SEPOLTO TRE-BOND, DRAGHI SI LIBERA delle società - VIA ANCHE 4,45% di Generali? - L’EXIT DI MIELI & PERRICONE è UNA SCONFITTA SANGUINOSA PER LUCHINO & DIEGHITO - A ROMA UN AMBASCIATORE USA AL KERRY - DOLORI SICULI PER COLA - ZADRA è FUORI

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1 - SEPOLTO TRE-BOND, DRAGHI SI LIBERA delle partecipazioni in alcune società -preludIO alla cessione del 4,45% di Generali? Se questo avverrà a Trieste cambieranno molti equilibri
Con il solito vestito nero, la cravatta grigia e la camicia bianca, Mario Draghi ha sotterrato ieri Giulietto TremontiMarioMario Draghi. Lo ha fatto con quella voce che gli esperti di fonetica definiscono \"fessa\", un termine squisitamente tecnico con il quale si identifica un tono privo di tensione, senza accenti ed espressioni capaci di scaldare gli animi.

Il Governatore atono e atermico ha letto davanti alla Commissione Finanze della Camera le 23 cartelle del suo intervento sotto gli occhi un po\' smarriti del presidente della Commissione Gianfranco Conte (un imprenditore e politico di Minturno) e degli altri deputati. Eppure non si può dire che la testimonianza dell\'uomo di via Nazionale sia stata ermetica. I suoi messaggi sono stati molto chiari e dietro un fraseggio estremamente misurato anche i parlamentari meno avvezzi al lessico dell\'economia hanno capito che Draghi stava esercitando la parte del becchino.

Senza mezzi termini ha affossato la Robin Tax e l\'idea assolutamente \"fessa\" (in senso non figurato) di affidare ai prefetti il controllo dei crediti alle imprese; poi usando le parole come coltelli ha detto che la politica non deve interferire nelle valutazioni delle banche.
Per lui sarebbe stato gioco facile aggiungere che di politica dentro le banche ce ne è anche troppa grazie al ruolo e all\'invadenza di molte Fondazioni dentro le quali i partiti hanno lottizzato le poltrone e, come nel caso di Unicredit con il massiccio Palenzona, tentano di condizionare il mondo del credito.

GiulioGiulio Tremonti

Nella sua requisitoria dove ha chiesto ai banchieri di essere bravi e lungimiranti, non c\'era la volontà di allargare il cerchio delle polemiche perché l\'obiettivo di fondo era quello di riaffermare il ruolo istituzionale della Banca Centrale rispetto alle tentazioni del Governo e di Giulietto Tremonti di allungare le manine nella governance degli istituti di credito.
A lui interessa la solidità della Banca d\'Italia e del sistema che deve rafforzare il patrimonio con una grande pulizia dentro le stanze. E se questa operazione passa attraverso l\'utilizzo dei Tremonti bond, Draghi ne apprezza il valore e risparmia al ministro dell\'Economia l\'ultima palata di terra.

È il momento della verità che molti si aspettavano da tempo e dove ciascuno deve fare la propria parte senza sgambetti e invasioni di campo. Questo vale per il Governo, per le banche e anche per la Banca d\'Italia che a quanto pare ha deciso in questi giorni di liberarsi delle partecipazioni che detiene in alcune società. Sembra infatti che via Nazionale abbia dato mandato a Banca Rothshild di vendere la sua storica partecipazione dentro Bonifiche Ferraresi, un\'azienda agricola costituita nel 1871 e di cui Banca d\'Italia è azionista con il 62,3%. Questa decisione farà piacere all\'ex-Presidente Cossiga che tempo fa aveva presentato un disegno di legge per risolvere l\'anomalia delle partecipazioni detenute dalla Banca d\'Italia.

CesareCesare Geronzi

Secondo gli uscieri di via Nazionale questa iniziativa potrebbe preludere alla cessione del 4,45% di azioni che Banca d\'Italia detiene dentro il Gruppo Generali. Se questo avverrà a Trieste cambieranno molti equilibri.

