HO FATTO UN SOGNO E HO VISTO DRAGHI - A CERNOBBIO IMPRENDITORI E FINANZIERI MOLTO FREDDI CON I POLITICI IN PASSERELLA: SALVINI RELEGATO ALLE 8.30, PER CONTE POCHI APPLAUSI, UN PO' MEGLIO GUALTIERI. POI NELLE PAUSE CAFFÈ TUTTI VOGLIONO L'EX PRESIDENTE BCE, L'UNICO CHE DAREBBE GARANZIE NELLA GESTIONE DEI FONDI POST-COVID. MA SANNO ANCHE CHE PER IL POVERO SUPER-MARIO, ANDARE A PALAZZO CHIGI CON L'ATTUALE MAGGIORANZA SAREBBE IL PEGGIORE DEGLI INCUBI

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1. "SAREBBE UNA MANNA DAL CIELO" CERNOBBIO FA IL TIFO PER DRAGHI

Amedeo La Mattina e Francesco Spini per ''La Stampa''

 

La scena è questa: chiedi ai partecipanti al Forum Ambrosetti che escono alla spicciolata dalle eleganti sale di Villa d' Este del ruolo che potrebbe avere Mario Draghi e alzano gli occhi al cielo. Alcuni pensano alle parole pronunciate qui sabato dal premier Giuseppe Conte, che vedrebbe bene un secondo mandato di Sergio Mattarella, escludendo così dalla corsa al Quirinale lo stesso ex presidente della Bce. E alzano gli occhi al cielo: «Ma come è venuto in mente, a Conte?».

roberto gualtieri roberto gualtieri

 

Lo dicono sotto promessa di anonimato per non farsi nemico il presidente del Consiglio.

«La verità? Draghi è una risorsa che il Paese non si merita - sbotta un navigato top manager, che negli anni a Cernobbio ne ha viste di tutti i colori -.

Ho trovato subdolo che, proprio per bruciare l' ex presidente della Bce, Conte abbia proposto Mattarella. Anche la storia della candidatura in Europa... Se Conte pure avesse proposto Draghi, i Paesi del Nord non l' avrebbero mai fatto passare». Draghi, nel Forum delle élite, resta una chimera. «Ho sempre pensato che non volesse fare il presidente del Consiglio, ma ho cominciato a sperare da quando è andato a Rimini, dopo un lungo silenzio: un segnale di disponibilità. Sarebbe la manna dal cielo...».

 

C' è chi invece accetta di parlarne apertamente, soprattutto quando viene chiesto se Conte deve temere di essere sostituito da Draghi. La professoressa Elsa Fornero esclude questa ipotesi anche se si rende conto che la maggioranza è fragile. E salva soprattutto Gualtieri. «Avere un punto di forza nel governo come Gualtieri è una cosa importante. Questo governo è molto debole, il Pd dovrebbe essere più assertivo rispetto ai 5S». Allora meglio la soluzione Draghi? «Non ci credo - è la risposta di Fornero -. Con tutte le difficoltà del caso questo governo durerà fino all' elezione del presidente della Repubblica e magari fino al 2023 perché bisogna spendere presto e bene le risorse europee». Inoltre «non penso che Draghi in questo momento abbia voglia di prendere un' eredità di questo tipo in un momento come questo. Metterlo in mezzo significa anche bruciarlo...».

 

matteo salvini al forum di cernobbio matteo salvini al forum di cernobbio

A bordo lago c' è chi intravede per l' ex numero uno della Bce un ruolo ancora più ampio. «Mario Draghi è una delle persone migliori che abbiamo e che l' Europa ha, e forse non soltanto l' Europa - ragiona Corrado Passera, banchiere ed ex ministro collega di Fornero -. Sul "Financial Times" ho scritto che l' Europa per tornare leader in dinamismo e forza ha bisogno di un piano di investimenti da 5 mila miliardi.

Quello che non ho scritto è che quel piano bisognerebbe affidarlo a una persona come lui.

Con l' esperienza che ha, con la credibilità che ha accumulato, può contribuire ancora tanto, soprattutto a livello europeo».

 

Difficile trovare un manager cui non piaccia l' idea di un Draghi nuovamente in campo: «È una risorsa preziosissima per il Paese», dice ad esempio Agostino Santoni, ad di Cisco Italia. L' ex ministro Roberto Maroni passeggia con il suo successore, la ministra Luciana Lamorgese. Incrociano la collega De Micheli e qualcuno fa notare alla responsabile del Viminale che allora c' è qualche leghista che l' apprezza. «Molto più di quanto sembri», sorride Lamorgese. De Micheli li provoca scherzosamente: «Allora, visto che andate così d' accordo, che avete deciso?».

matteo salvini al forum di cernobbio matteo salvini al forum di cernobbio

«Che il governo dura sino a fine legislatura», assicura Maroni. Già, fino al 2023. E Draghi?

