rai viale mazzini cesso

RAI, QUANTO MI COSTI – I CONTRIBUENTI ITALIANI SARANNO FELICI DI SAPERE CHE QUEL CARROZZONE MALANDATO DEL SERVIZIO PUBBLICO COSTA 2,7 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO: 1,82 ARRIVANO DAL CANONE E 682 MILIONI DALLA RACCOLTA PUBBLICITARIA, PIÙ 186 MILIONI DI ALTRI RICAVI. COSTI ENORMI, CHE SI MANGIANO TUTTI I POSSIBILI UTILI. E NON BASTA L’ALIBI DEGLI “OBBLIGHI PUBBLICI” A GIUSTIFICARE QUESTI DATI: LE SPESE ALLEGRE SUGLI AFFIDI DIRETTI E I 12MILA DIPENDENTI CHE DRENANO RISORSE

Estratto dell’articolo di Fabio Pavesi per “MF – Milano Finanza”

 

ROBERTO SERGIO

Mentre i giornali sono pieni in questi giorni delle grandi manovre sulla Rai meloniana, all’insegna del “chi lascia e di chi arriva” tra conduttori, showman e direttori vecchi e nuovi, non si parla quasi mai dei conti della tv pubblica.  Come se questo fosse del tutto marginale […].

 

[…] Il bollettino dei bilanci della Tv di Stato sono sempre di calma piatta. Ogni anno, da decenni, o i conti chiudono in pareggio o con piccole perdite. Nessun slancio in avanti, nessuna variazione sul tema.  Anche nel 2022 appena chiuso, il solito scarno comunicato del Cda, ha avvisato che i conti hanno chiuso in parità, a livello consolidato, tra entrate e uscite. […]

 

il cavallo di viale mazzini

Tutto cambia, purchè nulla cambi in quella fornace pubblica in cui i costi erodono del tutto i ricavi.  […] Gli utili non si vedono mai e così tutte le entrate vengono immancabilmente mangiate dai costi. Già i costi. Dovrebbero riscuotere un po’ più di attenzione dalla politica che gestisce l’azienda di Stato, dato che la grossa fetta degli incassi viene dal canone pagato dai cittadini.

 

LA RAI COSTA 2,7 MILIARDI L’ANNO

Nell’ultimo bilancio consolidato disponibile, quello del 2021, (il 2022 non potrà che essere una fotocopia dell’anno prima) la Rai ha incassato, dall’obolo obbligatorio chiesto agli utenti, ben 1,82 miliardi, cui si sommano i 682 milioni dalla raccolta pubblicitaria più 186 milioni di altri ricavi. Di fatto le entrate sono state di 2,68 miliardi rispetto ai 2,5 miliardi del 2020.

 

LA NUOVA RAI MELONIANA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Un incremento di 180 milioni che non è bastato a chiudere una volta tanto in utile. Tutti spesi fino all’ultimo centesimo, dato che l’ultima riga del bilancio consolidato chiude a zero. Puoi avere anche annate in cui fai più ricavi, ma i costi si adattano al millimetro a ogni variazione delle entrate.

 

I COSTI SI MANGIANO TUTTI I RICAVI

E così il 2022 ha chiuso a zero così come il 2021 e il 2020. A chi vanno i costi, tali da pareggiare quasi costantemente anno su anno i ricavi? Poco più di 1 miliardo sono i costi per far funzionare il pachiderma pubblico, poi c’è un altro miliardo e poco più per gli stipendi dell’esercito dei 12mila dipendenti. Sommati ammortamenti e accantonamenti obbligati ed ecco che tutti i 2,68 miliardi di ricavi si bruciano. E questo è il bilancio consolidato del gruppo.

 

A livello di bilancio separato della Rai le cose vanno ancora peggio: i ricavi non bastano a coprire i costi dato che sia nel 2021 che nel 2020 le perdite sono state di 30 e 20 milioni rispettivamente […]

 

RAI SAXA RUBRA

[…] La vulgata dice che la Tv di Stato ha un contratto di servizio con obblighi informativi che le Tv private non hanno e che la Rai ha un tetto all’affollamento pubblicitario. Vero, ma c’è un altro punto di vista.  La Rai è poi così diversa dai canali privati? Davvero c’è un’unicità di Rai tale da assorbire così tanti costi? Basta fare il confronto più immediato che è quello con Mediaset (oggi Mfe). La Rai si finanzia con il canone per due terzi dei suoi ricavi, la Tv di Berlusconi solo con la pubblicità. Tutte e due hanno tre canali, tutte due hanno i telegiornali, entrambe hanno fiction e show di ogni genere. Davvero possono dirsi così diverse come offerta?

 

Certo la Rai ha gli obblighi di natura pubblica, ma basta questo a sancire una gestione aziendale così agli antipodi. Come visto la Rai chiude sistematicamente in pareggio o con piccole perdite.

 

VIALE MAZZINI

IL CONFRONTO IMPARI CON MEDIASET (MFE)

Vediamo Mediaset. I ricavi totali nel 2021 sono stati di 2,9 miliardi, con un utile netto di 374 milioni. Ma dentro c’è il business spagnolo con Mediaset Espana su cui si è appena chiusa l’offerta volontaria di Mfe per comprarsi l’intero capitale.

