ignazio visco daniele franco banca popolare di bari

VISCO INFERNO – GLI ADVISOR LEGALI E FINANZIARI CONSIGLIAVANO, DA MESI, IL COMMISSARIAMENTO DELLA POPOLARE DI BARI, CHE SEMBRAVA ALMENO DA GIUGNO INEVITABILE. MA ALLORA PERCHÉ LA VIGILANZA DI BANKITALIA HA ASPETTATO TUTTO QUESTO TEMPO? – LA PARTITA SI INTRECCIA CON LA NOMINA DI DANIELE FRANCO A DIRETTORE GENERALE, CHE QUALCUNO POTREBBE VOLER FAR SALTARE…

Alessandro Barbera per “la Stampa”

IGNAZIO VISCO

 

Roma, ieri. Nelle sale barocche del Quirinale è l' ora degli auguri di fine anno. C' è la Roma dei palazzi che contano, politici, giudici, alti funzionari. E c' è il governatore di Banca d' Italia Ignazio Visco, nel vortice per la vicenda della Popolare di Bari. Fra gli invitati non si parla che di questo e del destino della legislatura.

 

banca popolare di bari 3

«Chi ci attacca fa errori di fatto e di diritto», dichiara Visco in un' intervista al Financial Times. Eppure fra gli advisor legali e finanziari che si sono avvicendati attorno all' ultima grande banca del Sud il commissariamento era auspicato da mesi. Secondo quanto risulta a La Stampa da tre fonti diverse, fra Roma e Bari la decisione era attesa sin da giugno, quando ormai era chiaro che il tentativo di unire l' istituto pugliese ad altre realtà più piccole con una norma ad hoc di incentivo fiscale non avrebbe funzionato.

L'INTERVISTA DI IGNAZIO VISCO AL FINANCIAL TIMES

 

Al netto delle rassicurazioni fatte dai vertici al management, a ottobre la decisione era valutata come «inevitabile». Nel frattempo, a fine luglio, il presidente Marco Jacobini - uno dei principali artefici del dissesto - aveva lasciato le redini della banca al nipote Gianvito Giannelli con il voto dell' assemblea dei soci.

 

marco jacobini 1

Perché la vigilanza abbia atteso così tanto per risolvere il pasticcio di Bari non è chiaro.

fabio panetta ignazio visco

Di certo nella maggioranza e nel governo c' è irritazione per quanto accaduto nelle ultime due settimane, quando sono iniziate a filtrare le iniziative della magistratura contro i vertici e il salvataggio della banca si è fatto urgente.

 

Spiega un' autorevole fonte di governo Pd che chiede di restare anonima: «Non c' è dubbio che a via Nazionale si siano mossi con lentezza. Ma quando il commissariamento è diventato inevitabile ci è stato sollecitato il decreto». In una riunione riservata della maggioranza convocata una settimana prima della decisione - era venerdì 6 dicembre - si inizia a discutere concretamente di aprire la rete pubblica alla banca, senza alcuna certezza sulle decisioni di Banca d' Italia.

 

giuseppe conte roberto gualtieri mes

Ci sono Conte, Gualtieri, Di Maio, Dario Franceschini, Roberto Speranza, il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera. È possibile che il presidente del Consiglio e il ministro del Tesoro siano avvertiti di un provvedimento imminente, fatto è che il renziano Luigi Marattin, spalleggiato da Pd e Cinque Stelle, vincola il decreto di salvataggio all' atto preventivo di via Nazionale. La polemica innescata da Renzi e Di Maio allarma Bankitalia, a quel punto preoccupata all' idea che il commissariamento senza garanzie statali provochi il panico fra i risparmiatori.

LUIGI DI MAIO MATTEO RENZI

 

Il resto è storia recentissima. Una settimana dopo - è venerdì 13 - il governo vara un complicato intervento attraverso Invitalia e Mediocredito Centrale che Conte aveva negato fino a poche ore prima. Spiega ancora la fonte di governo Pd: «Al netto delle responsabilità della vigilanza, è innegabile che qualcuno stia soffiando sul fuoco per far saltare la nomina di Daniele Franco a direttore generale di Banca d' Italia».

 

daniele francoELIO LANNUTTI

Franco, fino a qualche mese fa Ragioniere generale dello Stato, aveva rinunciato alla conferma dopo molti confronti muscolari con i Cinque Stelle su vari provvedimenti di spesa. Nonostante questo, a valle dell' indicazione di Fabio Panetta a membro italiano del board della Banca centrale europea, Franco è tuttora il candidato naturale alla poltrona di numero due dell' Istituto. La scelta del nuovo presidente della Commissione di inchiesta sulle banche sarà la cartina di tornasole del clima che si respira nei Palazzi: ieri il leader dei Cinque stelle Di Maio ha annunciato il «passo di lato» del senatore Elio Lannutti.

luigi di maio elio lannutti ignazio visco fabio panettaluigi di maio elio lannuttibanca popolare di bari 7CARLA RUOCCO ELIO LANNUTTIBANCA POPOLARE DI BARI ignazio viscoBANCA POPOLARE DI BARI

Ultimi Dagoreport

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…