donald sassoon - il trionfo ansioso

STATO E CAPITALISMO POSSONO CONVIVERE? - IL NUOVO LIBRO DELLO STORICO DONALD SASSOON ("IL TRIONFO ANSIOSO. STORIA GLOBALE DEL CAPITALISMO 1860-1914") ANALIZZA MEZZO SECOLO DI INVESTIMENTI PRIVATI E GOVERNATIVI PER SVILUPPARE L'ECONOMIA, DALL'IMPERO OTTOMANO AL CANALE DI SUEZ FINO AL TRIANGOLO INDUSTRIALE TORINO-MILANO-GENOVA - RISULTATO? I TENTATIVI DI PARTECIPAZIONE STATALE FINISCONO NEL FALLIMENTO IN ASSENZA DI ISTITUZIONI FORTI E CAPACI…

Mirella Serri per "la Stampa"

 

donald sassoon

Moderni, bisogna essere assolutamente moderni: al capezzale del grande malato d'Europa, l'impero ottomano, il sultano Mahmud II lanciò a metà degli anni Trenta dell'Ottocento il piano di "riorganizzazione". Ordinò divise militari ultimo grido copiandole da quelle europee e vestiti occidentali per tutti i funzionari. Impose che fosse appeso ovunque un suo ritratto alla maniera dei monarchi d'Europa. E, sempre sulla scia degli Stati più avanzati, costruì strade e ponti, promosse la sanità e l'istruzione.

 

Anche il suo successore realizzò questo tipo di investimenti, che comunque si rivelarono assai esigui rispetto agli appetiti delle strutture militari che succhiavano circa il 60 per cento della spesa pubblica, il 30 per cento della quale era destinata a ripagare l'immenso debito pubblico.

DONALD SASSOON - IL TRIONFO ANSIOSO

 

Il piano di questi sultani naufragò miseramente, determinando le disastrose vicende dell'impero e la sua dissoluzione con la Prima guerra mondiale. Facendo un salto di alcuni anni, anche nell'Italia di fine Ottocento, con un'economia in crescita in tanti settori del triangolo industriale Milano-Torino-Genova (tessile, siderurgico, della gomma, chimico, automobilistico, elettrico), ci si illuse di poter operare un capovolgimento delle sorti italiane e di modernizzare l'intera penisola.

 

Ma fu un fallimento. Nonostante il suo notevole incremento, lo sviluppo non riuscì a eliminare il divario tra nord e sud, poiché dal settentrione e dall'estero non giunsero investimenti per il Mezzogiorno. Napoli, per esempio, che aveva oltre 500mila abitanti, continuò a essere in mano agli stranieri, con i francesi che gestivano la rete di distribuzione del gas, gli svizzeri quella elettrica, gli inglesi le forniture idriche e i belgi il sistema tranviario.

 

covid economy

Dall'impero ottomano all'Italia il passo è breve se è lo studioso Donald Sassoon a spiegarci, con la sua erudizione straordinaria e con dovizia di dati, che in entrambi i casi non vi fu uno Stato dinamico e pronto con le dovute misure economiche a potenziare una crescita asfittica. L'ultima ricerca del grande storico britannico, Il trionfo ansioso. Storia globale del capitalismo 1860-1914 (Garzanti), scava nelle radici del capitalismo, ne descrive l'impatto nella formazione degli Stati moderni e analizza in che modo la creazione di comunità nazionali, del welfare state e di una regolamentazione del mercato abbiano contribuito a rafforzare il sistema che ha sconfitto gli altri regimi economici.

 

covid e capitalismo

Ma rispetto al quale continuamente ci si chiede se e come sopravviverà: risalendo dal diciannovesimo secolo, l'autore di Sintomi morbosi finisce così per porre domande fondamentali sul nostro presente. Lo studioso di Gramsci e di Marx s' interroga su quali furono le condizioni che determinarono la nascita del moderno capitalismo in Gran Bretagna, il suo consolidamento in tutta Europa, negli Stati Uniti e in altre parti del mondo, come la Cina e il Giappone.

 

Nel 1849, osserva Sassoon, «pur non essendo ricca come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna era il paese più ricco d'Europa e di gran lunga la prima nazione commerciale al mondo». Gli elementi che contribuirono a questa espansione furono molteplici. In particolare, vi fu la produzione di carbone che dai tre milioni di tonnellate del secolo precedente, nell'Ottocento superò i 15 milioni.

 

covid capitalism

Poi ci fu la diffusione su tutto il territorio di innovazioni geniali ideate nel Settecento, dal motore a vapore al procedimento di conversione del carbone in coke. Però il vero segreto della società britannica, permeata di iniziativa imprenditoriale, osserva lo storico, fu il sostegno dello Stato (la cui presenza si avvertì anche in altre nazioni europee, in Belgio e in Russia, per esempio, dove supportò la realizzazione delle ferrovie; in Francia e in Italia, dove mobilitò prestiti e offrì garanzie).

 

In Gran Bretagna il governo regolamentò le partecipazioni ai capitali sociali, rafforzò il servizio postale statale e nel 1870 sviluppò il telegrafo. Nel 1875, con l'acquisizione del 40 per cento delle azioni del Canale di Suez, «il governo divenne il più grande azionista singolo nella più grande azienda di servizio pubblico internazionale al mondo». Alla vigilia della Prima guerra mondiale, lo Stato salvò dal fallimento la Anglo-Persian Oil Company (divenuta BP nel 1954).

capitalismo covid

 

Le istituzioni statali sono naturalmente promotrici di sviluppo economico? Assolutamente no, poiché, secondo Sassoon, un governo per essere determinante deve impegnarsi, come avvenne in Gran Bretagna, in modo forte e deciso. Solo uno sforzo di tal fatta favorì in tutta Europa la riuscita del sistema capitalistico, che peraltro non si è mai verificata in modo indolore: ha creato sconfitti e vincitori in un processo di ininterrotta innovazione. Questa instabilità cronica è la ragione stessa del successo del capitalismo, in perenne conflitto con lo Stato.

 

Quest' ultimo, anche quando è federale e non centralizzato, è monolitico, ha regole stabilite, ed è ancorato all'interno di un territorio. Il capitalismo invece ha tendenze globali, è anarchico, non mosso da una volontà unica: «è come un albergo sempre pieno di gente», scriveva Schumpeter, «ma di gente sempre diversa». Nonostante la sua espansione e il trionfo della società dei consumi, la disaffezione nei riguardi di questo sistema è attualmente sempre più diffusa, osserva Sassoon, come testimonia il fatto che da tempo gli elettori, in tutta Europa, si sono allontanati dalle urne.

 

Noi occidentali siamo oggi più ricchi di quanto non lo siamo mai stati ma, malgrado ciò, sale lo scontento e aumentano le diseguaglianze. «Sono un storico», è solito ripetere lo studioso, «non so predire il futuro». Adesso sta prendendo piede la rivoluzione green, i cui obiettivi ambientali appaiono in contrasto con i consumi e la produttività e che sembra foriera ancora una volta di instabilità e di ansia. È probabile, per Sassoon, che il capitalismo sopravviva e che abbia slancio anche nel nuovo ambiente facendo comunque molte vittime.

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…