gli stabilimenti della taurocaf e il proprietario corrado alberto

SAPETE QUANTO COSTA RIPARTIRE A UN’AZIENDA? 2783 EURO A DIPENDENTE! – CORRADO ALBERTO, AD DI UNA TORREFAZIONE TORINESE: “SONO COSTI INASPETTATI, A FATTURATO ZERO E SENZA AIUTI CONCRETI, MENTRE RISCHIAMO UNA DENUNCIA SE UN LAVORATORE È POSITIVO” – SOLO PER METTERE IN SICUREZZA LA DITTA SERVONO 44MILA EURO. E IL CREDITO D’IMPOSTA NON BASTA, SERVE LIQUIDITÀ

 

 

 

Giuseppe Bottero per “la Stampa”

Gli stabilimenti della Taurocaf e il proprietario Corrado Alberto

 

Trenta dipendenti, un capannone da 2500 metri quadrati, gli uffici confinati in altri cinquecento metri. E la necessità assoluta di rimettersi in movimento, perché le filiere non aspettano, e una piccola impresa, se perde il treno delle esportazioni, non si alza più.

 

pignoramento conto corrente gualtieri e conte

Ma accendere i motori, per un’azienda stremata da settimane di paralisi, ha un prezzo altissimo: 83 mila euro, 2783 euro a dipendente. «Costi inaspettati, a fatturato zero, e senza aiuti concreti» dice Corrado Alberto, imprenditore nell’hinterland torinese, amministratore delegato di una torrefazione e presidente dell’Api locale, che ha affidato al suo ufficio studi la fotografia di una ripresa che ha dell’impossibile.

 

Tre capitoli di spesa

Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte al lavoro sul Def

La lista della spesa, emersa da un sondaggio tra gli associati, è divisa in tre capitoli. Il primo vale 44 mila euro e riguarda la messa in sicurezza della ditta: sanificazione, pulizia dei locali, installazione di divisori in plexiglass, consulenze agli esperti. Il secondo - che fa salire di altri 17.500 euro il totale dei costi - riguarda la tutela della salute del lavoratore: mascherine, gel, guanti e camici da sostituire tutti i giorni. La base.

 

caffe' alberto taurocaf 1

A cui, dice il direttore del centro studi Api Fabio Schena, si aggiungono test sierologici e polizze assicurative anti-Covid. Poi c’è l’adeguamento delle infrastrutture tecnologiche. Lo «smart working» è un diritto, ma garantirlo non è gratis. E il prezzo si somma a quello degli strumenti e dei servizi per la connettività e la sicurezza rete, imprescindibili soprattutto per chi è un fornitore di colossi che richiedono protocolli rigidissimi.

 

Il sostegno

sanificazione

Certo, il credito di imposta sulla sanificazione - il 60% per le spese nel 2020 - sarà un salvagente importante. Ma questo è il momento della liquidità, l’urgenza è avere cassa. Alberto, uno dei promotori della grande piazza che due anni fa ha urlato al mondo il sì del Nord Ovest alla Tav, adesso si dice «furibondo». Perché il Piemonte che rischia di ripartire al buio, con i bar e i ristoranti destinati a restare fermi fino al 25 maggio in attesa di un via libera che si gioca sui dati dei contagi e una linea più morbida solo per parrucchieri ed estetisti - la luce verde dovrebbe scattare dal 19 - per la sua industria si aspettava «un decreto di rilancio, e che le misure fossero nero su bianco. Subito. Invece si spostano i soldi che servivano a favorire gli investimenti e vengono dirottati sull’acquisto di mascherine».

 

Il senso di isolamento

sanificazione all'istituto privato centro studi pablo neruda di roma 3

La mancanza di un progetto ad ampio respiro, in questo territorio già sfiancato, è quasi una ossessione. Il dramma è nei numeri: il 92,9% delle imprese, nel periodo tra gennaio e aprile, ha visto ridursi i ricavi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Per il 20% circa di queste il fatturato si è dimezzato, per il 40% circa si è ridotto di un terzo. E adesso «questi crosti inattesi, mentre rischiamo una denuncia penale perché una lavoratore risulta positivo, e non si è nemmeno ammalato in fabbrica» attacca il presidente Api.

caffe' alberto taurocaf

 

Non tutti sono così radicali. Ma in tanti, nel Nord Ovest, mostrano segnali di insofferenza. «Lo stop all’Irap è positivo. Ma le grandi opere al momento non si sbloccano» ragiona il presidente dell’Unione industriale di Torino, Dario Gallina. «Era il momento di cambiare marcia - prosegue -Invece non vedo una strategia e certi settori sono completamente trascurati. Manca un incentivo per l’auto, un settore che in Piemonte ha settantamila addetti e 800 aziende». Gallina, assieme ai suoi colleghi, attendeva una strategia chiara, una «campagna di rilancio. E invece non si sa dove vogliamo andare». Ecco perché i costi così alti, giudicati insostenibili anche dai commercianti e dalle altre categorie che ieri sono scese in piazza Castello, suonano come una beffa. «Riaprire - hanno scandito sotto l’ufficio del presidente Cirio- non è ripartire». E visti gli ostacoli, diceva qualcuno di loro, sarebbe più conveniente stare fermi.

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”