DEMENZA? MEGLIO SENZA – AVERE UNA VISIONE POSITIVA DELLA VITA POTREBBE RIDURRE IL RISCHIO DI SVILUPPARE DEMENZA SENILE – LO RIVELA UN NUOVO STUDIO: LIVELLI PIÙ ELEVATI DI OTTIMISMO SONO COLLEGATI A UN RISCHIO INFERIORE DEL 15% DI DECLINO COGNITIVO – IL MOTIVO? LE PERSONE OTTIMISTE TENDONO AD AVERE “RISPOSTE IMMUNITARIE PIÙ FORTI”, LIVELLI PIÙ ALTI DI ANTIOSSIDANTI, MENO STRESS E RELAZIONI SOCIALI PIÙ SOLIDE, TUTTI FATTORI ASSOCIATI A UN INVECCHIAMENTO CEREBRALE PIÙ SANO - L’OTTIMISMO NON È ESCLUSIVAMENTE UN TRATTO FISSO: PUÒ ESSERE SVILUPPATO ATTRAVERSO ESERCIZI MENTALI E TERAPIE...
Sintesi dell’articolo da www.studyfinds.com
Avere una visione positiva della vita potrebbe non solo migliorare il benessere generale, ma anche ridurre il rischio di sviluppare demenza. È quanto emerge da un ampio studio guidato dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health, che ha seguito oltre 9.000 persone anziane per un periodo fino a 14 anni.
I risultati indicano che livelli più elevati di ottimismo sono associati a un rischio significativamente inferiore di demenza. In particolare, “ogni aumento significativo dell’ottimismo è stato collegato a un rischio inferiore del 15%”, con una protezione ancora maggiore tra i soggetti più ottimisti rispetto a quelli meno fiduciosi nel futuro.
Lo studio, pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society, ha analizzato adulti sopra i 70 anni inizialmente privi di segni di declino cognitivo, utilizzando il Life Orientation Test-Revised per misurare l’ottimismo. Nel corso della ricerca, 3.027 partecipanti hanno sviluppato demenza.
Gli autori sottolineano che l’associazione resta valida anche considerando variabili come età, salute, depressione e fattori socio-demografici. Inoltre, i risultati sono stati coerenti tra diversi gruppi etnici, un elemento rilevante in un campo dove spesso emergono differenze.
Un punto chiave riguarda la natura dell’ottimismo: “non è un tratto fisso”, ma può essere sviluppato attraverso esercizi mentali e terapie. Da qui la domanda centrale dei ricercatori: se può essere appreso, “può anche contribuire a prevenire la demenza?”.
Lo studio ha anche escluso la cosiddetta “causalità inversa” — cioè che sia il declino cognitivo a ridurre l’ottimismo — mostrando che i risultati restano invariati anche eliminando i casi più precoci.
Sul piano biologico, diverse ipotesi potrebbero spiegare il legame: gli ottimisti tendono ad avere “risposte immunitarie più forti”, livelli più alti di antiossidanti, meno stress e relazioni sociali più solide, tutti fattori associati a un invecchiamento cerebrale più sano.
Pur senza stabilire un rapporto di causa-effetto definitivo, i ricercatori indicano che, in assenza di cure efficaci per la demenza, strategie preventive come la promozione dell’ottimismo meritano maggiore attenzione. “La possibilità che qualcosa di così fondamentale come il nostro atteggiamento verso il futuro possa influenzare la salute del cervello” — osservano — “merita uno studio molto più approfondito”.







