massimo tononi giovanni gorno tempini

IL GORNO DELLA MARMOTTA - ALLA CDP IL TEMPO NON PASSA E LA PRESIDENZA ANDRÀ QUASI SICURAMENTE ALL'EX AMMINISTRATORE DELEGATO GORNO TEMPINI - COME DAGO-RIVELATO, L'INTERVENTO DI GUZZETTI HA FATTO DESISTERE FRANCESCO PROFUMO DAL LASCIARE L'ACRI PER LA CDP, E LE FONDAZIONI HANNO DOVUTO TROVARE UN PIANO B, VISTO CHE TONONI SCALPITA DA MESI PER LASCIARE

 

1. DAGOSPIA: GUZZETTI INTERVIENE SU PROFUMO. 'RESTA ALL'ACRI, NON ANDARE IN CDP'

15 ottobre 2019

https://m.dagospia.com/occhio-c-e-un-altro-85enne-terribile-che-non-molla-guzzetti-profumo-appendino-messina-216348

 

 

2. TONONI VUOLE MOLLARE LA PRESIDENZA DI CDP, MA GUZZETTI LO FRENA

Dagospia, 28 febbraio 2019

 

https://m.dagospia.com/dagonews-cdp-palermo-su-ordine-di-buffagni-ha-provato-a-pugnalare-il-suo-mentore-e-da-allora-196972

 

3. TONONI MISTERY – IL PRESIDENTE DI CDP ERA INTENZIONATO A MOLLARE PER DISSIDI CON L’AD FABRIZIO PALERMO. MA HA CAMBIATO IDEA DOPO UN INCONTRO CON IL SUO MENTORE GUZZETTI, CHE L’AVREBBE PREGATO DI SOPRASSEDERE ALMENO FINO ALLA ASSEMBLEA DELL’ACRI

Dagospia, 26 marzo 2019

 

https://m.dagospia.com/tononi-mistery-il-presidente-di-cdp-era-intenzionato-a-mollare-per-dissidi-con-l-ad-palermo-ma-199319

 

4. LA SMENTITA DI TONONI: ''NON VOGLIO LASCIARE CDP, RICOSTRUZIONI PRIVE DI FONDAMENTO''

Dagospia, 26 marzo 2019

https://m.dagospia.com/alla-cdp-tutto-va-ben-massimo-tononi-mi-preme-precisare-che-l-ipotesi-delle-mie-dimissioni-199358

 

 

 

 

5. OGGI: GORNO TEMPINI VERSO LA PRESIDENZA CDP, DOMANI IL VERTICE DELLE FONDAZIONI

Giovanni Gorno Tempini Giiseppe Guzzetti Paolo Morerio e Carlo Messina

Alessandro Barbera per “la Stampa

 

Poiché lo Stato interventista si è ripreso lo spazio di un tempo, la notizia è piuttosto rilevante. Cassa depositi e prestiti, il colosso pubblico che ogni anno muove più fondi di una Finanziaria (nel 2018 ben trentasei miliardi di euro), sta per cambiare presidente. Massimo Tononi, già Goldman Sachs, sottosegretario al Tesoro e numero uno del Monte dei Paschi di Siena, si è stufato. Ha rapporti difficili con l' amministratore delegato della Cassa - il decisionista Fabrizio Palermo - e si sente poco tagliato per quel lavoro, che costringe a trattative estenuanti fra il Tesoro e le sessantuno Fondazioni bancarie azioniste del sedici per cento del capitale.

 

MASSIMO TONONI

A quella poltrona avrebbe dovuto candidarsi il torinese Francesco Profumo, attualmente presidente dell' Acri, l' associazione che riunisce proprio le Fondazioni e della Compagnia San Paolo. Ma anche se la candidatura stava avanzando, su consiglio del grande vecchio della finanza bancaria - Giuseppe Guzzetti - ha deciso di fare un passo indietro. Nei palazzi si dice che lo stesso Guzzetti - ormai in pensione ma ancora regista indiscusso di quel mondo - abbia avanzato la candidatura di Giovanni Gorno Tempini, già amministratore delegato di Cassa ai tempi di Berlusconi e Monti, e oggi consigliere di amministrazione a Banca Intesa.

 

GIOVANNI GORNO TEMPINI

Mettere d' accordo sessantuno persone non è mai semplice, se ne parlerà domani in un vertice delle Fondazioni. Fino all' ultimo la partita sembra aperta a possibili colpi di scena. Fra le Fondazioni c' è chi vorrebbe riavere su quella poltrona Franco Bassanini, ma al momento l' unica alternativa concreta a Gorno è quella dello spezzino Matteo Melley, consigliere della Cassa. Il governo avrebbe deciso di rimanere fuori della partita, e con l' eccezione del penultimo presidente (Claudio Costamagna) questo è quel accade di solito per la scelta del presidente.

 

In ogni caso la maggioranza giallorossa non avrebbe obiezioni attorno al nome di Gorno.

Non tutti i tasselli però si sono ancora messi al loro posto, e come spesso accade in queste grandi operazioni di potere il diavolo è sempre nel dettaglio. Perché l' avvicendamento si compia Tononi deve rassegnare le dimissioni. Dovrebbero arrivare nel consiglio di amministrazione di giovedì della Cassa, ma la certezza ancora non c' è. In ogni caso la mancata candidatura di Profumo sta creando a cascata fibrillazioni nell' universo piemontese delle Fondazioni.

 

francesco profumo giuseppe guzzetti

Già, perché l' ex ministro è presidente dell' Acri da appena quattro mesi, e nell' ipotesi della nomina in Cassa avrebbe dovuto dare dimissioni premature. Per prendere il posto di Profumo all' Acri c' era già un candidato in pista: il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Torino Giovanni Quaglia. C' è poi un ulteriore dettaglio da considerare: Profumo ha accettato di buon grado il passo indietro dall' ipotesi Cassa ma vorrebbe ottenere la conferma alla presidenza della Compagnia del San Paolo.

 

E però il sindaco Chiara Appendino non sembra decisa a riconfermarlo. Le nuove competenze di Cassa depositi, in fase di espansione (sta aprendo sedi nelle principali città italiane) e decisa a dare un' impronta di politica industriale come non si vedeva dai tempi dell' Iri, rendono quella poltrona particolarmente interessante.

fabrizio palermo luigi di maioGIUSEPPE GUZZETTI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…