2 - L\'EXIT DI MIELI & PERRICONE, UNA SCONFITTA SANGUINOSA PER LUCHINO & DIEGHITO
Le sciure milanesi che passeggiano nel quadrilatero della moda si chiedono di che cosa hanno parlato ieri a Piazzetta Cuccia Cesarone Geronzi e lo scarparo marchigiano Dieguito Della Valle.
Sicuramente non hanno parlato di calzature perché entrambi hanno piedi di qualità, e nemmeno di donne perché il presidente di Mediobanca su questa materia ha idee semplici e precise, mentre Dieguito è imprevedibile e misterioso.

L\'interpretazione più attendibile è che i due personaggi (entrati insieme nel Patto di Sindacato di Mediobanca nel settembre 2004) abbiano dedicato un\'ora intera alla vicenda del \"Corriere della Sera\" e del Gruppo Rcs che affascina la piccola provincia lombarda. Della Valle è l\'amico storico di Luchino di Montezemolo ed entrambi fanno parte di quel salotto buono di Piazzetta Cuccia dove insieme detengono circa il 15% delle azioni. Ed è in questa veste che il 56enne scarparo di Casette d\'Ete ha voluto capire che cosa frulla nella mente di Geronzi per la successione di Paolino Mieli e dell\'amministratore delegato di Rcs, Antonello Perricone.

Dieguito e Luchino non vogliono fare la parte dei figuranti e degli spettatori rispetto alle decisioni del tandem Geronzi-Bazoli. I due campioni del made in Italy sono soci in molti affari (il più rilevante è quello dell\'Alta Velocità dove sono entrati nel gennaio 2007) e oltre al lusso amano il potere.

DellaDella Valle e Montezemolo

La partita che si svolge intorno al \"Corriere della Sera\" è una partita di potere dalla quale non vorrebbero essere stritolati. L\'idea, trapelata dopo il rinvio del Patto di Sindacato di Rcs, che Mieli e Perricone se ne vadano a casa sarebbe per queste due prime donne una sconfitta sanguinosa.

Dieguito si è affacciato con l\'umiltà dell\'ambasciatore che cerca di capire che cosa c\'è di vero dietro le voci (rilanciate oggi con forza dal direttore di \"Libero\" Vittorio Feltri) sulla candidatura di Roberto Napoletano al posto di Paolino Mieli. Questa ipotesi per Luchino è ferale perché riporta l\'orologio indietro ai tempi della Confindustria di Antonio D\'Amato di cui Napoletano è stato un supporter convinto.

È probabile che la sfinge Geronzi non si sia pronunciato e che come al solito abbia allargato le braccia con generosi sorrisi che nascondono le vere intenzioni. E la stessa cosa deve essere avvenuta quando il \"tastatore\" Della Valle ha chiesto certezze sulla riconferma di Antonello Perricone, un amico storico di Luchino, un manager allevato nella scuderia torinese che oggi presenterà al Consiglio di amministrazione di Rcs i risultati dolorosi del 2008.

3 - A ROMA UN AMBASCIATORE USA AL KERRY
L\'uomo che a Washington decide insieme al presidente Obama le nomine degli ambasciatori è John Kerry, il senatore del Massachussetts che si candidò senza successo alle presidenziali del 2004 e che è stato ripescato dalla nuova amministrazione.
È di ieri la notizia che a Dublino finirà come ambasciatore Dan Rooney, un ricco irlandese che ha scucito parecchi quattrini per la campagna elettorale di Obama.

antonelloantonello perricone paolo mieli

Tra poco toccherà scegliere il diplomatico per l\'Italia e qui il balletto dei nomi continua senza sosta. Il candidato più forte rimane ancora Arturo Gajarsa, l\'avvocato italo-americano originario di Norcia che gode del consenso dell\'intera comunità degli italiani in America.

Qualche sorpresa potrebbe però arrivare proprio da John Kerry perché nei circoli di Washington ha preso a girare il nome di John Thorne, un personaggio quasi sconosciuto che si dedica ad attività finanziarie e ha collaborato nel passato al giornale \"American Daily\".

In molti si chiedono quale sia la ragione che dovrebbe portare a Roma questo personaggio privo di qualsiasi radice con il nostro Paese e con la forte comunità che appoggia la candidatura di Arturo Gajarsa.

