angela merkel giuseppe conte

IMMAGINATE IL CORONAVIRUS COME UN PITSTOP: LA GERMANIA HA UNA FERRARI E AI BOX TROVA 50 TECNICI. L'ITALIA HA UNA DUNA E TROVA DUE COL CACCIAVITE IN MANO. COME CREDETE CHE SARÀ L'EUROPA QUANDO SI RIPARTIRÀ DALLA CRISI? - LA COMMISSIONE UE FA I CONTI: SONO STATI STANZIATI 1.800 MILIARDI, IL 55% SOLO IN GERMANIA (IN ITALIA IL 10%): I TEDESCHI USERANNO QUESTA BOTTA DI AIUTI DI STATO PER RIDISEGNARE IL LORO TESSUTO INDUSTRIALE NEI DECENNI A VENIRE. NOI A MALAPENA SALVEREMO IL NOSTRO

 

1. AI TEDESCHI IL RECORD DEGLI AIUTI ANTI-CRISI - LA COMMISSIONE DI BRUXELLES STILA LA GRADUATORIA. LA DIMENSIONE DEL DEBITO PREGRESSO CONDIZIONA GLI INTERVENTI

Marco Bresolin per “la Stampa

 

L'ultimo via libera è arrivato ieri mattina: la Commissione europea ha approvato il piano del governo tedesco per assicurare un prestito da 550 milioni di euro alla compagnia aerea Condor garantito con fondi pubblici. E con questo, secondo Bruxelles, il totale degli aiuti di Stato che hanno ottenuto il via libera Ue durante la pandemia ha raggiunto quota 1.800 miliardi. Una ammontare a cui si arriva sommando sussidi, prestiti e garanzie statali. Più della metà degli interventi (il 55%) riguarda la Germania.

 

CONTE MERKEL

La cifra globale, spiega la Commissione, è una «stima prudente». Anche perché «per alcune misure non è necessario indicare un budget», ricorda un portavoce dell' esecutivo Ue. Per questo potrebbe essere più alta. Il balletto delle cifre è più ampio laddove si tratta di garanzie statali, che non prevedono un eguale accantonamento di bilancio. Ma molto dipende anche dalla trasparenza dei governi al momento della notifica dei provvedimenti.

Per l' Italia, per esempio, stando ai documenti ufficiali, gli esperti della Commissione stimano una quota di aiuti di poco superiore ai 200 miliardi di euro, nonostante il governo abbia annunciato misure di garanzia per oltre 400 miliardi.

 

Le differenze tra i Paesi danno comunque l'idea di quanto ampi siano gli spazi di manovra fiscale di cui alcuni godono rispetto ad altri. Una disparità che certamente non consente a tutti di correre allo stesso ritmo. Se il 55% degli aiuti di Stato approvati è stato notificato dalla Germania, «la Francia - spiega un portavoce della Commissione - ha notificato misure che rappresentano circa il 20% dell' ammontare totale, l' Italia il 10%, il governo britannico il 5% (il Regno Unito, nonostante la Brexit, deve ancora sottostare alle regole Ue almeno fino alla fine dell' anno, ndr) e quello belga il 3%».

 

«Se lo schema temporaneo lo consente, la Commissione non può certo impedire a uno Stato che ha ampi margini fiscali di intervenire» spiega Guntram Wolff, direttore dell' influente think-tank bruxellese "Bruegel". Il dato italiano balza all' occhio perché di gran lunga inferiore a quello delle altre due principali economie europee, nonostante l' Italia sia il Paese più colpito. Secondo l' economista tedesco «la risposta italiana è stata debole, anche se le decisioni più recenti vanno nella buona direzione».

ANGELA MERKEL PEDRO SANCHEZ

 

Si potrebbe fare di più, sostiene, perché nonostante l' alto debito, il governo di Roma «può prendere in prestito soldi sui mercati a un tasso ragionevole, visto che la Bce continua a fare il suo lavoro».

