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IO SPERIAMO CHE ME LA CABLO – ALMENO PER COME LO AVEVANO IPOTIZZATO TIM, CDP E IL PRECEDENTE GOVERNO, SEMBRA ESSERSI INCARTATO IL PROGETTO DELLA RETE UNICA – DALLA BORSA UN MESSAGGIO CHIARO: IL MERCATO NON CREDE ALL'IPOTESI DELLA FUSIONE TRA FIBERCOP (LA RETE DI TIM) E OPEN FIBER - AI "SE" E AI "MA" DI GIORGETTI E COLAO, SI AGGIUNGE LA CIRCOSPEZIONE DEL MINISTRO DANIELE FRANCO...

Francesco Spini per “La Stampa”

 

open fiber fibra ottica

 Il messaggio, in Borsa, è arrivato piuttosto chiaro. La rete unica, almeno per come se l' erano immaginate Tim, Cdp e il precedente governo, sembra essersi incartata. Il titolo di Telecom Italia è andato a picco fin dalla prima mattinata per chiudere con un pesante ribasso del 7,37%. Certo, le scadenze tecniche su derivati e indici hanno aumentato la volatilità, ma il succo è che il mercato sulla rete unica ci crede sempre meno.

 

giancarlo giorgetti

Del resto ai «se» e ai «ma» di Giancarlo Giorgetti e Vittorio Colao, titolari di Sviluppo economico e Transizione digitale, si aggiunge la circospezione di Daniele Franco, il liberista temperato (lontano dagli slanci interventisti del suo predecessore) che sta al ministero dell' Economia e che dovrà dire la sua su AccessCo, l' immaginata società della rete unica, frutto della fusione tra FiberCop (la rete di Tim) e Open Fiber. «Ci sono riflessioni in corso - ha detto Franco - vedremo le soluzioni. È importante pensare al punto di arrivo. E questo, anche relativamente al Pnrr», il piano per il Recovery Fund, «è dotare il Paese di una infrastruttura di comunicazioni all' avanguardia». Conta il fine, non il mezzo.

VITTORIO COLAO

 

L' aveva detto pure Colao, recitando il suo credo nella «neutralità tecnologica»: l' importate è la connettività a un giga, non se questa è garantita da fibra, 5G o via radio, con l' Fwa. Il governo comunque di attendere all' infinito accordi incrociati sulla rete unica, non sembra aver intenzione.

Anche ieri Giorgetti ha parlato del «clamoroso ritardo» sugli obiettivi» di «portare la rete ad altissima velocità a tutti». Ha ricordato che, mentre si discute, a casa ci sono «ragazzi che non possono fare didattica a distanza perché non hanno la rete».

 

daniele franco g20

Insomma: o questa benedetta rete unica «va in porto rapidamente e offre risposte efficienti». E allora è «una cosa accettabile». Ma se invece «è qualcosa che ostacola, rallenta o impedisce», in tal caso «diventa un problema». Non è buona o cattiva a priori, è «un mezzo per arrivare a un obiettivo»: la connessione usando i soldi del Recovery su cui il governo sta tirando le fila. Non per niente, secondo l' originaria scaletta stesa da Tim e Cdp, l' accordo di fusione per la rete unica avrebbe dovuto scattare proprio in questi giorni, a marzo.

 

giancarlo giorgetti bruno le maire

E invece sul tavolo c' è poco: ci sono due analisi tecniche sulle infrastrutture oggetto di fusione fatte da due consulenti diversi (uno per Tim, l' altro per Open Fiber) e su cui va trovata una sintesi. C' è Enel che venderà tra il 40 e il 50% di Open Fiber al fondo Macquarie ma con il closing «entro l' anno», un' eternità. C' è Cdp che da mesi tratta infruttuosamente sempre con Enel per incrementare il suo 50% di Open Fiber con un altro 4-10%. E poi c' è Tim che ha sempre dichiarato di volere almeno il 50,1% della futura AccessCo. Anche qui Giorgetti pianta paletti grandi così: «Io sono contro i monopoli, non portano mai né efficienza né convenienza per i consumatori. Quindi non vanno bene.

 

fibra ottica

Non vanno bene se sono privati, potrebbero andare bene se sono pubblici e se c' è parità di accesso e di concorrenza per tutti i soggetti». Se qualcuno deve comandare, deve essere la Cdp che, nelle sue trattative, finora ha spuntato solo un co-controllo. Il «no» al monopolio, Giorgetti l' aveva sottolineato anche nei giorni scorsi, rafforzandolo con la presenza di investitori stranieri. Un riferimento a Vivendi, primo azionista di Tim col 23,9%. E ieri, dopo aver incontrato il ministro francese dell' Economia, Bruno Le Maire, Giorgetti ha mostrato come, coi francesi, i patti siano chiari: «La nostra industria non può essere oggetto di politiche predatorie rispetto alla tecnologia di cui disponiamo».

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