IL BURBERO CAPROTTI HA UN CUORO D’ORO: DONATI 70 MILIONI AI FAMILIARI (E 10 ALLA SEGRETARIA) - TUTTI I REGALI DI MR. ESSELUNGA DICHIARATI AL FISCO

Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

«Ecco, caro, questo assegno da 4 milioni è per te, è una donazione». Tutti vorrebbero uno zio così. O un papà che un giorno ti chiama e ti dice: «Dai, andiamo dal notaio che ti voglio regalare 8 milioni di euro». O un marito che a un certo punto ti fa trovare sul conto in banca 18 milioni in Cct. Se poi sei la segretaria e il «capo» ti dona 10 milioni di euro cash, allora benedici ogni singola mattina che è suonata la sveglia nei 40 anni di lavoro.

È successo davvero. Bernardo Caprotti, 88 anni, mister Esselunga, in dieci anni a partire dal 2002 ha distribuito oltre 80 milioni, con atti di donazione regolarmente registrati dal notaio Giovanni Ripamonti e dall'Agenzia delle Entrate. Gli atti dicono, nella formula di rito, che i beneficiari accettano «la somma di euro ... con animo grato».

Tutti soldi e proprietà prelevati dal patrimonio personale dell'imprenditore che guida un'azienda con 6,8 miliardi di fatturato, 20 mila dipendenti e utili di 238 milioni (2012). E che, silenziosamente, si è adoperato anche per sostenere, con somme rilevanti, enti di assistenza o iniziative culturali. Ma restiamo in famiglia, o quasi: le disponibilità sono partite dal conto 34445 in Deutsche Bank e dal conto 51351 al Credit Suisse di Milano. Nel patrimonio regalato c'è anche un'azienda che alleva orate, branzini e ombrine.

È un lato sconosciuto di questo imprenditore dal carattere spigoloso, nemico giurato della burocrazia e delle Coop, dipendente della sua azienda, che in passato si è scontrato con i fratelli e di recente con i due figli più grandi, Violetta e Giuseppe, nati dal primo matrimonio. Con loro oggi non ha rapporti. La grande giostra delle donazioni, una quarantina di atti notarili, riflette in parte, se si guarda bene, le tensioni in famiglia.

Giuseppe Caprotti, 52 anni, il primogenito chiamato dal padre a dirigere l'azienda e poi bruscamente esautorato nel 2004, ha ricevuto un solo «regalino», secondo l'archivio Ripamonti: 2,82 milioni undici anni fa, poi più nulla. Violetta, 51 anni, l'altra figlia di primo letto, è rimasta a lungo nelle grazie del padre, almeno fino a quando, poco più di due anni fa, è esploso il contenzioso giudiziario, tuttora in corso, sulla titolarità delle azioni Esselunga, intestate fiduciariamente ai figli molti anni fa e poi «riprese» dal padre nel 2011 estinguendo il mandato fiduciario.

Legittimamente, secondo Bernardo, illegittimamente secondo Giuseppe e Violetta. L'arbitrato per adesso ha dato ragione al padre, ma i figli sono in Corte d'appello (prossima udienza il 3 dicembre) e hanno anche avviato una causa civile. Violetta prima della rottura ha ricevuto assegni circolari per 7,5 milioni oltre al 100% della società svizzera, Caroz sa, proprietaria, nel cantone di Vaud, di una grande villa di famiglia e del terreno intorno.

L'altro fronte è quello della seconda moglie, Giuliana Albera (73 anni), con la figlia Marina Sylvia (35). Se Marina (l'unica Caprotti, eccetto il padre, nei cda del gruppo) ha ricevuto, tutto cash, poco meno di 10 milioni, la moglie sei anni fa ha visto arrivare 18 milioni di Cct sul suo conto titoli in Deutsche Bank. Si andavano ad aggiungere ad altre svariate donazioni di liquidità per un totale intorno ai 30 milioni di euro.

Tra l'altro, benché coperta da un'intestazione fiduciaria alla Sirefid, fa capo alla signora Albera anche una società sconosciuta, la Dom 2000, centrale però nel «sistema» Esselunga. Infatti la Dom 2000 possiede, oltre alla casa di famiglia a due passi dalla Scala, una decina di grandi immobili locati a negozi Esselunga (tra cui via Washington e viale Jenner a Milano) che generano 15 milioni di ricavi.

I nipoti sono stati «sistemati» dallo zio ricco con un assegno circolare ciascuno da 4 milioni. Andrea un po' di più comprendendo anche l'intero capitale di una holding, Sabbia Rosa, dentro la quale si trova una quota del 5% della società svizzera Geomag, famosa per i magnetini da costruzione per i bambini.

Ma il vero business è un altro: il controllo della Compagnie Ittiche Riunite di Golfo Aranci (Olbia), che alleva pesci, li vende nel nord Italia e fattura 6,6 milioni. Il capitolo manager si risolve in una donazione una tantum a tre di loro di 1 milione (oltre all'8% di tasse), cui va aggiunto (non c'è negli atti) il regalo di una Bentley ciascuno. Poi, però, c'è la signorina Germana Chiodi, ex segretaria personale di Bernardo Caprotti, diventata dirigente e oggi, a 65 anni, ormai in pensione ma con un contratto di consulenza.

A lei in totale sono arrivati 10 milioni. Alcuni, dentro e fuori Esselunga, sostengono che la sua influenza e il suo potere nel gruppo sono cresciuti enormemente negli anni, fino a condizionare nomine e licenziamenti. «Non si muove foglia che Germana non voglia», si sente dire. D'altro canto chi è vicino al leader del gruppo riconosce l'intelligenza e le capacità dell'ex segretaria diventata di colpo plurimilionaria.

 

 

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