credit suisse silicon valley bank svb

NON ABBIAMO IMPARATO UN CAZZO: TUTTE LE REGOLE ADOTTATE DOPO LA CRISI FINANZIARIA DEL 2008 SONO SERVITE A NIENTE, COME DIMOSTRANO I CASI SVB E CREDIT SUISSE – IL DIBATTITO SULLE BANCHE TROPPO GRANDI PER FALLIRE E IL COSIDDETTO “AZZARDO MORALE”: SE GLI STATI INTERVENGONO SEMPRE E COMUNQUE, ALLORA CI SI POSSONO ASSUMERE RISCHI ESAGERATI (TANTO PAGA PANTALONE) - VIDEO!

 

Articolo di “Le Monde” – dalla rassegna stampa estera di “Epr comunicazione”

 

CREDIT SUISSE UBS

Le regole adottate dal 2008 per prevenire le crisi non sono state sufficienti a evitare il collasso della Silicon Valley Bank e della seconda banca svizzera. Gli Stati Uniti le hanno allentate e l'Europa non le sta applicando completamente – scrive il giornalista di Le Monde

 

"Abbiamo tutti gli strumenti necessari". Andrea Enria, capo della vigilanza bancaria della Banca Centrale Europea (BCE), martedì 28 marzo ha rassicurato sui mezzi a disposizione delle autorità per garantire la stabilità del settore dopo le "turbolenze" delle ultime settimane legate al fallimento della Silicon Valley Bank (SVB) negli Stati Uniti e all'acquisizione del Credit Suisse da parte di UBS. Ma riconosce che la posta in gioco al momento è la capacità di garantire una vigilanza "efficace".

 

IL MARZO NERO DELLE BANCHE EUROPEE

L'osservazione è ampiamente condivisa: il quadro normativo è stato notevolmente rafforzato dalla grande crisi finanziaria del 2008-2009, ma la sua applicazione lascia ancora a desiderare. E non solo negli Stati Uniti, dove il crollo della SVB, dovuto a errori nella gestione della liquidità e del rischio, è stato facilitato dall'allentamento della vigilanza bancaria deciso dall'amministrazione Trump.

 

UBS CREDIT SUISSE

"Gli Stati Uniti hanno avuto il tempo di attraversare nuovamente un ciclo di deregolamentazione nel 2018-2020, cosa che non è avvenuta per gli europei", spiega Nicolas Véron, economista, membro del think tank Bruegel e ricercatore presso il Peterson Institute for International Economics di Washington. "Purtroppo, il momento in cui il sistema è più sicuro è dopo una grande crisi. In seguito, il ricordo della crisi si erode e lascia il posto a un certo compiacimento".

 

Sospetto di impunità

silicon valley bank

La SVB è così uscita dal radar normativo federale, inducendo le autorità a intervenire d'urgenza annunciando che gli attivi dei clienti della banca sarebbero stati garantiti oltre il limite legale di 250.000 dollari (230.000 euro). L'obiettivo era quello di evitare un'accelerazione della fuga dei depositi e il contagio ad altri istituti, ma ora è probabile che diventi la regola.

 

"Le autorità statunitensi hanno attraversato il Rubicone decidendo che una banca di medie dimensioni necessitasse di una garanzia illimitata", afferma Nicolas Véron. "D'ora in poi, la garanzia illimitata si applicherà probabilmente a tutti, e in modo permanente".

 

La scelta di Washington è tanto più criticata in quanto espone le banche e i loro dirigenti a ricorrenti sospetti di impunità in applicazione del principio "too big to fail", secondo il quale la sostenibilità del sistema finanziario nel suo complesso obbligherebbe le autorità pubbliche a salvare qualsiasi grande istituto in difficoltà.

 

"Il problema fondamentale della regolamentazione finanziaria è che una volta che ci si trova in una situazione di crisi, è troppo tardi: per le banche 'troppo grandi per fallire', non c'è altra soluzione che aiutarle. Ecco perché è così importante assicurarsi di non trovarsi mai in questa situazione", riassume Jean-Edouard Colliard, professore associato di finanza all'HEC di Parigi.

credit suisse

 

Il caso SVB e quello del Credit Suisse hanno anche riportato in auge il dibattito sull'"azzardo morale", l'idea che un attore economico possa essere spinto ad assumere rischi esagerati perché può contare sul fatto che altri, e in primo luogo lo Stato, e quindi i contribuenti, si assumano il costo di questi rischi.

 

Le autorità e i mercati pensavano di aver risolto questo problema con le disposizioni che prevedevano che azionisti e creditori finanziassero per primi qualsiasi salvataggio. Ma gli eventi recenti dimostrano che in caso di emergenza l'intervento dello Stato rimane indispensabile.

 

Allarme delle autorità di settore

Un'altra osservazione: la rete di sicurezza delle cosiddette regole di "Basilea III", che dovrebbero prevenire le crisi limitando l'esposizione al rischio delle banche, si rivela insufficiente quando la sfiducia di investitori e depositanti minaccia di estendersi all'intero settore. E soprattutto, queste regole sono solo raccomandazioni per gli Stati, che restano liberi di applicarle o meno.

 

banca centrale europea

"Sia gli europei che gli americani hanno attuato gli accordi di Basilea in modo molto imperfetto, ma per ragioni diverse: gli americani hanno esentato le banche di piccole e medie dimensioni, mentre gli europei li stanno applicando a tutte le banche, ma con una notevole diluizione dei requisiti prudenziali e un calendario di attuazione che si estende fino al 2030", afferma Thierry Philipponnat, capo economista dell'organizzazione non governativa Finance Watch, aggiungendo che "la Francia è in prima linea per garantire che gli accordi siano il più leggeri possibile".

 

Le discussioni in corso sul recepimento dell'ultima parte di "Basilea III" nell'Unione Europea avevano già suscitato la preoccupazione della BCE e dell'Autorità bancaria europea nel novembre 2022. Esse avevano pubblicamente avvertito del rischio di vedere le norme comunitarie "deviare" dagli standard internazionali e le future norme europee dichiarate "non conformi" dal Comitato di Basilea.

 

andrea enria large

Questo insolito avvertimento era rivolto alla riluttanza delle banche, alcune delle quali non nascondono di considerare il quadro normativo di Basilea come una "camicia di forza". Uno studio pubblicato a gennaio dalla società di consulenza Oliver Wyman, commissionato dalla Federazione bancaria europea, ha valutato la perdita di redditività del settore dovuta alla regolamentazione tra lo 0,8 e il punto percentuale, attribuendola a un handicap rispetto alle banche americane.

 

Un'argomentazione che gli eventi delle ultime settimane hanno indebolito. E i banchieri non si fanno più troppe illusioni sull'argomento. La regolamentazione diventerà più severa", prevede l'amministratore delegato di una banca europea. Non possiamo permetterci una corsa agli sportelli, che si tratti di una banca piccola o grande.

 

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