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“CON LO STOP DEI FLUSSI DI GAS DALLA RUSSIA RISCHIAMO LA RECESSIONE” - IL GOVERNATORE DI BANKITALIA, IGNAZIO VISCO, NON NASCONDE LA PREOCCUPAZIONE DI FRONTE ALL’EMBARGO DEL METANO DI MOSCA: “CON UN BLOCCO COMPLETO IL RISCHIO È QUELLO DI UNA MODERATA RECESSIONE QUEST’ANNO E IL PROSSIMO” - L’EUROPA DOPO PIÙ DI UN MESE È RIUSCITA A FORNIRE SOLO DELLE CONFUSE LINEE GUIDA: LE AZIENDE POTRANNO APRIRE UN CONTO IN RUSSIA, MA SOLO IN EURO O DOLLARI (E GERMANIA, AUSTRIA, SLOVACCHIA E UNGHERIA GIÀ SI SMARCANO)

1 - PAGAMENTO DEL METANO, DALL'UE SOLO LINEE GUIDA: «NESSUN CONTO IN RUBLI»

Gabriele Rosana per “il Messaggero”

 

ignazio visco

Conto K sì, ma a metà: il gas russo va pagato in euro. È l'avvertimento, mentre i Paesi Ue rischiano di andare in ordine sparso, rivolto da Bruxelles alle aziende europee, nel tentativo di precisare le sintetiche linee guida fatte circolare tra gli Stati membri e pubblicate sul sito della Commissione una settimana fa sotto forma di documento domanda-risposta.

 

I GASDOTTI VERSO L EUROPA

«Le aziende europee possono aprire un conto corrente in euro presso Gazprombank - ha spiegato ieri una fonte Ue - ma non devono aderire allo schema del doppio conto né accettare la conversione dell'importo in rubli da parte dell'istituto in una posizione denominata in valuta russa», che è quanto previsto dal decreto di fine marzo del Cremlino come requisito essenziale perché si consideri la transazione completata.

gazprombank 2

 

Molte imprese, tuttavia, non vedrebbero ancora alcuna schiarita all'orizzonte e sarebbero determinate a ricevere indicazioni più stringenti da parte dell'Europa: richiesta che sarà all'ordine del giorno del vertice straordinario dei ministri dell'Energia convocato d'urgenza per lunedì prossimo.

 

URSULA VON DER LEYEN VOLODYMYR ZELENSKY

«Il pagamento va ritenuto compiuto dopo il versamento del corrispettivo in euro»: dopo il blocco dei flussi di gas verso Polonia e Bulgaria alla luce del loro rifiuto di aprire un conto presso Gazprombank, ieri fonti europee hanno detto infatti che, così congegnato, il meccanismo di pagamento «interamente nelle mani delle autorità russe» configurerebbe «un prestito di fatto alla Banca centrale del Paese».

 

DANIELE FRANCO E IGNAZIO VISCO

Chiunque dovesse accettare di uniformarsi, insomma, sarebbe complice dell'aggiramento delle sanzioni occidentali che, tra i primi pacchetti, hanno colpito anche le transazioni con la Banca di Russia.

 

«Se le aziende importatrici pagano in euro, non c'è alcuna violazione delle sanzioni. Ciò che però non possiamo accettare è che aprano un secondo conto denominato in rubli e che la transazione venga considerata effettivamente avvenuta solo dopo la conversione dell'importo in valuta russa», ha aggiunto il portavoce dell'esecutivo europeo, chiarendo che l'ammontare versato a saldo delle forniture di metano viene infatti trattenuto dalla Banca centrale russa per un periodo non specificato, senza che l'azienda europea mantenga alcun controllo sulla somma, prima di essere convertito a un tasso di cambio dalla stessa stabilito.

putin orban

 

LE FORNITURE

Bruxelles non sembra tuttavia esser riuscita a convincere per ora tutti i Ventisette. Le società distributrici di gas in Germania (la Uniper), Austria (la Omv), ma anche Ungheria e Slovacchia, infatti, secondo fonti citate dal Financial Times e dalla Faz, avrebbero accettato di aprire i conti denominati in rubli presso una filiale di Gazprombank.

 

Intenzione avvalorata anche dal ministro degli Esteri di Budapest, Péter Szijjártó, secondo cui «l'Ungheria non ha dubbi sul proprio obbligo di pagare il gas russo nel modo migliore per garantirne la regolare fornitura.

