philippe donnet francesco gaetano caltagirone luciano cirina alberto nagel

GENERALI, LA BATTAGLIA FINISCE IN PROCURA - APERTA UN'INCHIESTA PER DIFFAMAZIONE E MANIPOLAZIONE DEL MERCATO, DOPO L'ESPOSTO DEL CDA GUIDATO DA DONNET. AL MOMENTO NESSUN NOME È STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI. LA DENUNCIA PUNTA IL DITO CONTRO LE INTERVISTE DI CIRINÀ E DI CALTAGIRONE. MA CIRINÀ, CHE È STATO LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA DAL LEONE DI TRIESTE, PER ESSERE COOPTATO NEL CDA AL POSTO DEL DIMISSIONARIO CALTAGIRONE HA BISOGNO DEL VOTO DELLA MAGGIORANZA. QUINDI NON RESTA CHE ROBERTA NERI, INESPERTA DI POLIZZE…

Monica Serra per “La Stampa”

 

GENERALI

La battaglia per il controllo di Generali ora finisce in procura. Dopo l'esposto presentato dal consiglio d'amministrazione del Leone, infatti, i pm Stefano Civardi e Francesca Celle hanno aperto un fascicolo d'indagine in cui sono ipotizzate le accuse di diffamazione e manipolazione del mercato.

 

Al momento nessun nome è stato iscritto nel registro degli indagati. Ma la segnalazione alle autorità giudiziarie, che il cda aveva deliberato lo scorso 13 aprile, mette in fila tutte le puntate di quella che il vecchio consiglio ha bollato come «campagna mediatica» portata avanti per «delegittimare» il board, soprattutto a ridosso della votazione dello scorso 29 aprile.

luciano cirina

 

Nello specifico, la denuncia che ha dato spunto alle indagini punta il dito contro l'intervista che l'ex responsabile dell'Austria e del centro est Europa del Leone, Luciano Cirinà, ha rilasciato lo stesso 13 aprile alla Stampa, e contro quella dell'ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, pubblicata il 25 marzo dal Sole 24 Ore.

 

«A fronte della gravità delle violazioni degli obblighi di correttezza nell'informativa posti a tutela degli azionisti, degli investitori e del mercato, che minacciano di alterare le dinamiche di mercato e la corretta determinazione del voto in assemblea», dopo essersi rivolto alla Consob, il cda ha deciso di «procedere davanti alle autorità giudiziarie perché siano sanzionati i comportamenti da chiunque illecitamente tenuti».

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

 

Così, nell'esposto arrivato sulla scrivania del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, a capo del pool Anticorruzione della procura di Milano, vengono evidenziati tutti i passaggi delle interviste rilasciate anche in vista dell'assemblea degli azionisti che avrebbero «travalicato» i limiti del consentito, nella «battaglia elettorale» per la conquista della maggioranza, arrivando a far passare l'amministratore delegato Philippe Donnet come un manager eterodiretto.

 

Roberta Neri

Tra le dichiarazioni segnalate ci sono quelle dell'ingegner Caltagirone, che ha descritto il cda uscente di Generali come «espressione di Mediobanca che quindi sta cercando di perpetuare la propria influenza travestendola da lista del board».

 

Per poi rimarcare: «La lista del consiglio è rappresentativa solo di una certa parte dell'azionariato, cioè di Mediobanca». Che è stata nella stessa occasione tirata in ballo per le «molte» operazioni effettuate con Trieste e che «non vengono controllate dal comitato parti correlate». Aggiungendo che «occorre evitare che i conflitti di interesse pesino sulle scelte di voto in assemblea».

 

CLAUDIO COSTAMAGNA FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE LUCIANO CIRINA

Dichiarazioni ritenute diffamatorie dal vecchio board, che ha chiesto ai pm di accertare se e in che modo siano riuscite a condizionare il mercato, in un momento così delicato per la società triestina.

 

C'è poi la parte relativa alle esternazioni contenute nell'unica intervista rilasciata da Cirinà come candidato amministratore delegato del Leone. L'ex importante manager della compagnia assicurativa, commentando ad esempio la presa di posizione dei consulenti dei fondi (i cosiddetti «proxy advisor») che avevano suggerito di votare a favore di Donnet, parlò di una sorta di equivoco: «Hanno creduto di avere davanti la lista del consiglio, ma hanno preso una gigantesca cantonata: quella è la lista di Mediobanca. Si sono bevuti l'altra versione. Questo è il vero punto».

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

Sempre nel corso dell'intervista Cirinà aveva spiegato la sua situazione professionale con il Leone da cui è stato licenziato dopo una prima sospensione, spiegando «i passi» allo studio dei suoi legali per contrastare tale decisione e annunciando pure «un'azione per danno reputazionale di rilievo non indifferente».

 

Ora le carte si potrebbero nuovamente mischiare, al punto che proprio Cirinà - nel caso Claudio Costamagna dovesse rinunciare - potrebbe subentrare in consiglio a Caltagirone, che ha deciso di fare un passo indietro. Una fonte di possibili tensioni per il Leone. Cirinà del resto ha già accusato Donnet anche di scarsa apertura al dialogo. «In Generali - ha detto - non c'è una grande cultura della discussione. Anzi: è abbastanza limitata».

generali.

 

Adesso i due potrebbero presto ritrovarsi faccia a faccia. In un clima che potrebbe essere influenzato anche dai nuovi sviluppi che seguono alla denuncia presentata dal precedente cda contro il secondo maggior azionista (oggi al 9,95%) e la sua compagine di candidati, finita in minoranza. L'indagine della procura milanese, che dopo l'esposto è un atto dovuto, sta muovendo i primi passi e gli inquirenti nei giorni scorsi hanno ricevuto i rappresentanti della Consob per conoscere le loro valutazioni su quanto è accaduto.

claudio costamagna CLAUDIO COSTAMAGNA LUCIANO CIRINA il piano della lista caltagirone per generali

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…