piero di lorenzo irbm

''A GENNAIO CI SARÀ IL VACCINO IN FARMACIA'' - PIERO DI LORENZO (IRBM): ''ARRIVERANNO MILIONI DI DOSI, LA COPERTURA ENTRO POCHI MESI SARÀ BUONA. SUPPONGO CHE IN ITALIA STIANO PENSANDO A VACCINARE PRIMA IL PERSONALE SANITARIO, QUINDI LE FORZE DELL'ORDINE E CHI LAVORA NELLE SCUOLE. POI I PIÙ ANZIANI E CHI HA PATOLOGIE PREGRESSE - COL VACCINO NON SI GUADAGNA, SARÀ VENDUTO A PREZZO DI COSTO, 2-3 EURO A DOSE. E SERVIRÀ ECCOME, VISTO CHE CI VUOLE POCHISSIMO A FAR TORNARE L'EPIDEMIA''

Pietro Senaldi per ''Libero Quotidiano''

 

piero di lorenzo

La salvezza si chiama ChAdOx1. È il nome del vaccino anti-Covid che la multinazionale farmaceutica inglese AstraZeneca sta sperimentando con la collaborazione della Oxford University e l' Irbm di Pomezia. «In autunno, quando si spera che invaderà il mondo, l' antidoto sarà probabilmente stato ribattezzato» scherza Piero Di Lorenzo, il presidente dell' Irbm, l' istituto italiano di ricerca, specializzato in scienza biomedicale e chimica organica, che ha dato un contributo importante nella messa a punto della magica pozione in grado di renderci immuni dal Coronavirus che a oggi ha ucciso ufficialmente 650mila persone nel mondo. Anche se è probabile che il numero sia notevolmente più alto.

 

La più importante rivista scientifica al mondo, Lancet, ha appena certificato che la realizzazione del vaccino procede a passi svelti e i risultati spingono all' ottimismo. «Il ChAdOx1 è stato già sperimentato con successo su mille pazienti. Ora siamo alla fase 3, con il test su diecimila persone. Se tutto andrà bene, è lecito prevedere che a fine settembre possa partire la produzione su larga scala».

 

Di Lorenzo non ama fare il passo più lungo della gamba. Sa che l' argomento è delicatissimo e non vuole illudere con false promesse. Diffida della stampa, lamenta che più volte Irbm è stata attaccata giornalisticamente da chi non distingue un' aspirina da una mentina, però ha la voce sicura e rilassata di chi, dopo intenso sforzo, intravede la meta.

 

irbm science park pomezia

«Lo studio ha dimostrato che tutti i volontari che hanno partecipato alla sperimentazione hanno sviluppato una buona produzione di anticorpi. La risposta immunitaria è stata promettente e non si sono evidenziate controindicazioni significative, se non qualche mal di testa o raffreddore, che sono andati via appena sono stati trattati con le cure standard, ovverosia il paracetamolo».

 

Presidente, quando si potrà acquistare il vaccino in farmacia?

«Ci auguriamo che la sperimentazione possa finire entro settembre. A quel punto per produrre e commercializzare su larga scala serve il via libera delle agenzie regolatorie che, visto che siamo in presenza di una pandemia terribile, sono certo che taglieranno tutti i tempi burocratici e daranno l' autorizzazione nel tempo strettamente necessario per analizzare con la giusta severità i risultati scientifici. Una volta che il ChAdOx1 sarà stato validato, partirà la prima distribuzione delle dosi».

 

Quando potrò andare in farmacia e comprarlo?

elisa granato si fa iniettare la prima dose di vaccino contro il coronavirus

«Penso che i governi prima organizzeranno la vaccinazione delle categorie più a rischio.

Quindi le prime dosi in commercio ci saranno dall' inizio dell' anno prossimo».

Si scatenerà una ressa per accaparrarsele

«Arriveranno milioni di dosi, la copertura entro pochi mesi sarà nel complesso buona».

Chi le produrrà?

«AstraZeneca, che ha una capacità organizzativa, oltre che economica, incredibile. Si sta organizzando per produrre in tutto il mondo».

 

AstraZeneca è inglese, il timore è che noi italiani, pur avendo avuto un ruolo importante nella messa a punto del vaccino, dovremo metterci in fila

«Non accadrà, perché Speranza è riuscito a inserirsi nel gruppo di testa dei ministri della Salute che hanno gestito le prenotazioni con AstraZeneca. Ci siamo noi, gli olandesi, i francesi e i tedeschi. Possiamo stare certi che il nostro Paese avrà una corsia preferenziale nella distribuzione dei vaccini».

 

Qual è la capacità di fuoco di AstraZeneca?

