PER ITA C’È RIMASTA SOLO LUFTHANSA – LA COMPAGNIA AMERICANA DELTA, CHE CON AIR FRANCE FACEVA PARTE DELLA CORDATA GUIDATA DA CERTARES, HA CONVINTO IL FONDO STATUNITENSE A CHIAMARSI FUORI: HA SPIEGATO CHE INVESTIRE IN ITALIA È TROPPO DIFFICILE PER VIA DELLA BUROCRAZIA E DELLE INGERENZE. ORA CHE SUCCEDE? GLI UNICI ANCORA IN GARA SONO I TEDESCHI, CHE VALUTANO L’EX ALITALIA NON PIÙ DI 450-500 MILIONI. A LORO SARÀ AFFIANCATO UN PARTNER INDUSTRIALE ITALIANO (FERROVIE HA DETTO SÌ, SENZA NEANCHE ACCEDERE ALLA DATA ROOM)

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Giuliano Balestreri per “la Stampa”

 

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A mettere fuorigioco Certares, nella partita per Ita Airways, è stato il presidente di Delta, Glen Hauenstein. È stato lui a dire no alla richiesta del fondo americano di entrare nel capitale del vettore italiano come socio di minoranza. A frenare il manager, oltre alla maxi ristrutturazione appena conclusa dal gruppo e che ne limita gli investimenti internazionali, sono stati i ricordi del suo passato in Alitalia, quando tra il 2003 e il 2005 era nella prima linea dell'allora amministratore delegato Francesco Mengozzi.

 

Glen Hauenstein - DELTA Glen Hauenstein - DELTA

A Certares avrebbe spiegato quanto sia difficile investire in Italia e quanto forti siano le ingerenze della politica. Abbastanza per non volersi spingere oltre una partnership commerciale, almeno in un primo momento. Motivazioni che bloccano anche Air France, ancora sotto procedura Ue per gli aiuti di Stato, rimasta scottata dall'esperienza dei capitani coraggiosi. Il diktat del ministro dell'Economia, però, è chiaro: Ita andrà a un partner industriale. Anche a costo di perdere centinaia di milioni di euro.

 

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Una posizione che potrebbe spalancare la porta ai tedeschi di Lufthansa. D'altra parte, sono gli unici a essere ancora in gara dopo il ritiro di Msc. La posizione del vettore tedesco, già presente in Italia con la controllata Air Dolomiti, è chiara da mesi: sono interessati a sviluppare nuove rotte mediterranee e ad appoggiarsi su Fiumicino per trasformarlo nel loro quinto hub. Garanzie che per il governo Draghi non erano sufficienti. E che spinsero l'esecutivo a concedere l'esclusiva a Certares.

 

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI

Da parte loro, i sindacati non avrebbero alcun pregiudizio nei confronti di un operatore come Lufthansa con il quale le relazioni sono già buone, ma chiedono che in qualche forma il Tesoro resti nel capitale a garanzia dei lavoratori.

 

Le condizioni dei tedeschi, però, sono chiare: vogliono la maggioranza della compagnia e non la valutano più di 450-500 milioni di euro. Un miliardo in meno rispetto a inizio anno. Il governo, però, vorrebbe mantenere una presenza nel capitale e quindi prende forma l'intervento delle Ferrovie dello Stato che ufficialmente non commentano, ma già nel 2019 avevano studiato il dossier per il salvataggio di Alitalia. E il fatto di essere controllate al 100% dal Mef aiuterebbe l'operazione.

 

CARSTEN SPOHR - CEO LUFTHANSA CARSTEN SPOHR - CEO LUFTHANSA

Impossibile, invece, che nella partita rientri Atlantia: i Benetton sono concentrati su Autogrilli e Dufry e restano interessanti allo sviluppo infrastrutturale di Adr. E ieri Handelsblatt, principale quotidiano economico tedesco, scriveva che si sono «elevate le probabilità» che Lufthansa chiuda l'operazione «entro la fine dell'anno». E nei giorni scorsi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ripeteva che l'interesse è «realizzare una compagnia di bandiera, che tuteli l'interesse nazionale: è importante che sia un partner industriale capace e che consenta anche lo sviluppo degli aeroporti».-

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