generali leonardo del vecchio alberto nagel philippe donnet francesco gaetano caltagirone

GENERALI 1-2-X “LA LOTTA TRA UNA BANCA E DEI MILIARDARI PER IL DESTINO DELLA PRINCIPALE COMPAGNIA ASSICURATIVA DEL PAESE” ECCITA ANCHE L’’’ECONOMIST’’: “CON L’AD DONNET IL LEONE DI TRIESTE È DIVENTATO UNA “MACCHINA DA SOLDI”. E AGGIUNGE CHE IL FRONTE CHE LO SOSTIENE È AL 35% DELL’ASSEMBLEA E MEDIOBANCA HA LA VITTORIA IN TASCA - A ROMA, INVECE, SERPEGGIANO RUMORS CHE AL CONSIGLIO DEL 14 MARZO CALTA PRESENTERÀ UNA LISTA CHE NON SARÀ “CORTA” (QUINDI DI MINORANZA) BENSÌ “LUNGA” (CIOÈ COMPLETA DI PRESIDENTE E AD)

Donnet Caltagirone Del Vecchio

DAGONEWS

L’Economist scrive che il fronte Mediobanca che sostiene Donnet è al 35 per cento dell’assemblea e Nagel ha la vittoria in tasca. I due “canuti ribelli” Calta e Del Vecchio dovranno “accontentarsi” dei dividendi: secondo i calcoli del settimanale britannico, 840 milioni di euro in tre anni. 

 

caltagirone donnet

A Roma, invece, serpeggiano rumors che all’assemblea del 14 marzo Calta presenterà una lista di consiglieri che non sarà “corta” (quindi di minoranza) bensì “lunga” (cioè punta alla conquista della maggioranza, completa di presidente e ad). 

 

A ridosso del consiglio del 14 marzo, aggiungono, Calta dovrebbe annunciare qualche novità alla Consob. Oltre ai voti di Del Vecchio e CRT, c’è la possibilità che anche  la quota Benetton voti per Calta. 

 

2. IL FUTURO DI GENERALI: "CIAO, SALOTTO BUONO"

ARTICOLO DELL ECONOMIST SU MEDIOBANCA E GENERALI

Da l’”Economist”

 

Venti anni fa Mediobanca era l’epicentro del salotto buono, un gruppo di aziende vecchio stile la cui rete di collegamenti incrociati dominava il business italiano. I tempi sono cambiati. Oggi la banca milanese è schierata per la modernizzazione, in una lotta con due “super-senior” per il futuro di Generali, il principale assicuratore in Italia, che ha compiuto 190 anni. Una lotta il cui esito potrebbe decidere se la corporate governance italiana sia riuscita finalmente a entrare nel 21° secolo.

the economist e la sinistra illiberale

 

La lotta di potere vede contrapporsi da un lato Alberto Nagel, capo di Mediobanca, e dall’altro Leonardo Del Vecchio, l'86enne fondatore del gigante dell’occhialeria Luxottica, e Francesco Gaetano Caltagirone, 78 anni, magnate del settore edilizio. Entrambe le parti possiedono partecipazioni significative in Generali: Mediobanca controlla il 17%, mentre il duo possiede insieme il 14%. 

 

La posta in gioco è la direzione futura e la governance di una delle più grandi aziende italiane. Nagel ritiene che Generali sia sulla strada giusta sotto la guida di Philippe Donnet, l'amministratore delegato francese il cui mandato deve essere rinnovato all'Assemblea degli azionisti di aprile, mentre Del Vecchio e Caltagirone si stanno agitando per un cambio di regime nel prestigioso assicuratore triestino.

PHILIPPE DONNET

 

Per quale esatto motivo, però, non è chiaro. Non hanno presentato un piano strategico né un candidato alternativo come CEO. Sembrano insoddisfatti della strategia di M&A di Generali, che considerano troppo timida. La recente acquisizione di Cattolica, un competitor minore e locale, non è il tipo di operazione che avrebbero in mente, che dovrebbe essere invece grande e internazionale. Lamentano il fatto che Generali dovrebbe fare di più per digitalizzare le proprie attività.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

In realtà Donnet sembra aver fatto un buon lavoro in Generali: ha rafforzato la posizione di capitale attraverso la vendita di attività periferiche e il miglioramento della profittabilità; ha abbassato il peso del debito e ha modificato il business mix abbondonando prodotti a eccessivo assorbimento di capitale, come le polizze vita garantite, a favore di quelle fee based, come le polizze Danni; negli ultimi mesi ha realizzato acquisizioni che hanno aumentato la quota di Generali nei principali mercati europei. E Generali ha fatto da pioniere nello sviluppo di un software che scrive da solo i contratti assicurativi.

gabriele galateri di genola philippe donnet

 

Inoltre, Generali è diventata una “macchina da soldi” per la felicità degli investitori istituzionali, secondo Andrew Ritchie di Autonomous Research. Quando Donnet ha presentato il suo piano triennale a dicembre, ha promesso dividendi cumulativi di quasi 6 miliardi di euro (6,8 miliardi di dollari), ha previsto un aumento annuale degli utili per azione dal 6% all'8% e ha annunciato un buyback da 500 milioni di euro.

