francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio urbano cairo

I "PROTOCAPITALISTI" INSOFFERENTI - I DESTINI INCROCIATI DI DEL VECCHIO, CALTAGIRONE E CAIRO, UNITI DA UN SOLO CREDO: CHI METTE I SOLDI COMANDA SEMPRE E COMUNQUE, ANCHE SE SBAGLIA - URBANETTO NELLA VICENDA BLACKSTONE È STATO TRADITO DA SE STESSO E DALLA SUA AVIDITÀ. L’INGEGNERE NON SOPPORTA CHE A COMANDARE LE GENERALI SIA MEDIOBANCA, OVVERO DEI “SEMPLICI” MANAGER – DEL VECCHIO E LA RITORSIONE SU PIAZZETTA CUCCIA DOPO LA CONTROVERSIA PER IL CONTROLLO DELLO IEO…

Paolo Madron per www.tag43.it

urbano cairo foto mezzelani gmt5

 

La guerra (perduta) di Urbano Cairo contro Blackstone, che a suo dire – ma non del collegio arbitrale che ne ha respinto la tesi – avrebbero scippato la storica sede del Corriere della sera a prezzi da usura (accusa che ha mandato ai matti gli americani). Quella di Francesco Gaetano Caltagirone contro le Generali, esplosa con la decisione del costruttore romano di non votare all’ultima assemblea il bilancio della compagnia. Ancora prima, l’affondo di Leonardo Del Vecchio su Mediobanca con il chiaro intento di liquidare l’autonomia dei suoi manager.

 

Guerre a bassa intensità che all’improvviso esplodono

LEONARDO DEL VECCHIO NAGEL

C’è qualcosa che accomuna queste tre partite che stanno animando l’abbastanza quieto panorama del capitalismo privato? Molto. Innanzitutto si tratta, almeno sin qui, di guerre a bassa intensità.

 

Sono in corso da tempo e hanno un andamento carsico: esplodono in prossimità di assemblee o rinnovi dei consigli d’amministrazione, poi scemano per continuare sotto la superficie visibile diventando guerriglia, ricettacolo di insoddisfazione e antipatie, impuntature che si traducono in sgarbi e ripicche. Il tutto accompagnato da schermaglie mediatiche che lasciano trasparire la mano dei mandanti.

 

francesco gaetano caltagirone philippe donnet

Fino alla vigilia della prossima assemblea, del prossimo rinnovo delle cariche, del prossimo incidente che fanno da moltiplicatore dei microconflitti. Un’altra caratteristica comune è che i protagonisti di queste guerre sono dei protocapitalisti. Detto più semplicemente, dei padroni vecchio stile, accentratori, diffidenti, dunque poco inclini a delegare tanto più a chi non mostra sudditanza.

 

Le azioni si contano, non si pesano

Amano, come padron ‘Ntoni dei Malavoglia, accumulare “la roba”, godono nel possederla, nello specchiarvisi, nel coccolarla. Sono dei Citizen Kane senza averne la dilaniante tragica grandezza. E ovviamente pensano che chi ci mette i soldi debba comandare. Rifuggono, vedendola come fumo negli occhi, la vecchia idea (copyright Enrico Cuccia) che le azioni si pesano ma non si contano.

enrico cuccia x

 

Ovvero il postulato che ha retto per decenni quello che viene comunemente chiamato capitalismo di relazione, dove i legami prevalgono sulla ricchezza, l’intelligenza sul campo ai diritti dell’appartenenza. Per loro separare la gestione dalla proprietà è come bestemmiare in chiesa, una insana e inaccettabile aberrazione. Il credo che professano ha un solo comandamento: chi ha i soldi ha vinto. Sempre e comunque.

 

Qui però i destini e gli atteggiamenti dei nostri protocapitalisti si differenziano. Prendiamo Cairo, cui fu consegnata da Banca Intesa una delle storicamente più tribolate aziende italiane, e che ora la governa forte di due cose: il possederne la maggioranza assoluta delle azioni, l’averne ridotto in questi anni e di molto l’enorme indebitamento che aveva quando arrivò nelle sue mani.

 

urbano cairo

Cosa che, sicuramente, non è avvenuta, come sostengono le malelingue, solo perché ha il braccino corto e non paga i fornitori, ma per un lavoro di ristrutturazione e taglio dei costi superflui in cui l’ex assistente di Silvio Berlusconi eccelle.

 

Traditi dalla voglia di strafare

A un certo punto però è stato tradito da se stesso. In particolare, da quell’avidità che è uno dei motori del successo del protocapitalista, ma che spesso è anche causa del suo male. Ci riferiamo, appunto, alla lite con Blackstone. Che il fondo nel 2013 abbia acquistato il palazzo di via Solferino a un prezzo particolarmente vantaggioso era evidente fin da allora.