«È impegnata a produrre due miliardi di dosi di vaccino entro giugno 2021. Praticamente è in grado di immunizzare mezzo mondo in meno di dodici mesi».

Dodici mesi possono essere pochi, ma anche tanto lunghi

«Sono certo che la multinazionale saprà organizzare una distribuzione equa e solidale, riservando attenzione prima ai luoghi più esposti al contagio e alle categorie più a rischio».

E in Italia come andrà?

astraZeneca

«Non è competenza mia decidere, ma suppongo che in Italia stiano pensando a vaccinare prima il personale sanitario, quindi le forze dell' ordine e chi lavora nelle scuole. Poi la fascia di popolazione più anziana e chi ha patologie pregresse che, a contatto con il Covid-19, possono provocare la morte».

Il vaccino sarà prodotto anche da Irbm?

«Noi siamo un Centro di ricerca e produrre su vasta scala non è la nostra vocazione. Ma, se la situazione lo richiederà, abbiamo assicurato al presidente di Astra Zeneca e al ministro Speranza che siamo a disposizione. Siamo in grado di produrre fino a trenta milioni di dosi l' anno».

 

È un bell' affare: quanti soldi si guadagneranno con il vaccino?

«In questa fase neppure un centesimo. L' antidoto verrà commercializzato al prezzo del costo industriale, quindi a duo o tre euro. Non verrà caricato un solo euro per la proprietà intellettuale. Il ritorno sarà tutto d' immagine».

Com' è stato possibile arrivare al vaccino in così poco tempo?

vaccino coronavirus

«Siamo partiti avvantaggiati. Il vaccino nasce da due expertise già testate sull' uomo. Dopo due settimane da che la Cina ha postato su internet il sequenziamento del virus, l' istituto Jenner, che studia la famiglia dei Coronavirus da diciotto anni, era già riuscito a sintetizzare il gene della proteina Spike, già testata in occasione della preparazione del vaccino anti-Mers».

 

Che c' è di italiano nel vaccino?

«La seconda expertise, ovverosia la nostra, che abbiamo purificato e caratterizzato l' adenovirus, cioè il veicolo che si carica sulle spalle il gene della proteina Spike depotenziato, e lo immette nel corpo. Lo avevamo già fatto ai tempi del vaccino anti-Ebola, del quale abbiamo prodotto un milione di dosi. È una copertura indispensabile, che consente un lento rilascio del virus».

 

Presidente, ma c' è ancora bisogno del vaccino, oggi gli ospedali sono vuoti?

«Certo che c' è bisogno. Innanzitutto la situazione è sotto controllo in Europa, tant' è che in Inghilterra ci sono così pochi contagiati che addirittura si rischia che la carica virale non sia sufficiente per concludere la sperimentazione di fase 3, ma non nel resto del mondo. E poi anche qui bisogna stare attenti: se abbassi la guardia, ci impieghi tre settimane a tornare alla situazione di questa primavera. Guardi cosa succede nei Paesi balcanici o in Catalogna, dove sono alle prese con un ritorno importante del virus».

 

Noi in Italia l' abbiamo sconfitto ma stiamo reimportando...

«È vero, noi abbiamo quasi spento il virus a livello nazionale. I nuovi focolai sono di gente che torna dall' Est o arriva dall' Africa. E poi la storia degli immigrati, scoperti positivi e messi in quarantena, che sono scappati e si sono dati alla macchia sul territorio è inquietante. Almeno come quella del manager veneto che ha rifiutato il ricovero».

la mappa dei nuovi focolai

Dovremo fare il callo alle pandemie?

«Temo di sì. È uno dei lati brutti della globalizzazione. Oggi basta che un virus esploda in un villaggio africano che è già in tutto il mondo, perché ora che la malattia si manifesta tra le capanne, due abitanti si saranno spostati nella capitale, dove avranno incontrato asiatici, europei o americani che con l' aereo in poche ore possono portare l' infezione dall' altra parte del pianeta. Ma mi lasci togliere un sassolino dalla scarpa».

 

Prego, presidente...

«Voi giornalisti dovreste aiutare a capire, spesso invece cercate lo scoop e avete così voglia di trovarlo che scambiate una banalità per una notizia. Un giornale suo concorrente mi ha attaccato violentemente perché la Regione Lazio aveva finanziato un nostro studio sullo Zika, il virus che si è sviluppato soprattutto in Brasile, ironizzando sul fatto che i contribuenti del Lazio pagavano le ricerche per i brasiliani. Non ci vuole molto a capire che tra Rio e Roma ci sono dieci ore di volo; e si vola tutti i giorni».

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