 

Generali Assicurazione

Quali sono dunque le motivazioni del duo di dissidenti? Forse la perdita di influenza. Ai vecchi tempi del salotto, il CEO di Generali avrebbe cenato con i principali azionisti prima di annunciare decisioni strategiche o nuovi membri del consiglio. Quei giorni sono passati e la Compagnia continua ad allineare la propria governance con le norme europee. 

paola Barale Leonardo Del Vecchio

 

Secondo le regole introdotte da Donnet nel 2020, il mese scorso il consiglio uscente ha raccomandato nuovi amministratori, come avviene in alcune blue-chip continentali, per l’attuale consiglio che oggi conta 10 persone. Ai due le regole non sono piaciute.

 

All’apparenza hanno ottenuto una vittoria il 18 febbraio, quando Gabriele Galateri di Genola, presidente di Generali, ha detto che avrebbe fatto un passo indietro alla fine del suo terzo mandato in aprile. Ma Galateri non lascerà perché spinto dai due ma perché sostiene la volontà di Donnet di modernizzare le Generali: secondo le nuove regole di governance, non è possibile ricoprire più di tre mandati.

 

Del Vecchio e la moglie Zampillo

È probabile, infatti, che Donnet sarà ancora al suo posto dopo l’Assemblea del 29 aprile. Secondo gli analisti, Nagel e gli investitori che rappresentano il 35% delle azioni prevarranno. Questo potrebbe far arrabbiare i due canuti ribelli, ma per loro c'è anche un lato positivo. Come azionisti di primo piano, intascheranno infatti ricchissimi dividendi nei prossimi anni.

 

3. LISTA GENERALI QUASI FATTA SIRONI PER LA PRESIDENZA 

Marcello Zacchè per “il Giornale”

 

Milleri Del Vecchio Nagel

Sarà Andrea Sironi il candidato presidente nella lista che il cda uscente presenterà all'assemblea delle Generali del 29 aprile per il rinnovo dei vertici. L'economista, già rettore dell'Università Bocconi, 58 anni il prossimo maggio, è stato indicato per la presidenza dopo essere stato cooptato in consiglio, ieri, insieme con Alessia Falsarone e Luisa Torchia.

 

ALBERTO NAGEL ROMOLO BARDIN

I nuovi consiglieri sostituiscono i tre big dimissionari Francesco Gaetano Caltagrione, Romolo Bardin e Sabrina Pucci. I primi due in aperta polemica con la società, essendo rappresentanti rispettivamente di circa l'8 e 6% del capitale (Bardin è il manager di fiducia di Leonardo Del Vecchio), ed essendo apertamente contrari alla lista del cda. Mentre per Pucci si è trattato di un passo indietro avvenuto, almeno formalmente, senza polemiche. 

 

LUISA TORCHIA

Falsarone, 46 anni, poliglotta, un curriculum ricchissimo di esperienze internazionali e finanziarie, e Torchia, 64 anni, esperta di materie giuridico economiche molto nota, hanno entrambe i requisiti di indipendenza previsti dalle norme, al pari di Sironi. Per questo, con il loro ingresso nella futura lista del cda, il gruppo persegue l'obiettivo di aumentare sia il peso degli amministratori «indipendenti» sia quello delle «quote rosa».

 

Andrea Sironi

A questo punto la lista del cda è dunque quasi pronta: il consiglio sarà composto da 13 o al massimo 15 membri. Ma nel caso di 13 nomi (che è quello considerato ideale dal parere di orientamento ai soci), con altre due liste in lizza (l'ipotesi più gettonata è una lista di Caltagirone e una di Assogestioni), la lista del cda può conquistare 9 o 10 posti. 

 

Quindi, se si considera il presidente Sironi, il ceo Philippe Donnet, le due indipendenti cooptate ieri (Falsarone e Torchia) e i membri fin qui considerati il «nocciolo duro» del vecchio e del nuovo board (Clemente Rebecchini per Mediobanca, Lorenzo Pellicioli per De Agostini in uscita, e le indipendenti Diva Moriani, Antonella Mei-Pochtler e Ines Mazzilli), si arriva a quota 9, con 6 indipendenti e 5 donne: potrebbe essere questa la squadra dei consiglieri certi di essere eletti in caso di affermazione della lista Donnet. 

 

GIOVANNI QUAGLIA FONDAZIONE CRT

A loro ne seguiranno fino ad altri 6, la cui elezione resterà comunque incerta fino al 29 aprile. Per la conferma di questo schema bisogna aspettare ancora fino al 14 marzo, quando il cda di Generali chiamato ad approvare il bilancio, dovrebbe anche votare la lista per il prossimo consiglio. 

 

Prima di allora sono attese le mosse di Caltagirone che, dopo l'uscita dal patto con Del Vecchio e Crt, è il driver del piano alternativo a quello di Donnet. Anche se al momento l'ingegnere romano non ha ancora chiarito se intende presentare una lista «lunga» (di maggioranza) ovvero una lista di minoranza. Alla fine la parola passerà all'assemblea, dove Mediobanca e De Agostini contano sul 18-19%, mentre il peso degli investitori istituzionali (35%) sarà quello decisivo. 

 

Diva Moriani

Da notare che nella battaglia si è appena schierato anche l'Economist, con un editoriale di lode per la gestione Donnet e di scetticismo sulle ambizioni di ribaltone di Caltagirone e Del Vecchio che, secondo il settimanale, non hanno chiarito al mercato gli obiettivi. Un intervento, quello dell'Economist, che avrebbe anche svelato il tifo sottotraccia del gruppo Agnelli-Exor (grande socio del gruppo editoriale inglese) per Mediobanca-Generali. Chissà.

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”