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IL CEROLI (MARIO) E’ SEMPRE PIU’ BLU – A QUASI 80 ANNI L’ARTISTA TORNA CON UNA MOSTRA A PIETRASANTA DI GRANDI SCULTURE: “LAVORO PERCHE’ HO ANCORA VOGLIA DI DIVERTIRMI” – “ROMA È LA CITTÀ PIÙ BELLA DEL MONDO ANCHE SE E’ RIDOTTA A UN IMMONDEZZAIO” – IL RICORDO DI PAOLO VILLAGGIO E IL FILM DI PATRONI GRIFFI – VIDEO

 

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Luca Beatrice per Il Giornale

 

«Lavoro perché ho ancora tanta voglia di divertirmi». E per un uomo alle soglie degli ottant' anni sono parole che valgono più di qualsiasi intricata dichiarazione di poetica. Mario Ceroli, protagonista fin degli anni '60, torna con una mostra di grandi sculture e installazioni realizzate in tempi recenti. È a Pietrasanta, alla galleria Flora Bigai (dal 15 luglio a metà settembre), occasione rara perché Ceroli è esigente, ama fare ciò che vuole, nessuna inclinazione al compromesso.

 

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Camicia bianca, jeans vita bassa, cintura con fibbia in stile biker, Ceroli parla con ironia e serietà dei suoi lavori. Annunciazione del terzo millennio, realizzata alle soglie del 2000, suona come premonitrice della disgregazione attuale; l' Angelo sterminatore, a metà tra Castel Sant' Angelo e Luis Bunuel, è una figura minacciosa e allarmante, quasi a voler riportare un po' di ordine nel nostro mondo confuso. Se queste due grandi sculture in legno, trattato con alchimia, bruciato, colorato, riassemblato, potrebbero far pensare a un Ceroli quasi «politico», altrove si alleggerisce, inserendo la foglia d' oro che ci riporta a una visione più calma della realtà, eppure mai pacificata. È L' Italia che dorme, il Bel Paese disteso come su un letto, che narcisisticamente contempla la propria bellezza, al punto che il vanto gli impedisce di svegliarsi dal troppo lungo torpore.

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Oppure Con l' acqua alla gola, pensata per Venezia: stiamo affogando ma in qualche modo ce la faremo.

 

Nato in un paesino dell' Abruzzo, Mario Ceroli è Roma, «la città più bella del mondo, seppur ridotta a un immondezzaio». Quella Roma degli anni '60 che fu una realtà internazionale unica, sola sponda verso l' America, in un incrocio costante tra arte, cinema, letteratura, teatro, vita sociale. Consuetudine che tutti gli intellettuali entrassero in contatto, sviluppassero progetti comuni.

 

I tempi sono cambiati, ma Ceroli continua a vivere la Capitale uscendo ogni notte fino all' alba, per locali e night. Passeresti ore ad ascoltare i suoi racconti - si commuove ricordando l' amico Paolo Villaggio - ma poi riprende con la consueta grinta, giusto per avvertirti che le parole sono importanti e bisogna fare attenzione a usarle. «Una volta un giornalista mi definì uno scenografo. Lo denunciai e vinsi la causa».

 

Perché il teatro gli ha permesso di ampliare, al punto di vista spaziale, le dimensioni della sua scultura. Un' esperienza condivisa con i più grandi del 900, da Picasso a Mirò, da Léger alla Goncharova. Sui palchi di lirica e prosa, Ceroli ha realizzato opere meravigliose; per non parlare del cinema, a cominciare dal film di culto Addio fratello crudele di Giuseppe Patroni Griffi. L' età dell' oro del cinema italiano.

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Come tutti gli artisti veri, però, crede che il presente e il futuro, «almeno i prossimi vent' anni», siano più importanti, quelli che riserveranno altre sorprese.

 

E così continua a sperimentare, disegnare, produrre, con l' atteggiamento da ragazzo, di chi non teme certo di andare al cuore del problema. Da qui la scelta di evitare l' esposizione di opere storiche, il contrario di quell' atteggiamento conservativo tipico di chi vive di rendita. A Pietrasanta, nella città della scultura, Ceroli si presenta con una mostra di eccezionale impatto visivo, nel segno dell' energia e della voglia di mettersi sempre in discussione. «Flora Bigai se la meritava proprio, ha lasciato decidere tutto a me, senza battere ciglio. Ho avuto la libertà di divertirmi e far divertire il pubblico, è questo che dà senso all' arte».

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