mustier jean pierre unicredit

UNICREDIT? ''DUECREDIT!'' - MUSTIER ACCELERA IL PIANO DI SCISSIONE DELLE ATTIVITÀ ESTERE, ANCHE SE NEL CDA ALCUNI NON SONO D'ACCORDO: IL PIANO PREVEDE LO SCORPORO DALLA HOLDING ITALIANA QUOTATA A MILANO DELLE ATTIVITÀ ESTERE E LA SUCCESSIVA QUOTAZIONE DELLA SUBHOLDING PANEUROPEA A FRANCOFORTE. COSA ACCADREBBE SE QUESTA SI AGGREGA CON UN'ALTRA BANCA EUROPEA? IL 50% DELLA HOLDING ITALIANA (CHE SI DOVRÀ CIUCCIARE MPS) SI DILUIREBBE IN MISURA RILEVANTE

 

Alessandro Graziani per ''Il Sole 24 Ore''

 

UniCredit prova ad accelerare i tempi del progetto di scissione delle attività estere del gruppo. Preannunciato ufficialmente a dicembre 2019 in sede di presentazione del nuovo business plan quadriennale, il piano di divisione in due di UniCredit non avrebbe ancora il consenso unanime del board. Ma il ceo Jean Pierre Mustier, stando a indiscrezioni di fonti finanziarie, sarebbe orientato a portarlo all' approvazione del cda entro la fine dell' anno.

 

Mustier

L' ultimo schema dell' operazione, secondo tre diverse fonti contattate da Il Sole 24 Ore, prevede lo scorporo dalla holding italiana quotata a Milano delle attività estere del gruppo e la successiva quotazione della subholding paneuropea - tramite un' Ipo che potrebbe riguardare fino al 49-50% del capitale - alla Borsa di Francoforte. Secondo le indiscrezioni, anche la divisione corporate & investment banking (Cib) basata a Monaco di Baviera confluirebbe nella subholding. Con l' Ipo che avverrebbe attraverso la cessione delle azioni delle attività estere, la holding italiana incasserebbe risorse che ne aumenterebbero i ratios patrimoniali.

 

Contattato, un portavoce di UniCredit ha risposto «no comment» alle indiscrezioni.

Fin qui i contorni del progetto che in più occasioni Mustier ha detto di valutare per migliorare i rating di gruppo e per ridurre il costo del funding ai fini Mrel, beneficiando delle migliori condizioni di finanziamento in Germania e Austria. A inizio anno il ceo aveva precisato che la subholding avrebbe avuto sede in Italia e non sarebbe stata quotata in Borsa. Ma più fonti ora indicano che l' Ipo a Francoforte sarebbe il secondo passo della scissione.

JEAN PIERRE MUSTIER

 

Per riuscire a far approvare il progetto dal consiglio di amministrazione, Mustier dovrà convincere quella parte del board che vede nella scissione l' inizio dello smantellamento del gruppo. La subholding tedesca, quotata a Francoforte, avrebbe ovviamente un proprio consiglio di amministrazione autonomo e sarebbe vigilata, oltre che da Bce, anche dalla Bafin. Ma soprattutto, si chiedono alcuni consiglieri, cosa accadrebbe se e quando la subholding estera dovesse decidere di procedere a un' aggregazione con un' altra banca europea? Fatalmente, la quota del 50% della holding italiana nella subholding si diluirebbe in misura rilevante.

 

E le attività italiane dell' attuale UniCredit Group resterebbero fuori dal perimetro del polo bancario paneuropeo che avrebbero sede in Germania. D' altro canto, ritengono invece i sostenitori del progetto, con la scissione la holding italiana verrebbe ricapitalizzata e potrebbe procedere con maggiori risorse ad eventuali aggregazioni in Italia (Mps? BancoBpm?) per provare ad avvicinare le dimensioni raggiunte da Intesa Sanpaolo dopo l' operazione Ubi.

 

Comunque vada a finire, la decisione sul piano di scissione è di portata strategica per il gruppo e c' è chi nel board in scadenza riterrebbe più opportuno rinviare il dossier al nuovo cda che si insedierà ad aprile 2021.

 

La dialettica sul progetto all' interno del cda di UniCredit, che torna a riunirsi oggi martedì 13 ottobre, è in ogni caso destinata a proseguire nelle prossime settimane e si incrocia con la delicata scelta del nuovo presidente che, così come era accaduto in occasione del precedente rinnovo, il cda vorrebbe designare e cooptare già entro novembre 2020. Come capita nelle public company in cui è il board uscente a proporre la lista dei nuovi amministratori, il chairman designato parteciperebbe alla fase finale di scelta del nuovo cda e del ceo.

VITTORIO GRILLI

 

Seguendo le best practices delle public company internazionali, UniCredit ha affidato a una società di head hunter (il dossier è seguito da Giovanna Galli di Spencer Stuart) la selezione dei profili di candidati interni ed esterni per la presidenza.

 

 

Stando alle indiscrezioni, nella rosa finale dei nomi figurano due interni all' attuale board (Lamberto Andreotti e Stefano Micossi) e alcuni esterni: Ignazio Angeloni, Claudio Costamagna, Vittorio Grilli, Lucrezia Reichlin e Domenico Siniscalco. Il prescelto dovrà formare il ticket con il futuro ceo. Si dice che Mustier, tuttora candidato numero uno per la carica di ceo, preferisca una figura come quella della Reichlin, ex consigliere di amministrazione di UniCredit, accademica e più complementare a Mustier rispetto a quella di un banchiere.

 

Si vedrà a breve quali saranno le valutazioni che intende fare in materia il board di UniCredit che, se approvasse in tempi rapidi anche il progetto di scissione (addirittura prima della scelta del nuovo presidente), esprimerebbe di fatto anche un "voto di fiducia" sulla conferma dei pieni poteri al Governo Mustier.

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)