L'approvvigionamento dell'energia è materia di sicurezza nazionale e il governo ha il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini».

 

VLADIMIR PUTIN

Ieri intanto, nelle ore decisive in cui Bruxelles si avvicina a un embargo graduale sul petrolio che lascerebbe il metano come ultima fonte energetica scoperta dalle sanzioni Ue, l'Entso-g, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasporto del gas, ha comunicato, nel suo rapporto sulle forniture in vista dell'estate, che «in uno scenario di interruzione del gas russo a partire dal 1° aprile, la maggior parte dei Paesi Ue non raggiungerebbe l'obiettivo del livello di stoccaggio tra 80% e 90% il 1° ottobre». Un contraccolpo pesante per le nuove, ambiziose soglie decise da Bruxelles appena un mese fa per scongiurare il caro-bollette il prossimo inverno. Gabriele Rosana

 

2 - «CON LO STOP AL GAS RUSSO L'ITALIA RISCHIA LA RECESSIONE»

ignazio visco mario draghi

Michele Di Branco per “il Messaggero”

 

L'inflazione morde avvicinandosi al suo picco e la Bce è ormai pronta a intervenire alzando i tassi d'interesse. Ignazio Visco annuncia che Francoforte potrebbe azionare la leva monetaria nel terzo trimestre o a fine anno, a seconda degli sviluppi del quadro macroeconomico.

 

In ogni caso, ha specificato il governatore di Bankitalia e membro del board della Bce, il processo di normalizzazione del costo del denaro sarà graduale. «È molto probabile - ha detto Visco - che concluderemo a giugno il programma di acquisto di titoli, dopodichè prenderemo delle decisioni».

 

I TIMORI DELLA BCE

IGNAZIO VISCO

Quanto alla situazione economica generale, Visco non ha nascosto la propria preoccupazione. «Se ci sarà uno stop dei flussi di gas dalla Russia prima che tutti gli aggiustamenti siano stati fatti in termini di forniture - ha avvertito il governatore - senza dubbio ci sarà un impatto a livello di prospettive economiche.

 

Con un blocco completo della fornitura di gas russo il rischio è quello di una moderata recessione quest' anno e il prossimo». I forti rischi di una contrazione dell'economia sono ben chiari nell'Eurotower. Presentando il rapporto annuale di Francoforte all'Europarlamento, il vicepresidente della Bce, Luis De Guindos, ha spiegato che «sull'inflazione la mia valutazione è che siamo molto vicini al picco e cominceremo a vedere un calo dell'inflazione nella seconda metà dell'anno».

 

GASDOTTI RUSSI

Nel Bollettino della Bce viene tuttavia evidenziato che «l'inflazione è aumentata in misura significativa e si manterrà elevata nei prossimi mesi, soprattutto a causa del brusco incremento dei costi dell'energia. Le pressioni inflazionistiche si sono intensificate in molti settori» e si ricordano a questo proposito le pressioni al rialzo anche sulle quotazioni dei beni alimentari, «perché sia la Russia sia l'Ucraina sono importanti esportatori di cereali, nonché di minerali utilizzati per la produzione di fertilizzanti. Le crescenti pressioni sui prezzi al consumo dell'energia sono state in parte attenuate dalle misure fiscali introdotte dai governi dell'eurozona».

IGNAZIO VISCO

 

In riferimento alla crescita europea, la Banca centrale non nasconde le ferite provocate dalla guerra: nel bollettino si parla di «rischi al ribasso», vale a dire la possibilità che le cose vadano peggio, «considerevolmente aumentati per effetto della guerra».

 

CHRISTINE LAGARDE

E lo stesso De Guindos ha spiegato: «L'invasione russa dell'Ucraina ha gettato un'ombra oscura sul nostro continente. La guerra in corso è prima di tutto una tragedia umana che causa enormi sofferenze. Ma sta colpendo anche l'economia, in Europa e non solo. L'attività economica dovrebbe continuare a crescere quest' anno, anche se a un ritmo più lento di quanto previsto».

 

Proprio per questo, la Bce punta sulla flessibilità nel gestire la politica monetaria per non far deragliare l'economia: il Consiglio «è pronto ad adeguare tutti gli strumenti» per non creare tensioni e la stessa presidente della Bce, Christine Lagarde assicura che la Bce «è pronta a intraprendere qualsiasi azione necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria». Michele di Branco

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