google android huawei

HUAWEI, GO AWAY! – È ARRIVATA LA MAZZATA: GOOGLE TOGLIE ANDROID A HUAWEI. POTRÀ USARE UNA LICENZA OPEN SOURCE DEL SISTEMA OPERATIVO, MA SENZA I SERVIZI PROPRIETARI DI BIG G, CHE FECE PRODURRE PROPRIO A HUAWEI IL SUO NEXUS 6P – LA CHIAMATA ALLE ARMI DI TRUMP INIZIA A PRODURRE EFFETTI: CHI SI COMPRERÀ UN TELEFONINO SENZA MAPS, GMAIL E PLAY STORE? – SE AVETE IN TASCA UN TELEFONO HUAWEI DOVETE…

 

 

 

1 – GOOGLE TOGLIE ANDROID A HUAWEI, ECCO COSA SUCCEDERÀ ADESSO

Bruno Ruffilli per www.lastampa.it

ANDROID CINA

 

Immaginate uno smartphone Android senza Gmail, Chrome, le app di Google Docs e YouTube. Senza Maps e senza aggiornamenti con nuove funzioni. Questo potrebbe succedere agli smartphone Huawei dopo che Google ha sospeso ogni cooperazione con il colosso cinese, ottemperando a una richiesta dell’amministrazione Trump. Huawei Technologies e oltre 70 affiliate sono state aggiunte la scorsa settimana alla lista nera delle aziende che possono “mettere a rischio la sicurezza nazionale”, e non possono acquistare parti e componenti da compagnie statunitensi senza l’approvazione del Dipartimento del Commercio statunitense.

 

Un gioco di forze

proteste contro google 7

È l’ennesima prova di forza dell’amministrazione americana, dopo ripetute minacce e accuse. Trump sostiene che i cinesi possano intercettare le comunicazioni che passano attraverso i loro apparecchi, e punta soprattutto a impedire che Huawei possa avere accesso al mercato americano delle infrastrutture delle reti cellulari di prossima generazione, il 5G che è prossimo al debutto commerciale. Dietro la questione della sicurezza nazionale, però, potrebbe celarsi una realtà ben diversa: Huawei è infatti il primo produttore al mondo di apparecchiature per il 5G, e tra i concorrenti non c’è nessuna azienda americana. A parte la cinese Zte, infatti, gli altri due colossi sono europei: Ericsson e Nokia.

 

donald trump hamburger 1

Ma Huawei e Zte sono in una posizione speciale, perché coprono tutta la filiera della comunicazioni cellulari, dalle apparecchiature al software, dai servizi alle infrastrutture, fino agli dispositivi per gli utenti finali (smartphone, modem, ecc). E infatti il bando riguarda anche gli smartphone, che da anni non sono in commercio negli Stati Uniti.

 

Anche così, tuttavia, Huawei, è diventata in pochi anni il secondo produttore di smartphone al mondo (ha venduto 59,1 milioni di smartphone nell’ultimo trimestre, il 19% del totale), sorpassando Apple e tallonando da vicino Samsung. L’azienda di Shenzhen non nasconde di mirare al primo posto , e ora la mossa di Trump potrebbe rallentarne l’ascesa, se non comprometterla definitivamente, perché anche i produttori di chip come Intel, Qualcomm, Xilinx e Broadcom non potranno fornire software e componenti critici a Huawei.

google

 

Soluzioni proprietarie

Gli smartphone Huawei sono già alimentati da processori realizzati in proprio; i top di gamma come il P30 Pro adottano i chip Kirin, che hanno mostrato di poter tenere testa a Qualcomm, adoperati dalla maggior parte dei concorrenti. Per modem e altre parti, a Shenzhen hanno da tempo sviluppato soluzioni proprietarie, quindi l’impatto del bando a livello hardware potrebbe essere relativamente limitato. Più difficile dire quanto influirà il divieto di accedere a software e brevetti concessi finora da aziende americane, anche perché Huawei spende miliardi di dollari ogni anno in ricerca, ed è fra le aziende al mondo col maggior numero di brevetti registrati ogni anno. Sta anche lavorando a un sistema operativo alternativo ad Android: era il “piano B” anticipato dal Ceo Richard Yu solo un paio di mesi fa ; allora sembrava una possibilità remota, oggi potrebbe diventare realtà.

sede huawei milano 4

 

Cosa succede ora

Gli smartphone oggi prodotti dall’azienda cinese continueranno a funzionare, come tutte le app installate, che potranno anche essere aggiornate finché saranno compatibili con la versione attuale di Android. Difficile, invece dire, quali servizi di Google saranno ancora accessibili. «Stiamo rispettando l’ordine e analizzando le conseguenze», ha spiegato Google in una dichiarazione all’agenzia AFP. «Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti». A confermarlo c’è anche un tweet dell’account ufficiale di Android:

 

Il futuro

ANDROID PAY

Ma Maps? YouTube? Il pacchetto di applicazioni Google Docs? Qui la risposta è meno chiara, perché si tratta di servizi che Mountain View fornisce a tutte le piattaforme, e che a rigore non fanno parte del sistema operativo; molti sono accessibili dal browser, anche via smartphone, e tuttavia potrebbe essere più difficile utilizzarli come si fa oggi.

