acciaio fonderia altoforno

FRUSTACI CON L'ACCIAIO - IL DIRIGENTE DI ARCELOR-MITTAL, GIUSEPPE FRUSTACI: ''I MANAGER ESTERI SOSTENEVANO CHE PER L'ATTUALE 'MARCIA' DEGLI IMPIANTI (LA PRODUZIONE DI 6 MLN DI TONNELLATE DI ACCIAIO), LA QUALITÀ DELLE MATERIE PRIME FOSSE TROPPO ALTA E CHE OCCORRESSE UTILIZZARNE DI QUALITÀ INFERIORE PER ABBATTERE I COSTI" - MENTRE IL GOVERNO CONTINUA A TRATTARE, I PM CONTINUANO A PERQUISIRE E INTERROGARE CHI LAVORA ALL'EX ILVA

 

ANSA

 

La Procura di Milano ha depositato l'atto di intervento nella causa civile fra il gruppo franco-indiano e i commissari del polo siderurgico (nel procedimento con cui i commissari chiedono di evitare la cessazione delle attività). "I manager esteri sostenevano che per l'attuale 'marcia' degli impianti (vale a dire la produzione di 6 mln di tonnellate di acciaio), la qualità delle materie prime fosse troppo alta e che occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbattere i costi".

ILVA DI TARANTO

 

E' un passaggio della deposizione di Giuseppe Frustaci, dirigente di ArcelorMittal Italia, sentito dai Pm di Milano due giorni fa. Il verbale è riportato nell'atto di intervento della Procura nel contenzioso civile tra la multinazionale franco-indiana e l'ex Ilva.  L'ad di Arcelor Mittal Lucia Morselli "ha dichiarato ufficialmente" in un incontro "ai primi di novembre" con "i dirigenti e i quadri" che erano stati fermati "gli ordini, cessando di vendere ai clienti".

 

E' un altro passaggio di un verbale. "Evidentemente lo stato di crisi di ArcelorMittal Italia, essendovi pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il risarcimento di eventuali danni, rende ancor più necessaria ed urgente una pronuncia giudiziale che imponga alle affittuarie" dell'ex Ilva "di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente e in buona fede alle obbligazioni assunte".

 

lucia morselli 2

Lo si legge nell'atto di intervento della procura di Milano nella causa civile tra ArcelorMittal e l'ex Ilva. Secondo la Procura di Milano "la vera causa della disdetta" del contratto d'affitto dell'ex Ilva da parte di ArcelorMittal è "riconducibile alla crisi di impresa" della multinazionale franco-indiana ed alla conseguente volontà di disimpegno dell'imprenditore estero e non è invece il "venir meno del così detto scudo ambientale abrogato" utilizzato come motivo "pretestuosamente".

 

E' in corso nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto una ispezione, delegata dalla procura, dei carabinieri del Noe di Roma, del Nucleo sulla sicurezza sul lavoro e del Comando provinciale nell'ambito delle indagini avviate dopo l'esposto dei commissari dell'Ilva in As. Le verifiche riguardano le operazioni di bonifica nello stabilimento, la situazione generale della fabbrica, le attività di manutenzione finora eseguite e la sicurezza sul lavoro. A queste indagini collaborerà anche l'Ispra.

 

L'attenzione dei carabinieri di Roma e Taranto, nell'ispezione al siderurgico ArcelorMittal su delega della Procura, è concentrata su "un attento controllo dell'area a caldo". Lo si apprende da fonti giudiziarie. L'indagine mira ad accertare se c'è stato depauperamento delle materie prime, se sono state eseguite manutenzioni o se gli impianti rappresentano un pericolo per i lavoratori, poi una verifica complessiva di parchi minerali, nastri trasportatori, cokerie, agglomerato, altiforni e acciaierie in generale.

 

OPERAIO ILVA

Uno scambio di atti istruttori è avvenuto tra le Procure di Taranto e Milano che hanno avviato indagini parallele sul caso ArcelorMittal. Lo riferiscono fonti giudiziarie, aggiungendo che "c'è pieno coordinamento e piena sintonia tra le due Procure nell'ambito dei rispettivi filoni investigativi. Non c'è alcun conflitto". L'indagine milanese ipotizza i reati di distrazione di beni dal fallimento e di aggiotaggio informativo, oltre ad un fascicolo autonomo per omessa dichiarazione dei redditi su una società lussemburghese di ArcelorMittal. La Procura di Taranto indaga per i reati di Distruzione di mezzi di produzione e Appropriazione indebita.

 

"C'è massima collaborazione fra la Procura di Milano e quella di Taranto": lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli che con i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici coordina l'inchiesta con al centro la richiesta di recesso del contratto di affitto dell'ex Ilva da parte di ArcelorMittal, su cui è aperto, sotto profili diversi, un fascicolo anche dalla magistratura tarantina. Insomma nessuno scontro, ma una cooperazione con anche scambio di informazioni.

 

Acelor Mittal "rispetta il piano ambientale. Questo va detto. Tanto è vero che lo scudo non ha nessun senso per il semplice motivo che sta rispettando quello che doveva fare. Quindi dal punto di vista ambientale lo sta rispettando. Poi è chiaro che noi chiediamo di più". Queste le parole di Sergio Costa, ministro dell'Ambiente, ad Agorà RaiTre, condotto da Serena Bortone, sullo scudo penale per ArcelorMittal.

acciaio

 

Per il quinto giorno consecutivo sta proseguendo il presidio alle portinerie dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto dalle ditte dell'indotto che rivendicano il pagamento delle fatture. Confindustria, dopo un incontro con l'azienda, ieri aveva parlato di pagamenti agli autotrasportatori nella quasi totalità della platea per il 70% del fatturato, e per le altre articolazioni dell'indotto nell'ordine di circa il 50%, auspicando "il soddisfacimento graduale, nelle prossime 24/48ore, della totalità dei fornitori del pagamento del 100% delle fatture scadute e non dell'intero fatturato". Gli imprenditori che partecipano al presidio sostengono invece che finora "sono arrivati pochissimi avvisi di pagamento" e si dicono "disorientati".

 

sergio costa giuseppe conte

Le aziende dell'indotto "stanno cercando di governare una situazione - ha sottolineato il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro - di esasperazione da parte dei loro dipendenti in attesa delle mensilità loro spettanti. Oltre a questo aspetto, le imprese rivendicano una identica valenza di fronte all'azienda siderurgica e respingono la suddivisione operata dalla stessa Ami fra aziende ritenute strategiche ed altre non strategiche". Una catalogazione "che - aggiunge - anche da parte di Confindustria viene ritenuta non accettabile in quanto tutte le nostre aziende sono da ritenersi strategiche, al di là del loro ambito di attività e della loro dimensione".

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