angela merkel

IL MOTORE TEDESCO SI È INCEPPATO – OGGI IL GOVERNO DI BERLINO AGGIORNERÀ LE STIME DEL PIL CON UN TAGLIO NETTO ALLA CRESCITA: I GUAI DI UN PAESE DOVE LE ESPORTAZIONI VALGONO IL 40% DELLA RICCHEZZA E CHE SI RIFIUTA DI SFORARE IL DISAVANZO PER SPINGERE LA PRODUZIONE – IL SETTORE AUTOMOBILISTICO, CHE VALE QUASI UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO, È IN CRISI D’IDENTITÀ, E LA TRANSIZIONE ALL’ELETTRICO POTREBBE COSTARE UNA VALANGA DI LICENZIAMENTI

Tonia Mastrobuoni per “la Repubblica”

angela merkel

 

"Sindrome di Atlante". Così la definiscono ai piani alti del ministero delle Finanze. La Germania come il titano della mitologia greca: perennemente condannata a caricarsi sulle spalle il peso dell' universo. «È sempre colpa nostra: se l' export galoppa, dicono che schiacciamo tutti. Se frena, dicono che strangoliamo tutti». Abbiamo raccolto questo sconsolato commento a microfoni spenti alla fine di una faticosa missione del ministro delle Finanze Olaf Scholz alle riunioni primaverili del Fmi, dove è finito sul banco degli imputati.

 

Esattamente come l' Italia, ma per motivi opposti. Alla Germania è toccata una tirata d' orecchi - persino dallo storico partner francese - perché spende troppo poco a fronte di una crisi delle sue esportazioni e un mostruoso rallentamento della sua economia - dovuto anche a una crisi dell' auto della quale si fatica ancora a misurare la gravità.

 

OLAF SCHOLZ

Berlino si rifiuta testardamente di sforare il disavanzo per spingere la produzione esangue. Il socialdemocratico Scholz, che sogna di candidarsi alla cancelleria nel 2021, non vuole certo entrare nella storia per aver infranto il tabù del pareggio di bilancio. Per i tedeschi il rigore è l' undicesimo comandamento.

 

Ed è talmente ideologico da rappresentare uno dei maggiori limiti di una Germania che nel caso di una crisi grave come la Brexit o i dazi americani potrebbe sprofondare in recessione. Come ci raccontò tempo fa l' economista Peter Bofinger, il Paese nutre una ferrea diffidenza per le ricette keynesiane - iniezioni di soldi pubblici per stimolare l' economia - perché considera Adolf Hitler il proprio keynesiano più famoso.

MERKEL E MACRON SGHIGNAZZANO

 

Oggi il governo dovrebbe aggiornare le stime del Pil per il 2019, tagliando la crescita prevista dall' uno allo 0,5%. Una correzione che risente della storica vulnerabilità di un Paese le cui esportazioni valgono il 40% della ricchezza prodotta e garantiscono il 30% dei posti di lavoro - nell' industria addirittura uno su due. E non dà grande conforto nemmeno qualche segnale in controtendenza, come l' indice Zew della fiducia delle imprese, che proprio ieri ha segnato il primo dato positivo in un anno.

 

Il " campione mondiale dell' export" è azzoppato da quella che continua ostinatamente a ritenere una virtù. Il famoso 8% di surplus che è sempre stato oggetto di critiche dai partner europei o dal Fmi e dall' Ocse, oggi sta arretrando perché risente delle guerre commerciali e della forte frenata della Cina. Dinamiche che non sembrano preoccupare Scholz. Ieri il ministro delle Finanze ha commentato così la pesante revisione al ribasso del Pil: « Una crescita lenta è pur sempre una crescita». Una frase degna del miglior Catalano.

VOLKSWAGEN

 

Uno dei cinque saggi di Angela Merkel, l' economista Lars Feld, si mostra fiducioso: dopo un periodo di crescita robusta « siamo in una fase di normalizzazione » , argomenta. E per la Germania «la forte internazionalizzazione della sua catena di valore resta una virtù. È anche normale che shock esogeni si facciano sentire in modo sensibile ». Lo shock esogeno principale si chiama Cina: le esportazioni verso il Dragone sono quadruplicate tra il 2000 e oggi e il forte rallentamento della sua economia al 6% significa anche che il secondo partner commerciale tedesco traina meno.

 

BMW

Uno sguardo ai primi mesi del 2019, però, è pauroso. Cede la produzione industriale, crollano gli ordini: la Germania sembra già paralizzata in un anno gravato dall' incognita sulla hard Brexit che da sola, secondo il Bdi, la Confindustria tedesca, potrebbe costare mezzo punto alla crescita. Per non parlare dell' ipotesi che i dazi americani del 25% vengano inflitti alle auto.

 

« In quel caso, la recessione è certa » ci spiega Claus Michelsen, capoeconomista dell' istituto economico Diw. E aggiunge: « Se Trump imponesse addirittura dazi ai prodotti europei in generale, e non solo all' auto, la nostra economia subirebbe uno shock paragonabile al primo anno della Grande crisi». Allora il Pil tedesco crollò del 5%.

 

VOLKSWAGEN

Intanto, proprio dalle fabbriche che spingono la prima economia europea, quelle delle auto, arrivano rumori sinistri. La crisi potrebbe infliggere al settore una contrazione del 5%. Ma per molti osservatori, in questi mesi si pone una questione cruciale per il settore dell' auto, che va al di là dei rallentamenti congiunturali. Persino al di là degli scandali che stanno terremotando le big da quattro anni, come il Dieselgate, o della questione se la Germania dovrà imporre divieti ai diesel nelle città per le norme Ue sull' inquinamento.