 

Ma servono anche strumenti europei e secondo Wolff la via del Recovery Fund può essere quella giusta, ma la risposta rischia di essere tardiva e inadeguata. «Giusto dare all' Ue il compito di reperire fondi sui mercati e controllare come vengono spesi - prosegue il tedesco -, però il volume del fondo appare troppo piccolo. E poi sarà in vigore soltanto dal prossimo anno, mentre la necessità è or». L' Italia, inoltre, dovrebbe fare un' adeguata selezione per sostenere «soltanto le aziende più produttive. Bisogna scegliere quelle che meritano veramente di essere supportate, perché non si può continuare a nutrire i vecchi dinosauri improduttivi».

 

 

2. UE DIVISA SUGLI AIUTI DI STATO LA GERMANIA SPAVENTA IL SUD

Alberto D’Argenio per “la Repubblica

 

È in corso un' altra partita europea di importanza pari a quella sui Coronabond: la deroga al divieto di aiuti di Stato. Si gioca a fari spenti e i contendenti sono sempre gli stessi. Da un lato Francia, Italia e Spagna. Dall' altro Germania e Austria. Il timore dell' Europa mediterranea è che i partner settentrionali, con debiti sovrani più bassi e quindi con maggiore capacità di spesa pubblica, approfittino della sospensione delle regole sulle ricapitalizzazioni statali per rifare il look alla loro industria. Sfruttando la crisi pandemica con effetti distorsivi permanenti del mercato interno e allargando la forbice di competitiva tra i due blocchi dell' Unione.

 

guntram wolff 1

A inizio pandemia la Commissione Ue ha sospeso il Patto di stabilità e le norme sugli aiuti di Stato per permettere ai governi di reagire al lockdown evitando fallimenti di imprese a catena. Decisione salutata da tutte le capitali, ma che ha fatto emergere un problema di equità: i Paesi con i granai pieni potranno pompare nell' economia più denaro di quelli indebitati.

 

In parallelo si è aperto un dibattito sugli aiuti di Stato: come e con quanti soldi si possono salvare le imprese messe in crisi dal virus? Bruxelles propone di sfuggire all' obbligo di notifica dell' intervento fino a 100 milioni per azienda. Ricapitalizzazioni più corpose dovranno ricevere il via libera del vicepresidente della Commissione, Margrethe Vestager, chiamata ad accertare che i fondi pubblici siano usati solo per tamponare i danni del virus, evitando che i governi sfruttino la deroga sugli aiuti per salvare aziende già decotte prima della crisi.

 

La Germania informalmente ha chiesto di alzare la soglia di 100 milioni alla iperbolica cifra di 5 miliardi. Quindi con una proposta formale è scesa a 3 miliardi. L' Austria il 21 aprile - a due giorni dal decisivo summit Ue sul Recovery Bond - ha scritto a Vestager facendo capire che avrebbe accordato solidarietà sui debiti sovrani se fosse stato levato qualsiasi tetto agli aiuti di Stato.

 

ursula von der leyen e angela merkel

Da qui l' allarme del Club Med, spaventato da una riedizione del 2008-2009 quando la Germania e gli altri del Nord salvarono le loro banche e poi fecero passare il bail-in in Europa, impedendo agli altri di fare altrettanto e guadagnando un vantaggio competitivo permanente. Il rischio è concreto: sui 1.800 miliardi di aiuti pubblici approvati da Bruxelles da inizio pandemia, il 55% è in favore della Germania, il 20% della Francia e il 10% dell' Italia. Con questo gap di disponibilità di denaro pubblico, il timore è che senza controlli Ue i tedeschi rimettano a nuovo la propria industria e un domani, quando torneranno in vigore le norme sugli aiuti di Stato, gli altri rimangano indietro.

 

La Commissione ha riconosciuto il rischio denunciato da Italia, Francia e Spagna e ha sposato la linea per la quale «il controllo sugli aiuti di Stato resta necessario per preservare il mercato interno e la coesione nella Ue». La decisione finale di Bruxelles è attesa a giorni. Alla fine dovrebbe prevedere un tetto di 250 milioni sopra i quali dovrà scattare la notifica. Come chiesto da Roma e Parigi. Inoltre per permettere a tutti di salvare le aziende si pensa a un sistema misto Bei-bilancio Ue fondato sulla condivisione dei costi. Ovviamente sgradito ai nordici.

 

Ultimi Dagoreport

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)