 

URBANO CAIRO BY MACONDO

Quello che non lo era affatto, e che Cairo ha tentato invano di sostenere, è che gli americani avessero preso per la gola come dei volgari strozzini il venditore. Il presidente del Torino avrebbe dovuto prendere atto, rassegnarsi e voltare pagina. Limitandosi, l’irrompere della pandemia lo avrebbe poi in questo aiutato, a ridiscutere l’obiettivamente esoso canone di affitto.

 

sede del corriere della sera in via solferino a milano 1

Avrebbe potuto spostare anche la redazione del Corriere a Crescenzago, ma in questo l’opposizione dei giornalisti ha trovato in lui un convinto interprete. Il protocapitalista ama i simboli che rendono lustro al suo potere: progettato da Luca Beltrami all’inizio del Novecento, riammodernato da Gregotti un secolo dopo, il palazzo è la Xanadu degli editori che vi si sono succeduti. E qui torna fuori l’indole del protocapitalista, che non si accontenta e vuole tutto. Anche a costo di spingersi in battaglie di cui non è difficile in partenza prevedere l’esito nefasto.

Leonardo Del Vecchio

 

L’autonomia dei manager è considerata un affronto

Diverso il caso di Caltagirone e Del Vecchio. Partiamo dal primo. Colpisce che l’ingegnere abbia messo nel mirino una gestione delle Generali che gli potrà essere più o meno congeniale, ma che non ha mancato di regalargli soddisfazioni in termini di rendimento sul capitale.

 

francesco gaetano caltagirone (2)

Cosa lo tormenta dunque? Una sola cosa: che la magnitudine del suo investimento non si traduce in quel potere che in virtù di essa a suo dire meriterebbe. L’ingegnere non sopporta che a comandare sia Mediobanca, ovvero dei semplici manager, e condivide quel che pensava un altro protocapitalista molto visionario, Raul Gardini quando liquidò l’ingerenza di piazzetta Cuccia nelle sue vicende con un perentorio e sprezzante: «Io ai banchieri pago solo le commissioni».

 

 Nella sua azione di disturbo contro Trieste, Caltagirone adotta la tattica dell’incursore: mette nel mirino dirigenti della compagnia ottenendone talvolta la testa, non perde occasione per criticare le strategie del capoazienda, si tratti dell’acquisto di una società in Malesia o dell’ingresso in quel campo minato che era la Cattolica assicurazioni.

 

Leonardo Del Vecchio

Poi si ferma e misura l’effetto del suo blitz. Una posizione che sicuramente anche Del Vecchio condivide (ma i due fanno meno comunella di quel che si vuol fare credere all’esterno), con in più l’aggiunta di un particolare tratto caratteriale. Il patron di Luxottica non sopporta che qualcuno si metta di traverso ai suoi piani, lo prende come un’offesa personale, un intollerabile sgarbo.

 

VINCENZO MARANGHI CUCCIA

Questo spiega perché l’oramai lunga guerra con Mediobanca si partita da un episodio apparentemente secondario: la controversia per il controllo dello Ieo, l’istituto europeo di oncologia fondato da Umberto Veronesi, una delle imprese cui Cuccia e il suo delfino Vincenzo Maranghi tenevano moltissimo.

 

Il fatto che i custodi del loro retaggio non gli abbiano lasciato campo libero ha scatenato la ritorsione su Mediobanca, con un blitz che lo ha fatto diventare il primo azionista. Ma comprare una banca non è come acquistare una qualsiasi azienda, non ci sono solo manager da vincere ma anche autorità di controllo, nella fattispecie la Bce, e regole che non si possono trasgredire.

ieo milano 1

 

L’ira di Del Vecchio e la vicenda Ieo

Per inciso, strade che si incrociano, nella querelle per conquistare lo Ieo è entrato anche Cairo, che ha venduto senza colpo ferire la partecipazione di Rcs (guarda caso proprio a Del Vecchio) staccandosi anche una personale lauta commissione.

sede del corriere della sera in via solferino a milano 2

 

Come si vede, per arricchirsi il protocapitalista non lascia nulla di intentato, compreso farsi pagare come advisor di se stesso. Storie di padroni, di spiriti animali feriti, di slanci frustrati e insofferenza verso vincoli e autorità che ingabbiano il sacro diritto proprietario ergendosi a tutela del mercato. Diceva Cuccia che quello italiano era un capitalismo senza capitali, e all’ombra della sua teoria è allignata qualche convenienza di troppo, al punto che ci sono stati padroni che hanno comandato sulle loro aziende possedendone appena un pugno di azioni. Ma sempre e comunque insofferenti verso lacci e lacciuoli che non consentivano loro di godere liberamente della propria ”roba”.

leonardo del vecchioIEOieo milanoLEONARDO DEL VECCHIO NAGELLeonardo Del Vecchio

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...