christine lagarde mario draghi spread

L’ETERNO RITORNO DELLO SPREAD – NEMMENO DRAGHI PUÒ NULLA: IL DIFFERENZIALE TRA I BTP ITALIANI E I BUND TEDESCHI CONTINUA A CRESCERE. OGGI APRE A 220 PUNTI BASE, IN RIALZO RISPETTO ALLA CHIUSURA A QUOTA 216 DI IERI, DOPO L’ANNUNCIO DELLA FINE DEL PIANO DI ACQUISTI DELLA BCE – MA NON È SOLO COLPA DELLA GUERRA E DELLA LAGARDE: L’ITALIA, COME AL SOLITO, PAGA UN RISCHIO “POLITICO”. GLI INVESTITORI SI CHIEDONO COSA SUCCEDERÀ TRA UN ANNO, DOPO LE ELEZIONI E SENZA “MARIOPIO”, MAGARI CON UN GOVERNO EUROSCETTICO?

1- SPREAD BTP-BUND: APRE IN RIALZO A 220 PUNTI

(ANSA) - Dopo la corsa della vigilia, ancora tensione sullo spread tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni: il differenziale ha aperto la seduta sui mercati telematici a 220 punti base dopo la chiusura di ieri a quota 216. Il rendimento del prodotto del Tesoro è al 3,62% rispetto a una conclusione della giornata precedente a quota 3,58%.

 

2 - ALLARME SPREAD

Alessandro Barbera e Luca Monticelli per “la Stampa”

 

christine lagarde con mario draghi

Il mantra che ripetono nei corridoi del ministero dell'Economia è: «Non creiamo allarmismi», mentre sugli schermi degli uffici scorrono i risultati dello spread: ieri ha toccato i 228 punti base mentre il Btp decennale ha chiuso al 3,7%, su livelli che non si vedevano dal 2014.

 

L'altalena dello spread delle ultime settimane ha costretto il Tesoro e Palazzo Chigi ad accendere un faro, ma non c'è alcun cambio di rotta nelle politiche del governo. Anzi, come spiega un ministro dietro la garanzia dell'anonimato, anche le frange della maggioranza che fino a poco tempo fa chiedevano ogni giorno a tambur battente scostamenti milionari «hanno capito che quella fase si è chiusa con la pandemia, il paese è al sicuro solo con una politica di bilancio prudente e rigorosa». Perché è proprio un debito pubblico sotto controllo e in parabola discendente la carta più forte che l'esecutivo Draghi ha in mano per scongiurare la corsa dello spread.

 

SPREAD MAGGIO-GIUGNO 2022

Come spiegano i tecnici vicini al dossier, il motivo principale dell'aumento del differenziale tra Btp e Bund è legato alle decisioni della Banca centrale europea, che ha annunciato la stretta sull'acquisto dei titoli e il rialzo graduale dei tassi a partire da luglio. Provvedimenti che stanno facendo risalire i rendimenti dei decennali pure dei paesi più solidi, dalla Germania alla Finlandia passando per l'Olanda.

mario draghi emmanuel macron

 

È chiaro però che l'Italia soffra le misure della Bce più di altri, sia per la spada di Damocle di un debito pubblico monstre, sia perché Francoforte in questi anni è stato il principale acquirente dei nostri titoli. Poi, tra gli investitori, circola anche un'altra spiegazione: dietro l'impennata dello spread c'è "il rischio politico".

 

Ovvero che tra meno di un anno, dopo le elezioni e senza Draghi, Roma possa ripiombare nelle mani dei populisti euroscettici pronti a vagheggiare l'addio all'euro. La strategia di politica monetaria della Bce e il rischio italiano percepito a livello internazionale sono due elementi su cui l'attuale esecutivo difficilmente riuscirà a incidere.

 

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

La linea del ministero dell'Economia è quella di continuare senza incertezze sul sentiero di rafforzamento dei conti. Il debito di quest' anno dovrebbe scendere al 147% (dal 150%), e proseguire il calo nel 2023 al 145%, guerra e crisi permettendo. Tuttavia escludere nuovi scostamenti di bilancio e finanziamenti a pioggia non significa restare inerti di fronte a un'inflazione che a maggio ha raggiunto il 6,9%.

 

«Dobbiamo ridurre i prezzi dell'energia e offrire un sostegno finanziario alle famiglie e alle imprese, soprattutto a quelle in maggiore difficoltà», ha ribadito ieri il premier Mario Draghi parlando da Parigi alla riunione ministeriale dell'Ocse.

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

E allora dove prendere le risorse senza fare deficit? «Responsabilità e solidarietà devono andare di pari passo, sia a livello nazionale che europeo», è il messaggio lanciato da Draghi all'Europa in vista del prossimo Consiglio Ue. Siccome la strada da percorrere per ottenere un'intesa su un tetto massimo di prezzo per le importazioni di gas russo «potrebbe essere lunga», il premier ha deciso di puntare forte su uno Sure 2, il fondo attivato da Bruxelles durante la pandemia che ha erogato prestiti a basso costo per salvare i posti di lavoro e sostenere i redditi.

 

L'Italia fu il maggior beneficiario ricevendo circa 30 miliardi di euro che servirono a pagare la cassa integrazione. «Uno strumento simile - questa volta mirato all'energia - potrebbe garantire ai paesi vulnerabili più spazio per aiutare i propri cittadini in un momento di crisi. Ciò rafforzerebbe il sostegno popolare al nostro sforzo comune in termini di sanzioni e contribuirebbe a preservare la stabilità finanziaria in tutta l'area euro», ha spiegato il premier.

LAGARDE DRAGHI

 

 Se neanche lo Sure 2 dovesse andare in porto, allora al governo non resterebbe che fare deficit. E i tempi sono strettissimi. L'8 luglio scade il decreto sul taglio alle accise dei carburanti, che assicura un risparmio alla pompa di 30 centesimi al litro. Una misura che costa un miliardo al mese. Mentre a settembre a scadere saranno i bonus su luce e gas.

 

Temi sensibili per l'opinione pubblica che inevitabilmente verranno cavalcati dalla politica in questa lunga stagione pre-elettorale. Durante un appuntamento per le amministrative a Monza, il segretario della Lega Matteo Salvini si è rivolto al ministro Franco chiedendogli di rinnovare lo sconto sui carburanti «almeno fino alla fine dell'estate perché la benzina rischia di arrivare a 3 euro al litro e per milioni di italiani sarebbe un disastro».

christine lagarde mario draghi

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI