vladimir putin xi jinping recep tayyip erdogan

TOCCA RICICCIARE CHURCHILL: LA DEMOCRAZIA È LA PEGGIOR FORMA DI GOVERNO, ECCEZION FATTA PER TUTTE LE ALTRE SPERIMENTATE - XI JINPING, ERDOGAN E PUTIN FANNO GLI SBORONI MA HANNO GROSSI PROBLEMI INTERNI: IL CINESE INTIGNA CON LA POLITICA DEL “COVID ZERO” BLOCCANDO LA CATENA DI PRODUZIONE, E RISCHIA DI ESSERE FATTO FUORI AL CONGRESSO DEL PARTITO; IL “SULTANO” DEVE FRONTEGGIARE L’INFLAZIONE AL 70% E IL CROLLO DELLA LIRA TURCA. E “MAD VLAD”? SI È AVVENTURATO IN UNA GUERRA INUTILE E MOLTO COSTOSAE FA FINTA CHE L’ECONOMIA RUSSA POSSA RESISTERE, MA NON È AFFATTO COSÌ…

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

L'INTERVISTA ESCLUSIVA DEL FINANCIAL TIMES A VLADIMIR PUTIN

Tre anni fa, il direttore del «Financial Times» fu scortato lungo i corridoi del Cremlino fino alla sala dove doveva incontrare Vladimir Putin. Il giornalista, Lionel Barber, era al suo ultimo grande colpo prima di lasciare la guida del quotidiano di Londra che, con lui, si era opposto alla Brexit, si era opposto all'ascesa di Donald Trump, aveva rappresentato per quindici anni la voce dell'internazionalismo liberale e fin lì aveva perso molte battaglie.

 

La Brexit si era consumata, Trump aveva vinto nel 2016 e Putin quel giorno del 2019 affidò a Barber parole memorabili: «L'idea liberale è diventata obsoleta. È entrata in conflitto con gli interessi della maggioranza schiacciante della popolazione», disse il dittatore.

 

VLADIMIR PUTIN CON IL PIUMINO DI LORO PIANA

Putin ripescò dalla memoria un proverbio russo per riassumere quella che a lui sembrava la superiorità degli autocrati: «Chi non prende rischi - disse - non beve mai champagne». Quell'idea era nell'aria.

 

L'apparente efficienza degli autocrati nel garantire crescita e influenza globale ai loro Paesi contrastava con le rivolte anti establishment in America, Gran Bretagna, Francia, Italia che mettevano in dubbio la capacità di reazione delle democrazie.

 

Xi Jinping e Vladimir Putin

Non è diverso il concetto formulato da Xi Jinping un anno fa: «L'Oriente è in ascesa e l'Occidente in declino», ha detto il leader cinese che in autunno punta a un terzo mandato - senza precedenti dai tempi di Mao - da segretario del partito. Non si comprendono le scelte dei grandi dittatori di questo secolo senza la loro convinzione di essere dalla parte giusta della storia. Come dice Ruan Zongze del ministero degli Esteri di Pechino: «Chi rappresenta i trend del futuro dovrebbe diventare la forza che guida».

TRAFFICO FUORI DAL PORTO DI SHANGHAI

 

Non è trascorso molto tempo da queste dichiarazioni, eppure sembrano di un'era passata. I loro autori sono ancora nei palazzi del potere, ma le certezze recenti sembrano invecchiate di colpo di fronte a una realtà che corre più forte. Lo fa sui campi di battaglia dell'Ucraina. Lo fa nel porto di Shanghai, paralizzato dai diktat di Xi nel tentativo di reprimere la variante Omicron del Covid. Lo fa nei mercati di Istanbul dove le illusioni di onnipotenza di un altro dittatore, Recep Tayyip Erdogan, vengono spazzate via da uno tsunami di inflazione.

 

Una donna in quarantena a Shangai

Gli ultimi giorni hanno consegnato ai grandi autocrati dati economici che riflettono impietosamente i loro evitabili errori. In aprile 45 città cinesi, circa metà della seconda economia mondiale secondo Gavekal Dragonomics, erano bloccate in vari lockdown per volere di Xi Jinping. Il commercio al dettaglio nel mese è crollato dell'11%, la produzione di automobili del 41%, i nuovi progetti edili del 44% e anche la crescita dell'export è ormai meno di un terzo di quella di un anno fa.

 

XI JINPING VLADIMIR PUTIN - VIGNETTA DI GIANNELLI

La segregazione di centinaia di milioni di operai e impiegati costa cara. A Xi non resterà che istigare ancora più debito per investimenti inutili - ponti sul nulla, grattacieli per sempre vuoti - per avvicinare gli obiettivi di crescita. Del resto l'avvicinarsi del ventesimo congresso del partito comunista in autunno rende l'autocrate nervoso: se il rito si consumasse mentre là fuori Omicron imperversa, forse l'opposizione interna a Xi rialzerebbe la testa.

 

Tutti sanno già ciò che l'uomo forte di Pechino non può dire: i vaccini cinesi sono arretrati, impotenti contro Omicron, dunque non resta che la repressione più cieca. Ma anche i suoi devastanti effetti sociali stanno costando all'autocrate malumori e credibilità. Che del resto qualcosa di simile accada anche a Putin lo dicono già solo i dati.

putin erdogan con la finta gelataia

 

Di 21 impianti per la produzione di auto in Russia oggi solo uno funziona normalmente - della cinese Haval - mentre gli altri mancano di pezzi o di investitori esteri e in aprile la vendita di modelli nuovi è collassata del 79% su un anno prima.

 

Gabbie per le strade a Shangai

Le sanzioni occidentali non saranno perfette, ma mordono e l'economia crollerà tre volte più che con la pandemia. Intanto in Turchia la lira in nove mesi ha perso metà del suo valore sul dollaro e l'inflazione in aprile sfiora il 70% per un semplice motivo: Erdogan si era illuso di poter licenziare una serie di banchieri centrali che lo richiamavano alla necessità di una stretta monetaria.

putin erdogan

 

Credeva di poter fare da sé e ora dovrà assumersi la responsabilità per il caos che ne segue. I problemi di Xi, Putin e Erdogan sono naturalmente diversi fra loro, ma un filo sommerso li lega: i tre hanno compiuto scelte catastrofiche per le loro economie, perché affetti dalla cecità di chi non è esposto a portatori di idee diverse dalle proprie. Perché magari la democrazia sarà anche «in declino», ma anche l'autocrazia non si sente molto bene.

I Big White a ShangaiStraniero a Shangai forza il blocco 7

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?