grano soldi rincaro

IL GRANO, CHE GRANA! – TRA GUERRA IN UCRAINA E SICCITÀ, GLI IMPRENDITORI DELLA FILIERA SONO SICURI CHE CI SARANNO ALTRI AUMENTI DI ALMENO IL 40% SUL GRANO DURO. NON SI PUÒ SEMINARE PRIMA DI SETTEMBRE E GLI EVENTUALI RACCOLTI AGGIUNTIVI NON ARRIVERANNO PRIMA DEL 2023 – IL PRESIDENTE DEI PASTAI, RICCARDO FELICETTI: “LAVORIAMO IN PERDITA. NEGLI ULTIMI SEI MESI ABBIAMO PERSO ALMENO 150 MILIONI”

1 - «NOI PASTAI IN GINOCCHIO, ORMAI SI LAVORA IN PERDITA»

Carlo Ottaviano per “il Messaggero”

 

RICCARDO FELICETTI

«Negli ultimi sei mesi i pastifici italiani hanno perso almeno 150 milioni di margine. Anzi lavoriamo in perdita perché in un prodotto di prima necessità come la pasta, i prezzi sono contenuti, i guadagni risicati».

 

Riccardo Felicetti, presidente dei pastai italiani, non può non essere preoccupato.

«Se aumentiamo i listini vuol dire che mettiamo le mani nelle tasche degli italiani; se non lo facciamo mettiamo a repentaglio le nostre aziende e chi ci lavora».

 

Però i prezzi di un pacco di pasta sono già aumentati dallo scorso autunno, in alcune catene e per alcuni marchi anche del 40-50%?

ITALIA - LE IMPORTAZIONI DI GRANO DA RUSSIA E UCRAINA

«Ma il prezzo del grano già lo scorso anno era cresciuto dell'80-100% a causa principalmente della siccità in Nord America e della produzione ridotta del 50% di Usa e Canada. Il grano duro serve non solo per fare la pasta: in Italia lo usiamo anche per alcuni pani come quello di Altamura e in Africa per il cous cous».

 

Gli ultimi aumenti sono per la crisi Ucraina, ma da lì non importiamo grano duro?

«Viviamo in una economia globalizzata. Noi italiani ne compravamo poco e niente in quell'area, ma non così altri Paesi che adesso si dovranno rivolgere a nuovi fornitori, facendo alzare i prezzi. È chiaramente la dinamica della domanda e dell'offerta, niente di nuovo sotto il sole».

 

Speculazione compresa?

PANE PASTA

«Chi ha stoccato il grano decide se metterlo sul mercato immediatamente o lentamente, alzando i prezzi, giocando sulla mancanza. Lo fanno quelli che hanno i futures in mano; è sempre stato fatto nelle commodities, nel petrolio, come per l'oro. Forse non ci si dovrebbe stupire più».

 

I consumatori però si stupiscono dei prezzi?

«La guerra ha amplificato la crisi e non importa neanche distinguere tra grano duro (per la pasta) e tenero (per il pane). Il duro è un decimo (33 milioni di tonnellate) di quello tenero. Ma il punto è che ogni variazione trascina le altre: costa di più il mais per il mangime animale, costano di più i concimi per la mancanza di sostanza azotata, costano di più i trasporti».

 

grano.

L'Italia è comunque carente di grano, sia esso duro o tenero?

«Scontiamo un deficit di produzione nel 30% sul duro e di circa il 50%, dipende dalle annate, di tenero».

 

Carenza che ora pesa nei conti delle aziende e nelle tasche dei consumatori?

«Noi tra settembre e gennaio avevamo cercato di affrontare in modo responsabile gli aumenti dell'energia e dei trasporti. Fondamentalmente avevamo voluto ragionare solo sull'aumento del costo del grano del 2021, contenendo quindi gli incrementi dei listini. Ma a fine febbraio, improvvisamente, alcuni aumenti di materie prime ci hanno preso alla sprovvista».

mariupol distrutta 8

 

A causa delle minacce russe già da gennaio e della guerra dopo?

«Prima russi e ucraini troveranno un accordo e meglio sarà oltre che per le popolazioni coinvolte, per l'economia. Naturalmente affrontando anche il tema delle risorse energetiche».

 

E intanto?

«Intanto, abbiamo da un lato fornitori che cambiano i prezzi con cadenza bisettimanale e dall'altro i clienti».

 

vladimir putin

Che principalmente non sono i consumatori finali ma la grande distribuzione?

«E non solo. Ci sono le grandi comunità, le mense collettive, pensi solo alle forniture per gli ospedali. Come facciamo a garantire gli stessi prezzi per un anno?»

