francesco gaetano caltagirone

“CALTA” PRESSIONE IN MEDIOBANCA: FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE È SALITO AL 9,9% DEL CAPITALE DELLA BANCA GUIDATA DALL'AMMINISTRATORE DELEGATO ALBERTO NAGEL (PER ANDARE OLTRE IL 10% SERVE L’AUTORIZZAZIONE DELLA BCE) - LA QUOTA È QUASI DOPPIA RISPETTO AL 5,6% DI CUI L'IMPRENDITORE ERA ACCREDITATO DOPO GLI ACQUISTI INIZIATI IL 22 FEBBRAIO DEL 2021 - MEDIOBANCA E’ IL PRIMO SOCIO DI GENERALI SU CUI CALTAGIRONE HA COMBATTUTO UNA BATTAGLIA PER SPODESTARE L’AD DONNET…

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

(ANSA) - ROMA, 03 MAG - Scatto in avanti di Francesco Gaetano Caltagirone in Mediobanca. L'imprenditore romano - riporta oggi il quotidiano La Stampa - è salito al 9,9% del capitale della banca guidata dall'amministratore delegato Alberto Nagel. La quota risulta quasi doppia rispetto al 5,6% di cui l'imprenditore era accreditato dopo gli acquisti iniziati il 22 febbraio del 2021, quando era comparso nel libro soci di Piazzetta Cuccia con poco più dell'1%. Un portavoce del gruppo Caltagirone conferma la notizia, limitandosi a far notare che "si tratta di un investimento presente da circa un anno".

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

La crescita della quota, che è rimasta sotto il 10% oltre il quale è necessario comunicare la posizione e ottenere l'autorizzazione della Bce, arriva proprio mentre si avvicino importanti scadenze legate a Mediobanca, che tra l'altro è il primo socio di Generali, società sulla quale Caltagirone ha lo scorso anno combattuto una battaglia finanziaria.

 

Il 24 maggio è previsto il Capital market day nel quale l'amministratore delegato Alberto Nagel presenterà al mercato il nuovo piano industriale della banca che accompagnerà l'istituto fino al 2026. A fine ottobre, poi, si terrà l'assemblea in cui dovrà essere rinnovato il consiglio di amministrazione e con esso i vertici di Mediobanca, proprio mentre Donnet compirà il giro di boa del suo terzo mandato. La Stampa ricostruisce la salita di Caltagirone.

Alberto Nagel

 

Quando nel febbraio del 2021 salì al 5,6% - spiega - l'ascesa "venne interpretata come una manovra a tenaglia mentre infuriava la battaglia per i vertici delle Generali, in cui Caltagirone un anno fa ha tentato, senza riuscirvi, di rovesciare - proponendo una propria lista con un capoazienda alternativo - la leadership dell'amministratore delegato Philippe Donnet, riconfermato all'interno della compagine proposta dal consiglio di amministrazione uscente con il sostegno proprio di Mediobanca, primo socio del Leone con il 13,1%".

 

Ora, con il 9,9%, l'imprenditore romano - che ha fatto anche altri investimenti, come ad esempio in Banca Bpm e in Anima, utilizzando la liquidità del suo gruppo - si consolida come secondo azionista di Mediobanca, dietro solo a Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, la quale dall'estate di due anni fa, è saldamente primo socio al 19,8% quota autorizzata dalla Bce quale azionista finanziario.

francesco gaetano caltagirone

 

Per il resto nell'azionariato di Piazzetta Cuccia c'è il patto di consultazione che raccoglie il 10,9%, da cui a settembre 2021 sono usciti i Benetton con la loro quota del 2,1%. Finora l'entità dell'investimento di Caltagirone era rimasta nell'ombra perché nel frattempo non ha superato alcuna soglia che obblighi al disvelamento. Inoltre, come si ricorderà, all'ultima assemblea di Mediobanca Caltagirone non ha partecipato e non ha dunque depositato azioni utili per la conta. La Stampa fornisce anche una lettura dell'investimento fatto oramai da tempo e quindi non legato alle scadenze.

alberto nagel

 

"Contrariamente a quello che si possa ritenere - scrive il quotidiano - la quota di Caltagirone non costituisce al momento una dichiarazione di ostilità verso Nagel, banchiere che da quasi 16 anni regge le sorti di Piazzetta Cuccia. Nessun segnale, per ora, nemmeno da Delfin, pur critica in passato sulla strategia.

 

Dunque, in vista dell'assemblea di ottobre, le opzioni restano tutte aperte: si va da una tregua che avrebbe l'esito di mantenere, pure in un mutato contesto azionario, lo status quo, fino a scelte alternative come un appoggio dei soci alla lista di Assogestioni o a un'altra, eventuale, compagine che dovesse essere proposta da un fondo attivista, categoria sempre più presente nel Paese come dimostrano i casi di Enel e Leonardo.

francesco gaetano caltagirone e malvina kozikowska foto mezzelani gmt88

 

A quanto risulta il focus di Caltagirone è e resta su Trieste mentre su Nagel l'atteggiamento sarebbe improntato a totale laicità, con il rammarico per il fatto che il manager non abbia trovato, pur potendo, una soluzione condivisa con gli azionisti italiani di Trieste. Nagel, piuttosto, sarà giudicato sulle prossime mosse, a cominciare dal piano strategico, oltre che sulla sua capacità di convincere gli azionisti proprio sul futuro delle Generali".

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…