 

merkel vacanza

Il cuore della Germania rischia l' infarto se non recupera i ritardi sulle nuove tecnologie e si prepara alla cosiddetta era della post-combustione, cioè al declino del motore a scoppio e all' ascesa dell' elettrico, dell' idrico e dell' ibrido. Che potrebbe anche costarle una valanga di licenziamenti. Vari indizi rivelano la crisi di identità di un settore che vale un quinto delle esportazioni e dà lavoro a 834.500 tedeschi. Secondo alcune stime, tra 75 mila e 210 mila posti rischiano di sparire entro il 2030. E l' elettrico potrebbe crearne solo 25 mila.

angela merkel 3

 

Si pensi alla differenza dei lavoratori che ci vogliono per costruire il motore della Bmw M5, un sofisticato bestione da due quintali, composto da 1.200 pezzi, e quelli necessari per una batteria elettrica che conta due dozzine di componenti appena e che una persona può sollevare da sola. Bmw ha già riqualificato un terzo dei 133 mila lavoratori all' elettrico. Ma non è chiaro quanti degli altri sopravviveranno nell' era della post-combustione.

angela merkeli leader visti dall'artista cristina guggeri angela merkel euro europa 5

Ultimi Dagoreport

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...

olimpiadi milano cortina

A PROPOSITO DI…MILANO-OLIMPICA - CHISSÀ SE NEI LORO VOLI OLIMPICI LE ALI DEGLI EDITORIALISTI DEL “CORRIERE DELLA SERA” SI SIANO SPEZZATE PER LA SALIVA ACCUMULATA NEL MAGNIFICARE I VANTAGGI (CON FALSI RICAVI INDOTTI) DI UNA MANIFESTAZIONE DA OLTRE SETTE MILIARDI DI EURO, CHE DA GIORNI HA FATTO DI MILANO UNA CITTÀ FANTASMA – BLOCCATI, O RITARDATI, TUTTI I RIFORNIMENTI PER NEGOZI, SUPERMERCATI, FARMACIE. SI SEGNALANO CHIUSURE SERALI DI RISTORANTI E BAR: “NON ABBIAMO PRENOTAZIONI”. UFFICI E STUDI PRIVATI HANNO LASCIATO LIBERTÀ AI PROPRI DIPENDENTI. GLI ALBERGHI LAMENTANO SOLO DISDETTE. ALTRO CHE TUTTO ESAURITO…

matteo salvini giorgia meloni roberto vannacci vladimir putin mario draghi

DAGOREPORT – A COLORO CHE SI DOMANDANO ANCORA SE C’È LO ZAMPONE DELL’ORSO RUSSO DIETRO LE MOSSE DI VANNACCI, RICORDIAMO CIO' CHE DISSE MARIO DRAGHI AI PARTITI CHE AVEVANO SFANCULATO IL SUO GOVERNO: “LA DEMOCRAZIA ITALIANA NON SI FA BATTERE DAI NEMICI ESTERNI E DAI LORO PUPAZZI PREZZOLATI. È CHIARO CHE NEGLI ULTIMI ANNI LA RUSSIA HA EFFETTUATO UN'OPERA SISTEMATICA DI CORRUZIONE IN TANTI SETTORI, DALLA POLITICA ALLA STAMPA, IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI” - VANNACCI DEVE RIUSCIRE NEL COMPITO IN CUI HA FALLITO SALVINI: DIVENTARE UN COLLETTORE DI FORZE FILO-RUSSE DEL MONDO FASCIO-GRILLINO - MOSCA GIA' GODE NEL VEDERE IL GOVERNO FILO-UCRAINO DI MELONI SBANDARE PER NON PERDERE LO ZOCCOLO DURO DI VECCHI FASCI INCAZZATI PER LA SUA DERIVA DEMOCRISTIANA, COME DIMOSTRA LA DERIVA SECURITARIA DEI GIORNI SCORSI – VIDEO: QUANDO DRAGHI PARLÒ DI “PUPAZZI PREZZOLATI” DEL CREMLINO...

il dito medio di laura pausini

LAURA PAUSINI VUOLE ESSERE L'UNICA DIVA DI SANREMO - DIETRO LE QUINTE DELL’ARISTON, SI RINCORRONO LE VOCI DELLE BIZZE DELLA CANTANTE CHE NON VUOLE CHE CI SIANO SUL PALCO ALTRE BELLEZZE CHE POSSANO OFFUSCARLA - VORRÀ AVERE IL CONTROLLO SU TUTTO, FORSE ANCHE SULLA REGIA? INTANTO LA CANONICA FOTO DEL CAST DEL FESTIVAL NON È STATA ANCORA FATTA. COME MAI? LAURETTANON VUOLE FARSI FOTOGRAFARE? E LA RAI CHE NE PENSA? - LE POLEMICHE QUANDO LA PAUSINI SI RIFIUTÒ DI CANTARE “BELLA CIAO” PERCHÉ “DIVISIVA”, LA SUA USCITA SULL’EUROVISION “A CUI PARTECIPEREBBE ANCHE SE C’È ISRAELE” E LA MAREA DI CRITICHE SUI SOCIAL - VIDEO