oscar farinetti

UN PARACULO DA OSCAR - MARIO GIORDANO: “FARINETTI, GRANDE DIFENSORE DEL CIBO MADE IN ITALY, HA AVUTO INFATTI IL CORAGGIO DI CEDERE L'ACQUA MINERALE LURISIA, QUELLA DELL'ANTICA FONTE TERMALE DI ROCCAFORTE DI MONDOVÌ, ALLA COCA COLA SOSTENENDO CHE È “UNA GRANDE OPPORTUNITÀ PER L'ITALIA”. AVREBBE POTUTO DIRE CHE L'HA FATTO PER QUEGLI 88 MILIONI MA NON CE LA FA. PRIMA HA DESCRITTO LA COCA COLA COME UNA SUCCURSALE DELLE GIOVANI MARMOTTE E POI…”

Mario Giordano per “la Verità”

 

MARIO GIORDANO

Come faccia di tolla è da Oscar. Farinetti, grande difensore del cibo made in Italy, ha avuto infatti il coraggio di cedere l' acqua minerale Lurisia, quella dell' antica fonte termale di Roccaforte di Mondovì, alla Coca Cola. Niente meno. E come se non bastasse, subito dopo, ha avuto il coraggio di concedere un' intervista in cui ha rivendicato con orgoglio l' operazione.

 

Ha detto che lui non ha affatto «venduto l'anima al diavolo», perché questa è «una grande opportunità per l'Italia». Sicuro: vendere un prodotto tipico italiano alla Coca Cola è un'opportunità per l'Italia. Esattamente come vendere la Madonnina di Milano all' emiro del Kuwait sarebbe una grande opportunità per il cristianesimo. Basta crederci.

 

farinetti renzi

E l'Oscar ci crede. O, almeno, fa finta di crederci. Lui è fatto così, le spara grosse e poi sorride, siccome ha il cuore a sinistra, gliele fanno passare tutte. La Coca Cola, garantisce, «salvaguarderà lo stile e le radici tricolori del marchio». In effetti, si sa: è proprio la caratteristica delle multinazionali quella di salvaguardare le radici e i prodotti locali. Sono nate per quello. Non fanno altro. E per dimostrarsi coerente fino in fondo con questa dichiarazione di amore per l'Italia (anzi per l'Eatalia), Farinetti conclude annunciando che i soldi che incasserà dalla vendita della Lurisia li investirà tutti.

Ma proprio tutti. Dove? Negli Stati Uniti, ovviamente.

 

L'impressione, alla fine della lettura, è che Oscar avrà pure venduto l' acqua, ma gli è rimasto il vino. Californiano, probabilmente. In ogni caso ad alta gradazione di scemenze.

farinetti

C' è solo una cosa, infatti, peggiore di un sedicente difensore dei prodotti tipici italiani che vende uno dei suoi tesori alla Coca Cola: un sedicente difensore dei prodotti tipici italiani che vende uno dei suoi tesori alla Coca Cola e poi cerca di spiegarlo con un' intervista a Repubblica. Soprattutto se cerca di convincerci che si tratta di «un ottimo segnale per il nostro Paese».

 

Ottimo segnale? Ora: va bene che in un Paese che crede a Eataly può credere a tutto, ma non bisogna esagerare. Esageruma nen, come diciamo noi piemontesi. Anche se forse ora Farinetti preferirebbe dire «don' t push it», chiedendosi se c' è qualche multinazionale pronta a comprarsi pure il dialetto.

 

LURISIA

Avrebbe potuto essere sincero, Oscar. Avrebbe potuto dire che l' ha fatto per quegli 88 milioni (prezzo di vendita di Lurisia) che schifo di certo non fanno. Oppure avrebbe potuto scegliere il silenzio. Ma non ce la fa. È più forte di lui. Ama le luci della ribalta. E così s' è avventurato su strade più scivolose dell' olio (ovviamente tunisino).

