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TREMENDAMENTE TREVI - ASPRA BATTAGLIA TRA AZIONISTI E CDA DELLA SOCIETÀ DI COSTRUZIONI. I TREVISANI HANNO CHIESTO LA REVOCA DEL BOARD, CHE MINACCIA: ''IL SALVATAGGIO DELLA SOCIETÀ È A RISCHIO''. IL PIANO PREVEDE UN AUMENTO DA 130 MILIONI, LA CONVERSIONE DI 310 MILIONI DI DEBITO BANCARIO, NUOVE LINEE DI CREDITO PER 52 MILIONI E L'ALLUNGAMENTO DEL DEBITO AL 2024

Camilla Conti per www.ilgiornale.it

 

Trevi Group, ad Trevisani

Mentre il settore delle costruzioni aspetta il polo «di sistema» messo in cantiere dal tandem Salini Impregilo-Cdp, si fa più aspra la battaglia tra azionisti e cda di Trevi. La famiglia Trevisani, che controlla la società di ingegneria di Cesena attraverso la Trevi Holding (Thse), ha chiesto la convocazione di un'assemblea per revocare il consiglio di amministrazione. Ma lo stesso board ieri ha ribattuto a muso duro: le ragioni della richiesta sono «Del tutto infondate e contraddittorie» nonché «potenzialmente idonee a pregiudicare la messa in sicurezza» dell'azienda impegnata in un complesso piano di ristrutturazione.

 

Come si è arrivati a questo punto dello scontro? Qualche settimana fa Trevi Holding ha ottenuto dal Tribunale il via libera a richiedere la convocazione dell'assemblea della controllata Trevifin per la revoca dei suoi amministratori che secondo la famiglia avrebbe generato un «deficit di legittimità» nella manovra finanziaria messa a punto dal cda per salvare il gruppo schiacciato da 700 milioni di euro di debiti. Ovvero avrebbe travalicato la delega conferitagli a luglio 2018 dall'assemblea.

stefano trevisani

 

Il piano prevede un aumento da 130 milioni, la conversione di 310 milioni di debito bancario, nuove linee di credito per 52 milioni e l'allungamento del debito al 2024. La cassaforte dei Trevisani si trova in concordato preventivo, non può indebitarsi per l'aumento, dunque rischia di dover cedere il controllo dell'azienda di cui oggi possiede il 32,7 per cento. In particolare, Thse contesta l'azzeramento del capitale esistente, motivando l'affondo anche con la «doverosa salvaguardia degli interessi dei creditori e dei piccoli azionisti».

 

Per salvare Trevi, la Cassa Depositi & Prestiti (al 16,85%) e Polaris (al 10%) sono pronte a intervenire, forti di un accordo con le banche creditrici. E si sono schierate dalla parte del cda che ora ha conferito mandato ai propri legali di approfondire la responsabilità di Thse e degli amministratori della società che ne sono espressione e ha anche disposto l'avvio «delle opportune attività istruttorie volte all'approfondimento di taluni elementi della richiesta» della holding, fissando una nuova riunione entro il 15 luglio.

 

trevi costruzioni

Nella stessa seduta il board intende approvare i bilanci 2017 e 2018, adottare «ulteriori determinazioni funzionali» al piano di salvataggio e convocare l'assemblea per l'approvazione dei bilanci e la nomina del nuovo consiglio che sostituirà quello in scadenza. La guerra tra i soci e il consiglio rischia insomma di allungare oltremisura i tempi del salvataggio e di spalancare le porte delle procedure concorsuali, complicando il rilancio di un gruppo da 7mila dipendenti. E gli effetti pesano anche sull'andamento del titolo in Borsa: le azioni Trevi Finanziaria Industriale hanno chiuso ieri in Piazza Affari in flessione dell'1,78% a 0,24 euro; ma la perdita negli ultimi sei mesi è ormai prossima al 20 per cento.

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