LA “FABRICA” DEGLI AFFARI ANCORA IN CORSO TRA IL GRUPPO CALTAGIRONE E MPS – LA SGR, CONTROLLATA COL 49% A TESTA DALLA BANCA E DALL’EX VICEPRESIDENTE E AZIONISTA, DA ANNI E’ LO SNODO DI UN FLUSSO COSTANTE DI OPERAZIONI CHE COINVOLGONO ANCHE LA SOCIETA’ QUOTATA VIANINI

Sara Bennewitz e Ettore Livini per "Affari e Finanza - la Repubblica"

Una ragnatela di commesse e lavori da 600 milioni. Prestiti per qualche centinaio di milioni. L'asse d'affari tra Francesco Gaetano Caltagirone e Mps è sopravvissuto alla separazione azionaria tra il costruttore romano e Siena. E il cordone ombelicale che unisce ancora i due ex-partner è Fabrica, una Sgr controllata con il 49% a testa che da anni è lo snodo di un flusso costante di affari tra la banca, Vianini Lavori e le aziende personali dell'ingegnere.

Il domino è iniziato nel 2005 quando Caltagirone ha girato al Fondo Seneca (gestito dalla stessa Fabrica) un pacchetto di terreni e case di proprietà per un valore complessivo di 678 milioni in cambio del 100% del veicolo immobiliare.

Da allora si è aperto il rubinetto: in otto anni la Sgr - che gestisce un patrimonio complessivo di 1,7 miliardi anche attraverso fondi collocati al pubblico - ha appaltato 217 milioni di lavori alla Vianini, commissionandole pure la costruzione di edifici residenziali «chiavi in mano» per 312 milioni.

Un assegno da 100 milioni è stato pagato per opere eseguite direttamente da Unione Immobiliare e Fgc, due casseforti della famiglia capitolina. Le triangolazioni non si fermano qui. La stessa Vianini Lavori, una delle quotate in Borsa dei Caltagirone, ha girato 292 milioni di lavori a Porto Tolle e Costedil, due holding personali della dinastia romana.

Una girandola di operazioni, assicurano dal gruppo, gestita in linea con le disposizioni relative alle operazioni con parti correlate. Tutti gli appalti partiti da Fabrica verso le aziende dell'ingegnere - garantisce la società - sono stati relativi alla costruzione e alle migliorie sugli immobili di provenienza del Fondo Seneca e non dagli altri fondi che gestiscono risparmi di terzi.

E almeno a partire dal 2008, assicurano i manager del gruppo, i lavori sono stati assegnati attraverso la regolare procedura di gara tra più offerte concorrenti prevista dalla normativa. La scelta della dinastia romana di parcheggiare parte del suo patrimonio nel portafoglio della Sgr ha ragioni fiscali, legate alle agevolazioni garantite a questo tipo di veicoli.

Strumenti finanziari utilizzati non a caso da diverse stirpi imprenditoriali di casa nostra per ottimizzare la gestione tributaria dei propri tesoretti immobiliari. Un'anomalia finita non a caso nel mirino della Banca d'Italia, che ha deciso di congelare i benefit chiedendo ai grandi fondi familiari di avviare in tempi ragionevoli le procedure di liquidazione, offrendo in cambio - visto il momento non proprio brillante del mercato della casa - un tasso agevolato al 7%.

Il mattone non è comunque l'unico filo che lega ancora Siena e via Barberini. Tra i due partner sono rimasti in essere solidi rapporti di finanziamento. A inizio 2012 nell'ambito della revisione delle posizioni dell'ingegnere con Mps, la banca ha «deliberato proroghe a linee di credito nonché nuove concessioni per 95,7 milioni di euro».

A fine 2011 (ultimo bilancio disponibile e anno di forti tensioni sui tassi d'interesse) la Fgc aveva 77 milioni di liquidità depositata presso l'istituto toscano mentre Mps aveva garantito alla cassaforte dell'ingegnere crediti per 320 milioni a un rendimento pari al 2,73%.

Un tasso di favore rispetto ai tassi medi di prestiti alle imprese di dimensioni sopra il milione di euro, che a dicembre 2011 viaggiavano al 3,35%. Lo zoccolo duro degli immobili di Caltagirone e l'aggressiva campagna di diversificazione degli ultimi tempi ha consentito a Fabrica di diventare oggi la quarta Sgr immobiliare per dimensioni in Italia con un patrimonio gestito pari a 2,4 miliardi di euro.

Nei suoi primissimi anni di vita il suo business si è incrociato qualche volta anche con gli interessi del secondo grande socio, il Monte dei Paschi di Siena. Il Fondo Socrate, quotato nel 2007 presso il pubblico indistinto da Mps, ha comprato la sede a Prato di Correggio della Kerself, società controllata al 20% da Siena, quotata in Borsa dalla banca e ora fallita. Questo edificio è stato pagato 7,7 milioni e oggi risulta svalutato a 4,5 milioni.

Nove degli altri sedici immobili controllati da Socrate sono invece stati rilevati in blocco dal Fondo Beta gestito da Fimit, con un'operazione in conflitto d'interessi e non dichiarata all'atto della compravendita, sanzionata dalla Banca d'Italia e dalla Consob. Uno di questi edifici, a Saronno, non è mai stato locato da allora e oltre a essere stato svalutato, fino ad oggi ha rappresentato solo una fonte di costo per il fondo quotato.

La gestione di Fabrica ha subito una svolta nel 2008 con l'arrivo di Marco Doglio. Aristotele, Seneca e Socrate, va detto però, a distanza di anni i tre fondi originari di Fabrica rappresentano ancora due terzi del business della sgr. L'attività è stata però diversificata verso le residenze per gli studenti, gli atenei e il settore sanitario.

E sono stati raggiunti importanti accordi come quello di coinvestimento con la Cassa Depositi e Prestiti e quello per la commercializzazione internazionale con Cb Richard Ellis, uno dei colossi globali del mattone con cui in futuro potrebbero venir studiate nuove iniziative comuni.

 

Virman Cusenza e Francesco Gaetano Caltagirone mussari e caltagirone caltagirone_letta_scandalo_mpsFrancesco Gaetano Caltagirone Francesco Gaetano Caltagirone monte-dei-paschi-di-siena-sedemonte-paschiMUSSARI MARCEGAGLIA MANSI

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?