 

Prima ha descritto la Coca Cola come una succursale delle Giovani marmotte (hanno «grande responsabilità sociale nei confronti dell' ambiente e del pianeta e si muovono di conseguenza», ha detto, facendo venire il sospetto ad Atlanta comandi Greta Thunberg). Poi ha annunciato che tratterà ancora con le grandi multinazionali, cominciando a elogiare la Nestlè. E infine, il colpo di scena: ha detto infatti che userà tutti i soldi incassati dalla vendita di Lurisia per aprire sei negozi. Negli States. Quando si dice amare l' Italia. Anzi, l'Eatalia.

 

BRIATORE E FARINETTI DAI PASTORI SARDI

Gli ex amici di Farinetti, quelli dello Slow food, Carlin Petrini & C., hanno subito preso le distanze dall' Oscar delle multinazionali. Lurisia sponsorizzava gli eventi Slow food legati al territorio e ai prodotti tipici, ma la collaborazione è stata troncata di netto. «Non condividiamo questa filosofia», hanno tagliato corto.

 

Ma Oscar se ne fa un baffo: «Siederanno anche loro al tavolo con la Coca Cola», ha profetizzato nell' intervista. Del resto non è la prima volta che viene accusato dai suoi compagni di cordata di tradimento: tre anni fa, la cooperativa rossa Novacoop cedette tutte le quote che aveva da sempre in Eataly, imputando a quest' ultimo di essere «diventato un supermercato come tutti gli altri». Farinetti non si è lasciato deprimere.

Dopo aver chiuso l' ultimo bilancio in rosso (17 milioni di euro), infatti in nome del cibo italiano s' è messo alla ricerca di un nuovo socio. Cinese, ovviamente. La coerenza, del resto, per lui è sempre stata un optional.

 

farinetti fico eataly world

Quando Roberto Maroni si candidò per la Regione Lombardia disse: «Se vince lui non aprirò Eataly a Milano». Maroni vinse e lui aprì Eataly a Milano. «Diventerò amico del governatore», giurò. Poi preferì diventare amico di Renzi, anche perché si avvicinava la stagione dell' Expo, dove la fece da padrone. Quando però Renzi è caduto in disgrazia, Farinetti s' è scoperto improvvisamente fan di Zingaretti, salvo tornare prontamente renziano ai primi vagiti di riscossa di quest' ultimo. In ogni caso, per non sbagliare, è andato in Sardegna con Flavio Briatore, per salvare il pecorino della Barbagia (lo venderanno alla Monsanto? O alla Dow Chemical? Sempre per il bene dell' Italia, s' intende).

 

TAPIRO A FARINETTI

E ha scritto pure un libro con Piergiorgio Odifreddi (Dialogo fra un cinico e un sognatore), leggendo il quale, chissà perché, tutti hanno pensato che lo scienziato Odifreddi fosse diventato all' improvviso un sognatore. Ovviamente, essendo molto di sinistra, Farinetti ha una casa a Saint Tropez (proletari di tutto il mondo, unitevi a Brigitte Bardot), ha fatto il condono (e chi non lo fa?) ed è stato accusato dai sindacati di sfruttare lavoratori e precari.

 

Lui non s' è lasciato intimidire e ha aperto Fico, un super Eataly a Bologna senza incontrare troppo successo («la Disneyworld del cibo», scrisse Der Spiegel; «un megamarket in stile americano», scrisse il Guardian). «Mi rottamo da solo, lascio tutti gli incarichi in azienda», giurò alla stampa nel 2015. E invece eccolo ancora lì, che compra e vende (soprattutto vende) e giustifica la Coca Cola. Figlio di un partigiano, dice che ama molto la Resistenza. Lui, però, non sa resistere molto. Soprattutto alle telecamere. E alle lusinghe dei soldi. Perciò ha scelto di sventolare bandiera rossa.

Quella della Coca Cola, ovviamente.

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”