La spiegazione è più semplice di quanto si immagini: Thorne è semplicemente il cognato di John Kerry, che dal 1970 al 1982 è stato sposato con Giulia Thorne dalla quale ha avuto due figlie. Nel 1997 la chiesa americana ha concesso a Kerry (famoso per qualche scappatella amorosa) lo scioglimento del matrimonio, ma i due parenti sono rimasti in contatto e se Hillary Clinton non metterà i bastoni tra le ruote l\'anonimo Thorne potrebbe arrivare a palazzo Taverna.

johnjohn kerry

4 - DOLORI SICULI PER COLANINNO
Chi l\'ha visto negli ultimi tempi dice che Roberto Colaninno è piuttosto annoiato.
All\'imprenditore di Mantova manca quella faccia sfolgorante che aveva nel \'99 quando con Chicco Gnutti e i bresciani di Hopa scalò Telecom che nel 2001 ha venduto a Tronchetti con una plusvalenza stratosferica. Nemmeno la bandiera tricolore piantata sugli aerei dell\'Alitalia riesce a renderlo felice perché si è ritagliato il ruolo di presidente lasciando il timone della Compagnia nelle mani di Rocco Sabelli.

Adesso Colaninno riesce a entusiasmarsi soltanto per la sua Piaggio anche se ha constatato durante il viaggio in Vietnam che la vendita degli scooter sul mercato asiatico sta frenando precipitosamente. Quello che il 66enne mantovano vorrebbe evitare sono le grane che gli arrivano soprattutto dalla Sicilia. Qui si trovano i cantieri navali Rodriquez, la società dal nome storico che nel 2004 è entrata a far parte del Gruppo Immsi di Colaninno.

La cantieristica non tira più e il giro d\'affari è diminuito mentre l\'indebitamento è passato dai 68 milioni del 2007 ai 95 dell\'anno scorso. Da Palermo arrivano messaggi fastidiosi dei politici locali che gli chiedono di intervenire sulla crisi dei cantieri e a questi si aggiunge la grana di Alicos, la società che gestisce il call center di Alitalia.

RobertoRoberto Colaninno

Il Commissario Fantozzi non ha ancora pagato 10 milioni di arretrati al Gruppo Almaviva che detiene il 60% di questa azienda partecipata per il resto dalla vecchia Alitalia.
Per Colaninno che ha nel sangue cromosomi nordisti, le grande della Sicilia sono una sofferenza, ma non gli sfugge il rischio che senza il funzionamento del call center di Palermo dove lavorano 1.600 dipendenti, gli aerei dell\'Alitalia da semivuoti diventeranno deserti.

5 - BLOOMBERG CHIUDE BLOOMBERG ITALIA
Michael Bloomberg, il miliardario sindaco di New York, continua ad accumulare ricchezze e finora non è incappato nel disastro dei subprime.
Oltre alla sua attività municipale, il bostoniano figli di immigrati polacchi continua a tenere d\'occhio la sua compagnia specializzata nell\'informazione economico-finanziaria. Questa attenzione non sembra però indirizzata al mercato italiano perché nel silenzio generale ha chiuso gli uffici in Italia licenziando tutti i giornalisti. Dal 9 marzo sul canale 504 di Sky che trasmetteva in lingua italiana le notizie di Bloomberg appare un laconico cartello in lingua inglese che rimanda al canale 519 dove si può vedere l\'edizione in lingua inglese del notiziario che ha fatto la fortuna del tycoon americano.

BloombergBloomberg Micheal

6 - ZADRA S\'è DIMESSO, VITTIMA DEI TREMONTI BOND
Avviso ai naviganti:\" Giuseppe Zadra,il direttore generale del\'ABI dalla barba risorgimentale si e\' dimesso. La notizia e\' stata lanciata stamane dall\'Agenzia Radiocor. L\'artefice della inutile e costosa iniziativa \"Patti Chiari\" sarebbe vittima del braccio di ferro che sta frenando il regolamento dei Tremonti bond \".

 

 

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