure che l’hanno portato a proiettare UniCredit verso l’obiettivo di oltre i 18 miliardi di ricavi a fine del 2022 con un utile superiore ai 4,8 miliardi.

andrea orcel

 

La rincorsa ha avuto successo, ma se avesse lasciato la Russia quella sfida con Intesa l’avrebbe persa per le inevitabili svalutazioni. Basti pensare che la controllata russa è in carico a bilancio sopra i 3 miliardi di euro e sforna utili operativi per la bellezza di 700 milioni solo nei primi 9 mesi del 2022. Azzerare tanto ben di Dio avrebbe avuto un impatto non indifferente negli ottimi conti di UniCredit. Tanto per dare un’idea di confronto Intesa ha ridotto del 65% l’esposizione verso la Russia che è scesa a 1,3 miliardi contro i quasi 10 miliardi di UniCredit e la rivale ha di fatto azzerato il valore di carico della sua controllata russa. Forse così si capisce meglio la riluttanza di Orcel a buttare il bambino con l’acqua sporca. Ucraina sì, Ucraina no.

lagardeAndrea Orcel

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi mps

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! LA VITTORIA DI CALTAGIRONE AL PALIO BANCARIO DI SIENA NON APPARE SCONTATA: LA LISTA ALTERNATIVA DI TORTORA-LOVAGLIO RIAPRE I GIOCHI – TUTTO GIRA INTORNO ALLA DECISIONE DELLA HOLDING DELFIN, PRIMO SOCIO DI MPS COL 17,5%: VOTERÀ LA LISTA DEL CDA IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE O SI ASTERRÀ? – MA ANCHE L’ASTENSIONE DEL GRUPPO GUIDATO DA UN FRANCESCO MILLERI SEMPRE PIU' TERRORIZZATO DALL’INCHIESTA GIUDIZIARIA DI MILANO E DALLA LITIGIOSITÀ DEGLI OTTO EREDI DEL VECCHIO, POTREBBE GIOCARE A FAVORE DI LOVAGLIO - COME MAI IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI, SUGGERITO DA MILLERI, SI SAREBBE MOSSO A FAVORE DI LOVAGLIO? - COSA FARANNO GLI INVESTITORI ISTITUZIONALI CHE HANNO QUASI IL 60% DEL CAPITALE MPS? - CON LA QUOTA DEL 4,8%, IL MEF DI GIORGETTI E UN GOVERNO AZZOPPATO DALLA DISFATTA DEL REFERENDUM SI MUOVERANNO DIETRO LE QUINTE PER SOSTENERE UNO DEI CONTENDENTI O MANTERRANNO UNA RIGIDA NEUTRALITÀ? AH, SAPERLO…

maurizio gasparri antonio tajani paolo barelli forza italia fabrizio corona massimo giletti marina berlusconi

DAGOREPORT - QUANTE PROBABILITÀ HA MAURIZIO GASPARRI DI RESTARE NELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI? POCHE, POCHISSIME, QUASI ZERO - DI PIU': PER LA FELICITÀ DI GIANNI LETTA, L'EX CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA AL SENATO NON SARÀ PIÙ IL “PLENIPOTENZIARIO” DI TAJANI A VIALE MAZZINI. E COSI' NON POTRÀ PIÙ “SABOTARE” SIMONA AGNES - COME È ALTRETTANTO CERTO CHE SCOMPARIRANNO DALLE TRASMISSIONI RAI LE INNUMEREVOLI INTERVISTE DELL’EX COLONELLO AN DI FINI. COME NON ASSISTEREMO PIÙ ALLE OSPITATE "A TUTTO GAS" DI FABRIZIO CORONA IN CHIAVE ANTI MARINA E PIER SILVIO, DI CUI NE PAGA IL PREZZO L’INCAUTO MASSIMO GILETTI - SI SALVA (PER ORA) DALL’EPURAZIONE IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DI FORZA ITALIA, PAOLO BARELLI. E UN GRAZIE LO DEVE RIVOLGERE AL FIGLIOLO GIANPAOLO SPOSATO CON FLAMINIA TAJANI - VIDEO: IL "FAR WEST" DI SALVO SOTTILE CON GASPARRI CHE SI SCAGLIA CONTRO "REPORT" DI RANUCCI

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...