L' ex governatore lombardo è certo: «Guardi che il primo a non pensarci è proprio lui».

 

 

 

2. APPLAUSI SPENTI PER IL PREMIER A CERNOBBIO GLI IMPRENDITORI FREDDI CON I POLITICI

Federico Fubini per il ''Corriere della Sera''

 

luciana lamorgese luciana lamorgese

Sono lontani i tempi in cui si spellavano le mani. Gli habitué del Forum Ambrosetti di Cernobbio, in gran parte banchieri e imprenditori fra i più prosperi del Paese, hanno conosciuto in un passato non troppo remoto momenti di maggiore fiducia nella politica. Hanno applaudito con foga Silvio Berlusconi, quando da premier arrivava e ripartiva in elicottero. Hanno accolto con convinzione o almeno molto rispetto Mario Monti, quando l' ex commissario europeo si prese la responsabilità di entrare a Palazzo Chigi per tirare fuori l' Italia dalla sua peggiore crisi del debito.

Adesso invece i poteri forti, o quel che ne resta, sono orfani. Lo sono politicamente e anche un po' emotivamente.

nunzia catalfo nunzia catalfo

 

Forse molti nei loro ranghi rientrano in quel (crescente) 45% che nei sondaggi di Ipsos non sa chi votare o pensa di astenersi. Di certo in questi giorni a Cernobbio hanno accolto senza entusiasmo un po' tutti i leader che il programma del Forum ha messo loro di fronte. Ieri mattina il leghista Matteo Salvini è entrato in scena alle 8.30 nella freddezza generale, anche se in un quarto d' ora è riuscito a scaldare un po' il pubblico con un intervento più concreto che in altre occasioni. Giuseppe Conte, la sera prima, dopo oltre un' ora ha finito per strappare uno degli applausi più fiacchi e brevi che Cernobbio ricordi siano stati tributati a un presidente del Consiglio. Più apprezzamento ha riscosso ieri in tarda mattinata Roberto Gualtieri, il suo ministro dell' Economia.

 

La disillusione è tale che qualcuno nella platea di Villa d' Este finisce per far capire che, secondo lui, per tirare fuori l' Italia dalla recessione in cui è piombata servirebbe Mario Draghi (anche senza fare i conti con le reali intenzioni dell' ex presidente della Banca centrale europea).

paola de micheli a cernobbio paola de micheli a cernobbio

 

Enrico Cucchiani, presidente del San Raffaele di Milano e ex amministratore delegato di banca Intesa Sanpaolo, non ha molti dubbi: «Invece di dover cercare dei modelli per l' utilizzo del Recovery Fund, con Draghi potremmo diventare il punto di riferimento in Europa», dice Cucchiani. «Draghi conosce la programmazione e l' esecuzione di un programma e saprebbe circondarsi di una squadra di grande competenza. Sarebbe una polizza sull' erogazione effettiva dei fondi assegnatici, un salto di qualità nei settori strategici e l' Italia avrebbe uno standing finalmente allineato alle sue ambizioni e potenzialità».

 

Roberto Crapelli, fondatore del fondo di private equity Industry 4.0 e per trent' anni amministratore delegato di Roland Berger Italia, si dice «felice che finalmente abbiamo un governo con una maggiore consapevolezza dell' importanza dell' investimento in tecnologia. Ma questo mi sembra un esecutivo figlio dell' emergenza. Adesso il Paese ha bisogno di profili carismatici, illuminati e con leadership e visioni internazionali», dice Crapelli. Che aggiunge: «Gualtieri è autorevole, oggi è fra i primi cinque decisori di politica economica in Europa». Mario Benotti, fondatore e vicepresidente esecutivo della romana Partecipazioni, è più disilluso: «Ma lei davvero crede che Draghi abbia interesse a infilarsi in una situazione del genere, a dipendere da una maggioranza espressa da questo Parlamento?» chiede. «Fossi in lui non lo farei.

 

alfonso bonafede alfonso bonafede

Né con questa maggioranza, né con l' unità nazionale».

L' acciaiere modenese Marcello Masi, fondatore della Finmasi, taglia corto: «Ho 71 anni, sono imprenditore di prima generazione e lo faccio da mezzo secolo. A me non la raccontano», dice dei politici che ha visto sfilare a Cernobbio. «Salvini ha argomenti vincenti sulle imprese, ma li tratta male. Quanto a Draghi, non basta: bisogna fare i conti con la situazione strutturale del Paese».

 

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