borse spread

I GRILLINI ROMPONO IL CAZZO CON LA CRISI E NOI RISCHIAMO UNA TEMPESTA SUI MERCATI - SE L’ITALIA ANDASSE AL VOTO, LA CONSEGUENZA PIÙ GRAVE SAREBBE LO STOP AL RECOVERY PLAN: SIGNIFICHEREBBE NON INCASSARE LA SECONDA RATA DI QUEST'ANNO, PIÙ DI VENTI MILIARDI DI EURO - PIAZZA AFFARI HA GIA’ PERSO PIÙ DEL 3%, LO SPREAD E’ VOLATO A 220 PUNTI A UNA SETTIMANA DAL VERTICE IN CUI LA BCE DOVRA’ AUMENTARE PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI I TASSI DI INTERESSE E DEFINIRE LO “SCUDO” PER DIFENDERE I TITOLI PIÙ DEBOLI SUI MERCATI, CIOE’ I NOSTRI (E LA BCE POSSIEDE ORMAI UN QUARTO DEL DEBITO ITALIANO) - L'IMPORTANZA DI AVERE DRAGHI: “SE NON CI FOSSE PIÙ IL GOVERNO, LE RESISTENZE TEDESCHE ALLA CONCESSIONE DI UNO STRUMENTO ANTISPECULATIVO AUMENTEREBBERO”

Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

sergio mattarella mario draghi

La controprova della crisi al buio scoppiata a Roma sarà giovedì prossimo, quando a Francoforte si incontreranno i diciannove governatori della zona euro. Sul tavolo di legno pregiato all'ultimo piano del grattacielo sul Meno ci saranno due questioni rilevanti per l'Italia: la decisione di aumentare per la prima volta da anni i tassi di interesse e lo strumento grazie al quale evitare strappi al rendimento dei titoli più deboli sui mercati.

 

SPREAD ITALIANO 2

La Banca centrale europea possiede ormai un quarto del debito italiano, e ciò eviterà contraccolpi finanziari gravi, almeno nel breve periodo, persino in caso di elezioni anticipate. Ma l'uscita dei Cinque Stelle dalla maggioranza di governo non poteva capitare in un momento peggiore. Prima di una riunione cruciale dei banchieri europei, del decreto che anticiperà la Finanziaria, nel pieno dello stop alle forniture di gas russo e del lavoro sul piano delle riforme.

 

lagarde

Ieri la Borsa di Milano ha perso tre punti e mezzo, e il differenziale sui titoli decennali rispetto al solido Bund tedesco è cresciuto fino a venti punti, salvo arretrare sulle voci di una soluzione parlamentare alla crisi: è il segno che gli investitori non sono ancora convinti che per Draghi sia suonato il gong. Filippo Taddei, capo della ricerca per il Sud Europa di Goldman Sachs, lo ha scritto in una nota: «Il rischio di elezioni anticipate resta basso, più facile che il governo duri fino alla primavera». In giro per le capitali europee nessuno però ha capito perché Giuseppe Conte abbia fatto venir meno il suo sostegno in pieno luglio.

 

Quanto più incomprensibili risultano le ragioni di una crisi, peggiori sono le conseguenze sulla credibilità italiana. Spiega un investitore sotto la garanzia dell'anonimato: «Se la prossima settimana non ci fosse più il governo, le resistenze tedesche alla concessione di uno strumento antispeculativo aumenterebbero».

SPREAD ITALIANO 1

 

L'incubo dell'inflazione, mai così alta negli ultimi quarant' anni, sta spingendo Berlino a invocare aumenti più rapidi dei tassi e maggiore disciplina fiscale. Ieri lo ha detto apertamente il capofila dei rigoristi a Bruxelles e numero due della Commissione Valdis Dombrovskis: «L'Italia deve trovare equilibrio».

 

Nessuno pensa che il voto per l'Italia sarebbe una tragedia. Negli ultimi mesi è accaduto in Portogallo, Ungheria, in Francia si sono svolte presidenziali e politiche. Ma se venisse meno il governo ora, fino all'autunno l'Italia rimarrebbe senza un governo e un Parlamento nella pienezza delle funzioni. Per dirla con le parole del commissario italiano Paolo Gentiloni una crisi in luglio «non favorisce» in nessun caso l'Italia.

 

christine lagarde con mario draghi

Ieri è slittato il consiglio dei ministri che avrebbe dovuto affrontare il piano contro la siccità. A fine mese c'è in programma un decreto da dieci miliardi per confermare gli sconti sui carburanti, gli aiuti contro il caro energia, forse un provvedimento per ridurre l'Iva. Fin qui, provvedimenti che potrebbero essere firmati anche da un governo dimissionario. Se scivolassimo verso le urne, la conseguenza più grave sarebbe lo stop al Recovery Plan.

 

Le regole europee non lo vietano, ma significherebbe non incassare la seconda rata di quest' anno, venti e più miliardi di euro. Per chi investe e fa previsioni sulla tenuta del debito italiano, equivale a un punto percentuale in meno di ricchezza prodotta. Né è chiaro se lo stop a Nord Stream, il tubo che porta in Germania la gran parte del gas, sia momentaneo o se lo Zar di Russia si appresti a lasciare la locomotiva del Continente senza la principale fonte di energia: l'economia più interconnessa con quella tedesca era e resta quella italiana.

 

christine lagarde mario draghi

Il destino ha voluto che quasi dieci anni fa - era il 26 luglio del 2012 - Mario Draghi pronunciò il famoso discorso del «whatever it takes». Senza ciò che ne seguì, l'Italia sarebbe probabilmente finita in default e costretta a fare uso del fondo Salva-Stati, come allora accadde a Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda. Ieri i grandi investitori in titoli italiani non hanno venduto quasi nulla.

 

La fiducia nell'emittente Italia non è ancora venuta meno. Allora l'Italia era in piena recessione, oggi cresce ad un ritmo del due per cento. Ciò non significa che l'Italia non corra pericoli. I più avveduti sanno che la legge elettorale in vigore non garantisce una vittoria piena del centrodestra. E la guerra in Ucraina resta un enorme punto interrogativo per tutti. Ne sono consapevoli a Palazzo Chigi, lo sanno al Quirinale. Resta da capire se lo abbiano compreso fino in fondo i partiti della maggioranza delle larghe intese.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…