 

2 - È ALLARME SUL GRANO NUOVA SEMINA A RISCHIO I PREZZI VOLANO DEL 40%

Carlo Ottaviano per “il Messaggero”

 

Le notizie positive sono solo due, entrambe provenienti dalla Borsa di Chicago. La prima: per la seconda settimana consecutiva l'indice dei future sul grano duro durum è in diminuzione (-1,39%). La seconda: i prossimi raccolti estivi non dovrebbero subire la stessa drammatica siccità che lo scorso anno aveva dimezzato le quantità e abbassato la qualità della produzione di Usa e Canada, Paesi da cui importiamo la maggior quantità di materia prima per l'industria della pasta. Stop alle buone notizie.

 

tagliatelle con farina di grano saraceno

La situazione non cambierà neanche nelle prossime settimane in virtù dei 200 mila ettari immediatamente coltivabili, grazie alla decisione dell'Ue che ha liberato il 5% dei terreni che avrebbero dovuto riposare. Ad aprile sarà difficile per la maggior parte degli agricoltori seminare. Infatti tranne pochissime varietà, le diverse tipologie di grano vengono seminate in settembre e quindi gli eventuali raccolti aggiuntivi si avranno solo nel 2023.

 

pasta 3

È più probabile che nei terreni ora disponibili venga coltivato il mais necessario agli allevamenti di bestiame, anche questo in forte crisi di disponibilità con la chiusura dei porti del Mar Nero e il blocco dell'export da Ucraina e Russia. Un problema che interessa l'Italia ma anche molti altri Paesi in Europa.

 

Le altre notizie - più o meno legate alla guerra in Ucraina - purtroppo indicano il rischio, anzi la certezza, di ulteriori aumenti dei prezzi e nubi sugli approvvigionamenti futuri di frumento. A denti stretti gli imprenditori della filiera ipotizzano ulteriori incrementi di prezzo del 40% per il grano duro (e leggermente meno per il tenero). Poi bisognerà capire come gli aumenti della materia prima influiranno al dettaglio.

grano trebbiato

 

I PREZZI

Dalla scorsa estate una tonnellata di grano duro di qualità media è passata da 280 euro ai 500 di oggi (+ 44%); il grano tenero dai 220 euro ai 400 euro (+ 45%). Un panificatore che per un chilo di farina spendeva 60 centesimi a dicembre, adesso ne spende 95. A noi consumatori mediamente il pane costa 3,30 euro al chilo contro i 3 euro di pochi mesi fa; un pacco di pasta da un chilo almeno 40 centesimi in più.

 

Ad aggravare la situazione, sono anche le carenze idriche in Italia e la mancanza di piogge dell'inverno. La Borsa merci telematica italiana nel suo ultimo report settimanale scrive che è «possibile attendersi futuri aumenti di prezzo del grano duro in Italia, perché c'è incertezza sui raccolti italiani, che in molti areali del Sud e anche del Nord sono preda già oggi della siccità».

pasta.

 

Condizionata proprio dal dato italiano (siamo il Paese maggior produttore dell'Unione con 3,8 milioni di tonnellate), la produzione complessiva di grano duro in Ue dovrebbe essere in calo dello 0,5% nel 2022, realizzando non più di 7,7 milioni di tonnellate. I prezzi del grano duro sono quindi destinati ancora a salire. Forse più di quanto già avvenuto: alla Borsa merci di Roma dal 29 settembre 2021 alla seduta di mercoledì scorso una tonnellata valeva 37 euro in più (495 euro); a Bari 46 in più (539), a Napoli 50 in più (550), a Milano 52 euro in più (552).

 

LA SVOLTA UE

A pesare sugli aumenti non è però solo la materia prima, perché rilevante è la parte che riguarda i costi dell'energia e del petrolio, che ricadono in primo luogo sui trasporti. «Incredibilmente spiega l'imprenditore dolciario veneto Dario Loison attualmente la spedizione di un container dall'America vale quanto il grano che contiene».

 

GRANO

Non c'è dubbio che al momento non si comprende neanche chi subisca maggiormente la situazione. «Siamo tutti vittime precisa Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare inutile cercare un capro espiatorio nella filiera. Gli agricoltori si lamentano, noi industriali ci lamentiamo, chi trasforma ancora dopo di noi si lamenta. Ci è capitato uno tsunami mai visto prima, l'intera catena è andata in difficoltà». E poi c'è la speculazione. «Basti pensare aggiunge che alla Borsa di Chicago ogni 10 quintali fisici di cereali trattati, ce ne sono 100 virtuali legati ai futures».

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...