 

google cina vignetta 2

Tuttavia, Huawei può ancora utilizzare la versione del sistema operativo Android disponibile attraverso licenza open source (AOSP). Lo fanno altri produttori minori cinesi, che così possono vendere apparecchi a prezzi più bassi, perché non devono pagare a Google le licenze per il software. Lo fa anche Amazon, che lo adotta - in una versione molto personalizzata - per di tablet della serie Fire. Così, se il sistema proprietario di Huawei non dovesse ancora essere pronto, a Shenzhen potrebbero utilizzare Android open source e adattare l’interfaccia attuale, che è già diversa da quella standard di Google. Più difficile garantire l’accesso ad app e servizi, ma è il caso di ricordare che gli smartphone Android in vendita oggi in Cina già fanno a meno di quasi tutti servizi di Mountain View: non possono accedere alle Mappe, non hanno Google Assistant né le Maps, e al posto del Play Store esistono diversi altri negozi dove scaricare e installare app. L’impatto sarà quindi minimo sul mercato interno, dove le alternative sono offerte da concorrenti come Tencent e Baidu. Per il mercato globale, però, i servizi di Google sono ormai uno standard, considerato che Android è il sistema operativo adottato dall’85 per cento degli smartphone, e sarà difficile per Huawei convincere il resto del mondo ad adottare le sue piattaforme.

huawei

 

Chi ci guadagna, chi ci perde

Se il bando dovesse essere confermato e diventare permanente, Huawei ne avrebbe. almeno all’inizio, un serio danno economico, perché i suoi smartphone sarebbero comunque inferiori ai concorrenti Android; più limitati e macchinosi nell’uso delle app di Google, più esposti a problemi di sicurezza, virus e malware. Un’amara ironia, visto che quattro anni fa, per mostrare le caratteristiche più avanzate di Android 6, Google aveva scelto proprio Huawei e collaborato con l’azienda cinese per lo smartphone Nexus 6P . Il danno però è anche per Google, che non incasserà le licenze di Android e perderà milioni di utenti in tutto il mondo (oltre che i loro preziosissimi dati). Questo sarebbe il momento giusto, per Google, se volesse spingere sui propri prodotti: la serie Nexus non esiste più, ma è appena uscito l’ottimo Pixel 3a, primo esempio di hardware di Mountain View destinato alla fascia media.

google cina vignetta

 

Dall’altro lato, senza le licenze da pagare a Mountain View, forse gli smartphone Huawei diventeranno ancora più economici (specie il marchio low cost Honor). Difficilmente questo basterà a contrastare la spinta sui mercati occidentali di altri produttori cinesi, come OnePlus , Oppo , Xiaomi, che continueranno ad adottare l’ultima versione di Android con tutti gli aggiornamenti e i servizi. Il bando potrebbe essere un vantaggio anche per Apple: ma non è detto che nella guerra delle ritorsioni e dei ricatti alla fine non sia coinvolta anche la Mela.

 

La posizione di Huawei

qualcomm

In una nota, l’azienda cinese precisa la sua posizione: “Huawei ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Come uno dei principali partner globali di Android, abbiamo lavorato a stretto contatto con la loro piattaforma open-source per sviluppare un ecosistema che ha portato benefici sia agli utenti che all’industria. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti i prodotti Huawei e Honor esistenti per smartphone e tablet inclusi quelli venduti o ancora disponibili in tutto il mondo. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza per tutti gli utenti a livello globale”.

 

2 – GOOGLE, INTEL, QUALCOMM E BROADCOM VANNO ALLA GUERRA CONTRO HUAWEI SU INPUT DI TRUMP

Michele Arnese per www.startmag.it

 

Google rompe con Huawei e sospende tutte le attività portate avanti con il colosso cinese, ad eccezione di transazioni hardware e software coperte da licenze open source. Un effetto, questo, dell’inserimento di Huawei nella black list dell’amministrazione Trump. A svelarlo è stata l’agenzia Reuters. “Ci stiamo adeguando all’ordine e stiamo rivedendo le implicazioni”, ha riferito Google.

settori di broadcom e qualcomm

 

CHE COSA HA DECISO GOOGLE CONTRO HUAWEI

Google ha tagliato fuori Huawei da alcuni aggiornamenti del sistema operativo Android. I nuovi smartphone Huawei perderanno anche l’accesso ai servizi più diffusi, tra cui Google Play Store e le app Gmail e YouTube. Tuttavia, Huawei può ancora utilizzare la versione del sistema operativo Android disponibile attraverso una licenza open source.

 

LE RASSICURAZIONI DI GOOGLE

google cina 7

“Ci stiamo conformando all’ordine e stiamo valutando le ripercussioni. Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”, ha affermato un portavoce di Google. Le parole della compagnia californiana mirano a rassicurare i possessori di smartphone e tablet Huawei, garantendo l’accesso al negozio di app e alla protezione da minacce informatiche.

 

L’INPUT DI TRUMP CONTRO HUAWEI

La scorsa settimana, l’amministrazione Trump ha aggiunto Huawei alla sua “entity list’ bloccando la vendita o il trasferimento della tecnologia americana senza licenza. Gli smartphone Huawei sono già alimentati da processori di proprietà. All’inizio di quest’anno, il capo dei dispositivi di consumo Huawei ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Welt di aver “preparato i nostri sistemi operativi – questo è il nostro piano B”.

google cina 8

 

TUTTE LE NOVITÀ DA INTEL, QUALCOMM E BROADCOM

Non solo Google, comunque. Anche le aziende Usa produttrici di chip e microchip – da Intel a Qualcomm, da Xilinx a Broadcom – si sono adeguate alla linea dettata dall’amministrazione Trump e hanno tagliato i ponti con Huawei, congelando le forniture destinate al colosso tecnologico cinese, ha scritto l’agenzia Bloomberg. Quindi le indiscrezioni di due giorni fa sulla possibilità che Trump smorzasse la furia anti Huawei che rischiava di intaccare gli affari dei produttori americani di microchip sono state superate dai fatti.

 

Bloomberg spiega come le varie società hanno già informato i propri dipendenti. Si tratta di sviluppi che rischiano di portare alle stelle le tensioni tra Washington e Pechino, già impegnate in un braccio di ferro sui dazi.

google cina 9

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