 

Tolte le entrate spagnole ecco che Mediaset nell’attività in Italia fa ricavi per poco più di 2 miliardi. Su questo giro d’affari, la Tv di Berlusconi ha realizzato, in Italia, un utile operativo di 249 milioni.

 

L’anno scorso la Tv della Fininvest ha chiuso i conti con un utile sceso sì, ma di tutto rispetto: 217 milioni su 2,8 miliardi di fatturato. E se vogliamo limitarlo alle sole attività italiane gli utili netti sono stati di 96 milioni su poco più di 1,9 miliardi di ricavi fatti in Italia.

 

pier silvio berlusconi

PER MFE I COSTI DEL PERSONALE SONO POCO PIU DI UN TERZO DI QUELLI DELLA RAI

La differenza con la Rai è sui costi del personale che se per la tv pubblica superano il miliardo per Mfe sono di soli 340 milioni. Anche i costi operativi e gli ammortamenti sono più bassi di quelli della Rai. 1,4 miliardi per Mfe contro più di 1,7 miliardi per mamma Rai. Mfe funziona con 4.800 dipendenti, di cui poco più di 3mila in Italia, contro l’esercito dei 12 mila dipendenti di via Teulada.

 

Pur avendo tre reti ciascuna, pur coprendo l’informazione nazionale con i tre telegiornali, pur avendo lo stesso livello di offerta di entertainment, pur avendo solo un piccolo scarto nell’audience complessiva a favore della Rai, Mediaset è gestita come un’azienda normale, mentre in Rai ciò che conta è evidentemente spendere tutte le risorse assegnate in barba a ogni modello di gestione aziendale……

 

VIALE MAZZINI By VINCINO

LE ANOMALIE DELLE SPESE “PAZZE” SECONDO LA CORTE DEI CONTI

E poi oltre al gigantismo spesso inefficiente si cumulano sulla Rai una serie di anomalie e spese quanto meno discutibili. Ne dà conto ogni anno (inascoltata) la Corte dei Conti nel suo rapporto sui conti della tv di Stato. Vediamone solo alcune.

 

Solo per tenere aperte le sedi della Rai, da quelle centrali a quelle periferiche si spendono ogni anno oltre 70 milioni di euro. Valgono tanto per dare un’idea il 70% di tutti i ricavi dell’emittente La7 di Cairo. Sono, come documenta la Corte dei Conti nel suo ultimo rapporto sulla Tv pubblica sui bilanci del 2020, le spese vive.

 

Dagli affitti, al riscaldamento, alla manutenzione alla vigilanza. Solo per le sedi regionali si spendono 12 milioni con qualche discrasia: Firenze e Palermo da sole costano un milione a testa, rispetto alla media di 600mila euro delle altre sedi. La parte del Leone la fa il centro di produzione di Roma con ben 22 milioni l’anno. Segue il centro di produzione di Milano con quasi 7 milioni e Saxa Rubra pesa per oltre 10 milioni. Ma un peso rilevante ce l’hanno anche i costi esterni per realizzare i Tg. Oltre ai ricchi stipendi dei giornalisti che pesano per quasi 300 milioni l’anno, la realizzazione dei Tg comporta costi esterni per ben 62,5 milioni come documenta la magistratura contabile.

 

canone rai 7

Con i Tg regionali che da soli pesano per 15 milioni e Rai News che costa 10 milioni, quasi quanto il Tg1. Nell’universo delle spese a go go di Mamma Rai non poteva mancare anche la faraonica quanto inutile Rai Corporation. La filiale Usa è in liquidazione da anni ma ha comportato un onere complessivo di quasi 7 milioni bruciati tra svalutazioni e deficit patrimoniale. Soldi gettati.

 

Ma quanto a costi la parte del Leone la fanno gli acquisti di programmi e diritti Tv e in genere i famosi contratti Rai. Nel 2020, come scrive la Corte dei Conti, il valore dei contratti stipulati dalle varie Direzioni sono ammontati a 1,77 miliardi con un incremento solo in un anno di oltre 700 milioni. A far la differenza le risorse Tv cioè i contratti di produzione lievitate a quasi 1 miliardo.

 

roberto sergio giampaolo rossi

Ma il tema scivoloso è quello degli affidi diretti, cioè dei contratti svolti senza gara e senza bandi. Pesano e molto sui conti della Tv pubblica. I soli acquisti dei diritti Tv e sportivi sono in affido diretto per una cifra passata da 361 milioni nel 2019 a 1 miliardo nel 2020. Ovviamente soprattutto per i diritti sportivi. l’interlocutore è di fatto obbligato e l’affido non può che essere diretto.

 

Ma la pratica delle gare senza bando è diffusa anche sugli acquisti generali. Nel 2020 da quanto ha ricostruito la Corte dei Conti, l’affido diretto ha riguardato contratti per un valore di 437 milioni su 774 milioni totali. Una discrezionalità che lascia sempre margini di opacità. [...]

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…