automotive auto produzione italia

“SOLO IN ITALIA SI RISCHIA DI BRUCIARE OLTRE 70 MILA POSTI DI LAVORO" – LE QUATTRO GRANDI ASSOCIAZIONI DELLA FILIERA DELL'AUTO CONTRO LA SCELTA DEL GOVERNO DI ACCETTARE LA FINE DELLA PRODUZIONE DI MOTORI BENZINA E DIESEL ENTRO IL 2035: "È SCONCERTANTE LA MANCANZA DI UNA PROGETTUALITÀ CHIARA” – IL SETTORE DELL’AUTOMOTIVE SPINGE PER LA “NEUTRALITÀ TECNOLOGICA”, OVVERO PUNTARE SU DIVERSE TECNOLOGIE, E NON SOLAMENTE I MOTORI ELETTRICI...

Paolo Griseri per "la Stampa"

EMISSIONI GAS

 

La filiera dell'auto si ribella alla fine della produzione di motori benzina e diesel nel 2035. Le quattro grandi associazioni industriali del Nord (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) si dicono «sconcertate» per la scelta del governo di accettare la data del 2035: «Quell'orizzonte - scrivono in un comunicato i quattro presidenti - è sostanzialmente inattuabile allo stato odierno». 

 

gas di scarico auto

Questo perché, aggiungono gli imprenditori, «senza l'indicazione di un'alternativa, o quantomeno l'introduzione di un principio di gradualità, la strada tracciata dalla Ue comporterà il blocco degli investimenti nei motori a combustione oltre alla sostanziale chiusura del mercato. Solo in Italia si rischiano di bruciare oltre 70 mila posti di lavoro entro il 2030. È sconcertante la mancanza di una progettualità chiara che consenta alle migliaia di aziende italiane del settore di adeguarsi gradualmente all'imposizione dell'Ue». 

 

produzione vetture

In particolare, precisa Confindustria, «l'attuale scadenza rischia di mandare ko il 50 per cento del settore della componentistica». Il pronunciamento degli industriali viene dopo quelli del presidente di Confindustria Bonomi e dell'Anfia, l'associazione dei componentisti dell'auto. Dietro l'alzata di scudi c'è l'obiettiva difficoltà del sistema automotive italiano a seguire l'evoluzione delle quattro ruote. 

 

Perché accanto a fornitori che sono certamente all'altezza del passo verso l'elettrico compiuto dai grandi gruppi di assemblaggio finale (dai tedeschi, a Stellantis, ai costruttori americani), altri hanno continuato a sperare che il momento del grande salto arrivasse più tardi consentendo di continuare a produrre a lungo marmitte, pistoni e tutto quanto il motore elettrico si porterà via. 

 

motore auto elettrica

Secondo uno studio dell'Osservatorio sulla componentistica della camera di commercio di Torino solo il 41 per cento degli imprenditori della filiera ritiene che la loro competitività potrà aumentare grazie alla elettrificazione dei motori. Non è un problema solo italiano. La riunione di Glasgow per Cop 26 ha dimostrato che dubbi e resistenze ci sono anche nella filiera giapponese e in quella tedesca. Per questa ragione i ministri italiani (Cingolani, Giorgetti e Giovannini) non hanno firmato in Scozia la dichiarazione finale sullo stop alle auto a combustione endotermica entro il 2035. 

 

posti a rischio

Per questa ragione da tempo Toyota mette in guardia dai rischi del passaggio rapido all'elettrico. La Germania, dove la produzione di motori diesel è ancora molto alta, fa parte di questo gruppo dei prudenti che vorrebbero una transizione più lunga. La parola d'ordine dei sostenitori di questa tesi è «neutralità tecnologica». 

 

filiera automotive

Espressione che non per caso si ritrova anche nel comunicato di ieri delle associazioni industriali del Nord: «Auspichiamo la neutralità tecnologica proprio per poter esprimere al meglio le nostre competenze». Nell'espressione c'è un'accusa implicita, la stessa del gruppo di paesi restii a Glasgow: il passaggio all'elettrico tout court sarebbe frutto di una scelta ideologica. 

 

Se invece l'obiettivo è quello di abbattere le emissioni inquinanti, allora non è importante con quale tipo di motore si raggiunga. Questa, del resto, è sempre stata la posizione del ministro dell'industria Giorgetti. Ad aprire la discussione e scatenare la polemica è stato invece il comunicato dei tre ministri italiani coinvolti che venerdì scorso introduceva per la prima volta la data del 2035 anche per l'Italia: «L'annuncio è l'inizio di un processo destinato a durare oltre un decennio», ha precisato il ministro Giovannini a La Stampa. 

 

scarico auto 1

Ma la polemica non si placa. Ora gli imprenditori chiedono proprio al governo «un piano industriale per la transizione del settore automotive». E ipotizzano che con il passaggio all'elettrico entro il 2035, nell'automotive italiano aumenteranno «le spinte alla delocalizzazione».

Ultimi Dagoreport

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...